Questa mattina il gruppo Pd del Senato ha indetto una conferenza stampa, presenti Anna Finocchiaro e Walter Veltroni, nella quale abbiamo dato conto della battaglia che abbiamo iniziato per cambiare il decreto 112. Abbiamo in particolare illustrato il principale emendamento che presentiamo teso a colmare una lacuna del governo – eufemismo – impostativa del decreto. E cioè proponiamo di stanziare cinque miliardi a favore del lavoro dipendente. E’ scandaloso infatti che la vera manovra di politica economica del governo, rappresentata proprio da questo decreto, non preveda nulla per aumentare il reddito di chi lavora. Questa maggioranza sembra pensi a tutto – in realtà si è occupata solo degli interessi del suo Capo – tranne agli stipendi falcidiati dall’inflazione, una vera e propria tassa che si abbatte come una mannaia in particolare sui redditi da lavoro. Tenete conto che stanno per iniziare le ferie e classicamente, la ripresa è condizionata da una impennata dei prezzi. C’è quindi da aspettarsi che a settembre la situazione delle spese delle famiglie si aggraverà ulteriormente. Proponiamo, quindi, un intervento rilevante per aumentare le detrazioni per la produzione del reddito – voce fiscale riferita solo al lavoro dipendente – e un incentivo fiscale per le quote di salario frutto della contrattazione di secondo livello. Per questa via, tra l’altro, lo Stato svolgerebbe una funzione positiva di sostegno al difficile negoziato tra le parti sociali per definire un nuovo protocollo del 23 di luglio. Nella conferenza stampa abbiamo anche parlato delle due brutture rappresentate dai due famosi emendamenti sui precari e l’assegno sociale. Prendiamo atto della retromarcia del governo, frutto della reazione provocata nell’opinione pubblica. Detto ciò, poiché “una tutta giusta” la maggioranza non la fa – è più forte di loro – anche la riscrittura degli emendamenti stessi è sbagliata, perché nel primo caso resta palese la incostituzionalità e, nel secondo, siamo in presenza di una vera e propria norma razzista. Ci ritornerò…..
le controproposte del Pd sul decreto 112
30 Luglio, 2008Un altro decreto che non fa del bene….
16 Luglio, 2008
Ieri abbiamo (meglio dire: hanno) approvato un ennesimo decreto legge. Questa volta si tratta del n. 97, un insieme di disposizioni in materia di monitoraggio e trasparenza della spesa pubblica e di fisco. Cose difficili da spiegare e che non “scaldano” i cuori della stragrande maggioranza dei cittadini, ma che incidono comunque su persone e imprese, su scelte di politica economica e sulla macchina pubblica. E’ un provvedimento che tratta, quindi, più cose. Vorrei darvi conto di tre questioni lì trattate. La prima riguarda il sostanziale svuotamento del credito d’imposta, cosa che penalizza gli investimenti delle aziende nel mezzogiorno e, per questa via, in particolare il sud, ma anche l’intero paese, la sua capacità di crescita e di sviluppo. Si cancella uno strumento che ha dimostrato la sua efficacia e si reintroduce, sostanzialmente, un vecchio pallino di Tremonti (2002) che ha già dimostrato la inadeguatezza, poiché basato su un tetto di spesa annuale, su un sistema a rubinetto che impone limiti alla fruizione dei benefici, comporta oneri burocratici e spese per le imprese che vogliano accedervi e, infine, che determina una pesante ingerenza politico-amministrativa nelle libere scelte delle imprese. La seconda riguarda la volontà del Governo di smantellare alcuni strumenti di contrasto all’evasione e al lavoro nero. In che altro modo si spiegano, infatti, l’eliminazione della responsabilità solidale del committente, con l’appaltatore, oppure l’attenuazione o il rinvio degli adempimenti in materia di salute e sicurezza, testando qui le idee del Ministro del lavoro, di cui vi ho già ampiamente detto? Infine, una vera e propria perla! Una “normetta” – qui si che qualche cuore si scalda – con la quale si toglie il tetto agli stipendi dei manager pubblici. Cioè, mentre il Governo, fissa l’inflazione programmata all’1,7%, meno della metà di quella rilevata dall’Istat, per non parlare di quella percepita dai cittadini che fanno la spesa tutti i giorni, con le conseguenze nefaste per i salari, stipendi e pensioni dell’universo mondo, libera da ogni tetto la retribuzione – com’è noto, spesso “assai scarsa” – per alcuni che stanno già nelle grazie (o che si vuole “conquistare”) di chi governa. Che ne dite? Alice, un’amica, risponderebbe: n’ce se crede!
