legge contro l’omofobia: una priorità!

13 Settembre, 2009

imagesL’aggressione ad un ragazzo gay, consumatasi a Firenze il 9 settembre, proprio alla fine di una fiaccolata contro l’omofobia, rappresenta l’ennesimo vile attacco alla comunità omosessuale in poche settimane. Dopo le aggressioni a Roma e a Napoli, che solo per miracolo non hanno avuto esiti tragici, eccoci di nuovo a dover condannare un gesto di violenza inspiegabile, avvenuto in una delle città che si è sempre dimostrata fra le più tolleranti d’Italia. Sono ormai mesi che le associazioni a difesa dei diritti degli omosessuali denunciano un pesante clima intimidatorio, e, tuttavia, gli episodi di violenza continuano a scandire le pagine di cronaca sempre più spesso. È necessario reagire con forza e determinazione contro questa deriva omofobica che si sta pericolosamente diffondendo in tutto il paese, ed è per questo che ho voluto esprimere personalmente la mia solidarietà al presidente dell’Arcigay di Firenze, affinché la comunità gay sappia di non essere sola nella sua battaglia per il riconoscimento dei diritti e nella lotta a ogni forma di discriminazione. E poi dobbiamo in Parlamento fare di tutto per ottenere finalmente la legge contro l’omofobia.


Licenziare è una scelta strategica?

19 Marzo, 2009

images4Torno a parlare della gravissima crisi che sta attraversando Eutelia e le sue migliaia di lavoratori: questa vicenda di lavoro coinvolge la vita quotidiana di centinaia di famiglie ed il tessuto lavorativo di una intera città come Arezzo.

Un avvenimento terribile ed allo stesso tempo esemplificativo della nostra realtà lavorativa nazionale; una vicenda di quelle di cui non mi dimenticherò mai e sulle quale farò di tutto per portare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzione.

La scorsa settimana i vertici dell’azienda hanno presentato un piano industriale di 110 pagine che conferma come hanno scritto “un eccesso di 1950 unità lavorative” utilizzate nel settore It e la volontà di cedere i contratti informatici sottoscritti per l’80%.

Le scelte strategiche del gruppo prevedono la cessione del settore informatico del gruppo e un maggiore impegno in quello delle comunicazioni, le dismissioni di una parte dei dipendenti e il ricorso a provvedimenti previsti per aziende in difficoltà.

In sostanza si abbandona un settore che fino a poco tempo fa era ritenuto strategico e sul quale si era puntato molto anche attraverso una campagna di acquisizioni societarie. 


Lavoratori di Eutelia non siete soli!!!

13 Gennaio, 2009

imagesLa drammatica vicenda Eutelia si sta concludendo nel peggiore dei modi: la decisione dei vertici di dismettere il comparto IT e la ricerca di acquirenti per spezzettare e vendere questo importantissimo ramo di azienda in un  settore altamente specializzato come questo mi amareggia profondamente. Dei duemila e quattrocento lavoratori in possesso di un’elevata professionalità per mille ed ottocento  è stata già avanzata la richiesta di messa in mobilità e rischiano adesso di perdere definitivamente il lavoro, senza avere nessuna alternativa e dopo che nel giugno scorso fu  siglato, per il rilancio di questa azienda, il più grande contratto di solidarietà firmato in Italia. In questo momento delicato dobbiamo tutti rimboccarci le maniche in difesa dei lavoratori e delle loro famiglie: le istituzioni non possono e non devono abbandonare questa importante realtà industriale e devono assumere una funzione propositiva, catalizzatrice e di “spinta economica” per il rilancio dell’azienda. Il Pd, io e i tanti amici e colleghi di Partito abbiamo ascoltato nei giorni passati i rappresentati sindacali dell’azienda insieme con Fio e Fiom nazionali. Qui voglio rassicurare i lavoratori che ancora una volta si sono caricati sulle spalle il peso economico, psicologico e sociale di una crisi da loro subita e certamente non causata: non vi lasceremo soli.


da un giro nelle aziende del grossetano: la crisi è già più che palpabile

26 Novembre, 2008

images13Per due giorni, insieme al Segretario provinciale del Pd di Grosseto Marzio Scheggi e all’Assessore al lavoro della Regione Toscana, Gianfranco Simoncini, mi sono incontrato con i dirigenti di alcune aziende e le rappresentanze dei lavoratori della provincia di Grosseto. Ci siamo recati alla Vemar, alla ex Mabro, alla Nuova Solmine, alla Tioxide, alla Dayco, alla Vemar Helmets, al salumificio Bechelli, alla Scarlino Energia, aziende di un territorio che va dalla costa fino all’Amiata. A Follonica e Grosseto ho partecipato ad incontri pubblici nei quali sono intervenuti lavoratori di altre aziende, come la Riboplast e una rappresentanza della Lucchini di Piombino. Il quadro emerso è veramente preoccupante. Alla fine dell’anno scadranno tanti contratti a termine, interinali che fra le altre cose non godono neppure degli ammortizzatori sociali come la cassa integrazione. Alcune aziende visitate lamentano cali di produzione fino al 60%. Tutti dati allarmanti che le poche risorse che il governo ha messo a disposizione (600 milioni di euro) per la prevista cassa integrazione da sola non potrà reggere. A rischio ci sono centinaia di posti di lavoro anche delle tante piccole aziende che vivono con l’indotto delle più grandi. La situazione anche in Toscana è pesante e rischia di farsi grave nelle prossime settimane. Le risposte del governo, in finanziaria, sono assolutamente inesistenti per il cuore dei problemi – salari e pensioni – ed inadeguate, se non addirittura sbagliate le poche che ci sono, penso alla “carta dei poveri” e alla detassazione degli straordinari. Con ancora più forza da questi incontri emerge l’efficacia e l’adeguatezza delle proposte del Pd, che esamineremo nelle prossime ore al Senato, in sede di discussione della finanziaria. In particolare, occorre un intervento per sostenere i redditi più deboli con la detassazione a partire dalla prossima tredicesima degli stipendi e delle pensioni; per ampliare anche ai lavoratori con contratti a termine o interinale, le garanzie di tutela quando questi perdono il posto di lavoro; per sostenere le aziende per quanto riguarda l’accesso al credito bancario che oggi, per tante piccole e medie aziende, si è bloccato; per investimenti nell’infrastrutturazione materiale ed immateriale. Tutto questo per tamponare la crisi e farci trovare pronti quando lo scenario internazionale sarà più roseo. E’ stato un giro importante perché ho rivisitato le stesse aziende viste in campagna elettorale. Con loro mi sono impegnato a tornare fra qualche settimana per vedere da un lato lo sviluppo della crisi e, in generale, per garantire un corretto e proficuo rapporto tra il management di quelle aziende e i lavoratori e il loro rapporto con gli eletti.


un’altra intesa unitaria, anche con l’Associazione delle imprese

24 Novembre, 2008

Ecco un’altra notizia, dopo l’assemblea unitaria dei sindacati pensionati di Firenze e lo sciopero generale unitario di Massa Carrara, in controtendenza ed assolutamente importante. I sindacati confederali del settore tessile unitariamente e la Federazione delle imprese del settore moda aderente a Confindustria hanno firmato un protocollo d’intesa per fronteggiare la crisi. Come si vede la controtendenza segnata da questa intesa è addirittura duplice: da un lato l’unità delle confederazioni sindacali e dall’altra, addirittura, la firma pattizia tra le tre sigle sindacali e l’Organizzazione che rappresenta le imprese. Questo è un buon segno; speriamo, ora, che anche sugli artigiani si possa registrare una firma di tutte le organizzazioni. Tornando al sistema moda c’è da osservare, prima di tutto, un problema di metodo: l’intesa va esattamente nel senso più volte auspicato dal Pd, vale a dire la necessità che per fronteggiare la crisi e le sue nefaste conseguenze si ricerchi, innanzitutto, il concorso solidale di tutte le parti sociali. Almeno questo bisognerebbe, sempre e con caparbietà, provare a realizzare. Esattamente l’opposto di come si sta muovendo il Governo che ricerca la divisione sindacale come condizione, quasi preliminare, del suo agire. Il merito, poi, assume grande rilevanza perché le parti avanzano al Governo quattro proposte per gestire la crisi che avanza a grandissimi passi. Basti pensare che quest’anno sono a rischio, nel settore, 30000 posti di lavoro e altrettanti l’anno prossimo. Le quattro proposte riguardano l’aumento del reddito disponibile delle persone, attraverso una riduzione dell’Irpef, al fine di incentivare i consumi; il sostegno alle imprese, alle quali non deve venir meno il credito bancario e che dovrebbero essere aiutate con sgravi per chi sceglie di investire in prodotti eco-sostenibili; l’intensificazione della lotta alla contraffazione; la difesa dell’occupazione, attraverso l’uso di una parte del fondo europeo per la globalizzazione (destinato ai lavoratori tessili) per ricollocare e riqualificare chi dovesse perdere il posto di lavoro.


lo sciopero generale unitario di Massa Carrara

20 Novembre, 2008

images9Ieri si è svolto lo sciopero generale unitario – che fosse unitario è un’altra buona notizia, dopo quella dell’assemblea dei pensionati di lunedì; vuol dire che in Toscana il tessuto unitario tiene ancora – della provincia di Massa Carrara. Vi avevo già riferito della situazione produttiva ed occupazionale della Provincia, parlando, in particolare, della Eaton e della volontà dell’azienda di chiudere il sito produttivo. 350 lavoratori che non sanno che fine faranno. Ma i problemi nella provincia sono anche altri: i Nuovi Cantieri Apuani che tutte le Istituzioni ed il sindacato stanno tentando in tutti i modi di difendere da una riconversione di cui non si sente il bisogno; la Ica di Pallerone che ha avviato la procedura di liquidazione con la messa sul lastrico di 85 dipendenti in maggioranza donne. E poi vi sono i problemi dell’Italcementi e del comparto del marmo, per non parlare dei rischi che corre l’assetto produttivo con l’aggravarsi della crisi. Sciopero generale, dunque, molto partecipato, per chiedere che nessuno si tiri fuori dalla gestione della crisi. Ci vogliono risposte innanzitutto dal governo nazionale, ma anche gli enti locali e le regioni devono proseguire nel loro impegno per promuovere lo sviluppo di un territorio che non può prescindere dalle attività manifatturiere.