Anche l’Ocse certifica che in Italia si lavora di più e si guadagna meno
7 Luglio, 2008
L’indagine Ocse pubblicata in questi giorni ha purtroppo evidenziato, nero su bianco, una realtà che i lavoratori italiani conoscono fin troppo bene. A salari e stipendi bassi (più bassi della media Ocse di quasi il 20% e del 17% rispetto all’area Euro) corrispondono un numero di ore lavorate molto elevate. Se si considera, poi, il salario in termini di potere di acquisto reale le cose vanno ancora peggio. A questa non rosea situazione di stipendi e salari vanno poi aggiunti i dati che riguardano la scarsa occupazione femminile che nel nostro paese coinvolge solo il 46% contro una media Ocse del 57% ed una media dei paesi area Euro del 59%. Che dire, per un governo che avesse davvero a cuore i problemi del paese ci sarebbe da rimboccarsi le maniche….invece l’agenda di chi ci governa non prevede in alcun modo di occuparsi di questa vera e propria emergenza nazionale rappresentata da salari e pensioni. Un’ultima annotazione per il ministro Sacconi che confonde spesso produttività con il lavorare di più. Spero che la lettura e i dati Ocse lo convincano che lavorare di più non significa aumentare la produttività (vedi detassazione degli straordinari!!)
Umiltà cercasi
5 Luglio, 2008
Senza voler tirare nessuno per la “giacchetta”, e meno che mai il Governatore della Banca di Italia Mario Draghi, è innegabile che questi durante l’audizione di giovedì scorso presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato si sia espresso abbastanza nettamente sulla manovra. Fortunatamente per Tremonti, Draghi nella sua analisi ha prospettato dei buoni correttivi che si potrebbero operare su questa manovra: combattere l’inflazione (e non ignorarla), far ripartire la produttività tagliando le tasse sugli stipendi – per restituire reddito disponibile alle famiglie – e sulle imprese – per sviluppare con l’investimento la ricerca e lo sviluppo. Non mi aspetto che il Ministro, colpito da un alito divino di umiltà, colga tali suggerimenti; di più non mi meraviglierebbe affatto vederlo tirar dritto sulla Robin Tax, il cui costo purtroppo sarà sopportato dai consumatori, o sulla Banca del Sud, che sarà una futura draga danaro come a suo tempo lo fu la Cassa del Mezzogiorno. Purtroppo, temo, che non vi sia peggior sordo di chi non vuol sentire.
Produttività ferma + inflazione in corsa = salari al palo.
30 Giugno, 2008Anche per Confindustria sia nel 2008 che 2009 ci sarà un rallentamento dell’occupazione, retribuzioni reali al palo per colpa del caro energia e un PIL fermo. Purtroppo è la fotografia di un paese economicamente immobile. Scorrendo il rapporto del Centro Studi mi ha lasciato perplesso il fatto che consideri opportuno un coefficiente di inflazione programmata all’1,7% che sostanzialmente è la premessa ad un ulteriore indebolimento di stipendi e salari. Ad ogni modo auspico che nel secondo semestre di quest’anno la produttività – il problema più grande che ha l’Italia e che accomuna lavoratori ed imprenditori – riesca ad aumentare nonostante le fantasiose linee politiche di sviluppo del Governo Berlusconi e del Ministro Scajola. Così come mi auguro che il negoziato tra le parti sociali per una nuova struttura della contrattazione e delle relazioni industriali possa portare a soluzione la grande emergenza del paese: i salari!
Sulle prime misure del governo
23 Maggio, 2008
L’incontro tra Governo e parti sociali di martedì scorso e le misure varate dal primo Consiglio dei Ministri mercoledì meritano un minimo di approfondimento, sollevano qualche legittimo dubbio e una critica d’impianto. Partiamo dalla casa e dall’imposta comunale (ici) che, voglio ricordare per dovere di cronaca, fu già cancellata per il 40% delle famiglie italiane meno abbienti dal precedente Governo. Su questo punto due considerazioni: la prima riguarda la reale priorità di tale intervento, anche in considerazione del fatto, come ho già detto, che sull’Ici si era già intervenuti. Ma c’è di più. Non v’è traccia di nessun aiuto agli affittuari, specie se giovani. Viceversa questo sarebbe stato un versante meritevole di grande attenzione, essendo note a tutti le drammatiche difficoltà che incontrano coloro che non hanno la fortuna di possedere una casa di proprietà, insisto, specie se giovani che intendono rendersi autonomi dalla famiglia, o di costruirne una propria. La seconda è conseguente alla prima. Vale a dire che la priorità oggi è una manovra fiscale sui salari e sulle pensioni. Sarebbe stato socialmente più rilevante impiegare i fondi necessari per eliminare questa imposta (circa 2,5 mld di Euro) per dare 400 Euro di detrazione fiscale a 6,5 milioni di pensionati o lavoratori dipendenti di fascia bassa. Tralascio, poi, i dubbi relativi al fatto che- se le minori entrate per i comuni, legate alla cancellazione dell’Ici, non verranno poi ripianate da un trasferimento da parte dello Stato centrale – i comuni stessi saranno costretti, per prima cosa, a tagliare i servizi ai cittadini. Tralascio, perché mi rifiuto di pensare che il Governo possa fare uno “scherzo” simile al sistema delle Autonomie locali. Sui mutui l’accordo tra governo e Abi per la loro rinegoziazione è positivo perché obbliga le banche a rivedere le condizioni di quelli a tasso variabile e può essere considerata un ulteriore passo nella direzione già tracciata da Bersani con le famose “lenzuolate”. Detto questo, temo però che al riguardo si sia fatta un po’ di confusione mediatica. Infatti, come anche ribadito dalle associazioni dei consumatori, i vantaggi sembrano essere più rilevanti per gli istituti bancari che per le famiglie, le quali devono, infatti, essere consapevoli che ciò che non viene pagato in più oggi nella rata dovrà essere comunque pagato a fine mutuo caricato degli interessi. In sostanza, qualora il tasso medio attuale dovesse rimanere su questi livelli o aumentare, il mutuo rinegoziato manterrebbe una rata fissa ma subirebbe un periodo di restituzione più lungo. Niente più di una dilazione. Sulla detassazione degli straordinari ho già scritto più volte come la penso. Uno dei problemi principali dell’Italia ha un nome preciso ed è produttività. Questa operazione sugli straordinari, oltreché riguardare una platea limitata di lavoratori, peraltro con esclusione incomprensibile di quelli pubblici – solo apparentemente mitigata dall’estensione della detassazione all’insieme dei premi aziendali – non va certo nella direzione di un aumento della produttività. In più impiega risorse economiche che potrebbero essere, diversamente, utilizzate per incentivare ed estendere la contrattazione di secondo livello, unica vera soluzione moderna al tema dell’incremento della produttività. Infine, una domanda al Governo: i salari degli operai e degli impiegati quando e come pensa di aumentarli davvero riducendo le tasse sugli stipendi?
Pubblicato da achillepas
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