assemblea unitaria di Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil di Firenze – un’occasione mancata per la politica

17 Novembre, 2008

Questa mattina ho partecipato ad una iniziative a Firenze nella sala dei Dugento del Comune promossa dai tre sindacati confederali dei pensionati. Due cose positive e una assai negativa, sono il risultato di questa iniziativa. Quelle positive riguardano, innanzitutto, il carattere unitario di quell’assemblea. Di questi tempi è cosa di grandissima importanza e segna che vi sono tutte le condizioni per mantenere unito il sindacalismo confederale, basta volerlo davvero e basta stare al merito delle questioni che interessano i lavoratori e i pensionati. E questo è proprio la seconda positività di questa mattina. La relazione del segretario della Fnp Mauro Scotti, infatti, e le conclusioni del segretario dello Spi Daniele Bettarini sono state assolutamente in sintonia, hanno evidenziato la gravità della situazione che attraversano i pensionati oggi, a partire dai grandi problemi di reddito che rendono sempre più difficile l’arrivare alla fine del mese, dalle preoccupazioni per i tagli alla spesa sociale, specie alla sanità e le proposte concrete per rispondere a tali problemi. Proposte, per altro, che riprendono la piattaforma unitaria di Cgil, Cisl, Uil del novembre dell’anno scorso. La cosa negativa è che l’iniziativa era stata voluta per incontrare i 51 parlamentari toscani di tutti i gruppi e dialogare con loro proprio di questi temi. In sostanza, i sindacati dei pensionati volevano che si concretizzasse, in generale, un fondamento della democrazia e,in particolare, un dialogo fra politica e forze organizzate della società. Un modo, dico io, almeno per accorciare le distante, che temo si stiano allargando, tra la politica e le persone in carne ed ossa, i problemi e le ansie che percorrono le famiglie. Ebbene c’ero solo io. Ero l’unico parlamentare presente!


Caritas: la povertà anche in Toscana

20 Giugno, 2008

I dati del Dossier Caritas 2008 sulla povertà in Toscana meritano attenzione e riflessione. Anche in una regione economicamente importante come questa, infatti e nella quale le politiche sociali sono tra le migliori del territorio nazionale, questi dati dimostrano che il fenomeno esiste, è consistente e che rispetto ad esso nessuno può girare la testa per non vederlo.Sono passati quest’anno per gli 88 centri d’ascolto dell’organizzazione della regione circa 20 mila e 200 utenti. Dati alla mano (link dossier), oltre l’80 % di essi è formato da immigrati con un alto titolo di studio e disoccupati, in gran parte dalla Romania e dalla Somalia, mentre la restante percentuale di italiani che si sono rivolti all’organismo della CEI è composta soprattutto da anziani e pensionati – questi ultimi infatti sono il 12 % tra i nostri compaesani ed appena l’1 % tra gli stranieri. Tuttavia la percentuale dei giovani nei dati generali di quest’anno si fa più elevata – per la fascia 19-24 anni si è passati dal 9,5 al 11,2 % – rispetto agli anni passati, mentre la fascia d’età più rappresentata resta quella tra i 25 ed i 44 anni. La differenza di genere è minima – 50,4 % donne e 49,6 % uomini. Nonostante in Toscana la situazione non sia tra le peggiori, sono in aumento le richieste d’aiuto soprattutto nell’area di Firenze e Prato. Le cause della nuova povertà sono molteplici: dalla disoccupazione – per il 72,5 % degli assistiti – a lavori poco qualificati, in nero o malpagati; da condizioni abitative precarie – affitti troppo esosi, subaffitti, impossibilità di pagare mutui lievitati alle stelle – alla totale assenza di strutture assistenziali e inclusive, senza dimenticare il forte rischio della solitudine. In una parola, è tutto il sistema del welfare italiano a vacillare, tanto che l’identikit del “nuovo povero” toscano e, più in generale, italiano, corrisponde soprattutto ad un anziano solo. Ma attenzione, il quadro delle povertà è assai più complesso e investe fasce di popolazione e di famiglie che anche solo pochi anni orsono non erano coinvolte. Sto parlando sostanzialmente di quel fenomeno di scivolamento in basso di strati sociali che possono passare dalla povertà relativa alla povertà assoluta, o anche che possono entrare per la prima volta nella fascia di povertà relativa. In sostanza, anche la Toscana, dove il cambiamento sul welfare è stato marcato, rende ancora più evidente la necessità generale di una forte innovazione in grado di traguardare il vecchio sistema di welfare, fondato sull’assetto produttivo e sociale fordista, a un nuovo stato sociale, incardinato sulla persona, in particolare su quella più debole ed esposta. Temo che il nuovo governo abbia intenzioni “leggermente diverse da queste”.