22 Ottobre, 2009
In questi giorni è iniziata una campagna di presidi della CGIL, volta a dare più visibilità possibile alle problematiche del mondo del lavoro, a tutte le lavoratrici e i lavoratori di ogni categoria, che in questi lunghi mesi stanno soffrendo le tragiche conseguenze della crisi economica. Per un intero mese, dal 19 ottobre al 13 novembre, i lavoratori di tutto il paese si incontreranno nelle piazze di Roma, per protestare contro la pessima gestione della crisi da parte del governo.
Questa mattina sono andato a porgere il mio saluto al presidio di Piazza Barberini a Roma e, soprattutto, a portare tutta la mia solidarietà ai lavoratori del Lazio, Piemonte, Val d’Aosta, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trento e Bolzano, che rappresentavano con la loro presenza le migliaia di donne e di uomini di quelle regioni che si stanno battendo per la difesa del proprio posto di lavoro.
Spero che a questo punto il governo, piuttosto che andare dietro alla ormai celebre boutade di Tremonti sul posto fisso, si occupi finalmente, come tutti i governi del mondo, della crisi, delle sue implicazioni in termini di occupazione e di prospettive produttive, di dare coperture più solide e soprattutto universalistiche a chi oggi perde o rischia di perdere il posto di lavoro e, in generale, decida di sostenere i redditi da lavoro e da pensione, perché ve ne è un gran bisogno e perché ciò può determinare il necessario rilancio della domanda.
Spero anche che i media decidano di occuparsi stabilmente del tema lavoro e non solo episodicamente quando la cronaca lo impone magari per dar conto di forme di lotta eclatanti come quelle alle quali assistiamo da qualche mese, peraltro esse stesse figlie del silenzio assordante sulle condizioni di occupazione che la crisi ha determinato.
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Pubblicato da achillepas
1 Aprile, 2009
C’è chi tutela e chi no Noi intendevamo stabilire regole finalizzate alla garanzia di tutele, loro vogliono limitare gli obblighi e ridurne le rispettive sanzioni. Insomma la nostra esigenza era ed è garantire misure ed interventi adeguati a tutelare la vita, la salute e l’integrità fisica dei lavoratori e quella di costruire una coscienza collettiva diffusa sulla sicurezza nel lavoro. Sui loro obiettivi non voglio esprimermi. Il T.U. sul sicurezza del lavoro – emanato lo scorso anno dal Governo Prodi – verrà modificato per non dire stravolto: il governo intende infatti modificare circa la metà degli articoli. In alcuni casi si tratta di revisioni di carattere formale, in altri invece le modifiche sono di tipo culturale e politico. Di questo si è discusso venerdì scorso durante un lungo Consiglio dei Ministri. Innanzi tutto tra le altre modifiche, credo sia grave aver cancellato, tra le ipotesi di sospensione dell’attività, il riferimento alle violazioni in materia di orario di lavoro e di riposi. E’ preoccupante l’indebolimento della rappresentanza dei lavoratori attraverso una differente ripartizione delle somme del Fondo previsto dall’art. 52 del decreto 81; ed incomprensibile lo stravolgimento delle norme sulla sorveglianza sanitaria in cui c’è un incomprensibile ritorno al passato sulla gestione della cartella sanitaria e di rischio. Deleterie, perché in contrasto con le garanzie di tutela, appaiono poi le modifiche che riguardano la valutazione dei rischi per cui le apparenti semplificazioni formali possono potenzialmente avere invece conseguenze sostanziali, incidendo sul livello di certezza di applicazione delle regole. Assurdo e pericoloso risulta l’affidamento della certificazione della correttezza dei sistemi di gestione in materia di salute e sicurezza da parte degli enti bilaterali e delle Facoltà di Diritto del lavoro. Tale certificazione deve essere affidata allo Stato o, come avviene in tutto il mondo, ad autorità in materia. Sugli appalti attendo prima esprimere una valutazione. E comunque si conferma il principio per il quale il governo nel propagandare l’obiettivo di venire incontro alle aziende, rischia (o punta?) di premiare quelle non virtuose. Per quanto riguarda le sanzioni, alla conferma dell’ipotesi di arresto obbligatorio (da 4 ad 8 mesi) nel caso di mancata valutazione del rischio nei settori più pericolosi, fa da contraltare una diffusa riduzione dell’entità delle sanzioni.
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Pubblicato da achillepas
28 Febbraio, 2009
Ho una lunga esperienza nel sindacato: vi ho passato – a servizio dei lavoratori – oltre trenta anni della mia vita. Ho avuto grandi maestri dai quali ho imparato tanto e che mi hanno insegnato a non essere impulsivo. Cautela, prudenza e attenzione.
Tre parole che chiunque si sia impegnato per difendere i diritti dei lavoratori conosce benissimo. Tre parole che richiamano il solo ed universale concetto che dovrebbe essere alla base di tutti i rapporti umani e quindi anche il faro per la rotta da seguire nei rapporti lavorativi e tra le tutte le parti sociali: il rispetto.
Il rispetto per il collega che lavora al proprio fianco. Il rispetto per il proprio datore di lavoro. Il rispetto per tutti gli individui – utenti, consumatori e semplici cittadini – che compongono la nostra società Posso assicurare a chiunque che le organizzazioni sindacali sono sempre state molto attente a conciliare il diritto di sciopero – riconosciuto ai lavoratori dalla nostra Carta Costituzionale – con il diritto degli utenti – ed in genere delle persone – di usufruire di servizi regolari e di non subire disagi.
Discutere insieme e confrontarsi per aggiustare qualcosa dell’attuale normativa sul diritto di sciopero è legittimo e doveroso; per i lavoratori e per i cittadini utenti. Introdurre per delega forzature che limitano poteri e prerogative, è un’altra questione e francamente non è accettabile.
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Pubblicato da achillepas
4 Dicembre, 2008
La Cgil ha avviato una campagna, davvero molto bella, contro la discriminazione razziale che mi sento di sottoscrivere in pieno. La campagna si chiama “Io ci sto. Stesso sangue, stessi diritti” e chiama in causa la naturale uguaglianza biologica di tutti gli uomini, da cui deve altrettanto naturalmente discendere una eguaglianza nei diritti fondamentali tra italiani e stranieri: diritto al lavoro, alla stessa retribuzione, alla sicurezza sui luoghi di lavoro; stesso diritto di accesso ai servizi sociali e sanitari e alla formazione; diritto di cittadinanza e di voto.
La campagna è fatta di manifesti, che già si comincia a vedere per le strade e da opuscoli che ritraggono una serie di coppie di identiche immagini, ad ognuna delle quali è abbinata una frase che richiama la suddetta uguaglianza biologica di tutti gli esseri umani: “La pelle ha tanti colori. Il sorriso uno solo”, oppure “La pelle ha tanti colori. Il sangue uno solo”.
Spero che all’appello aderiscano in tantissimi, affinché si riesca a realizzare una società che sia contro il razzismo e le discriminazioni, per una società di eguali, interculturale e rispettosa delle differenze.
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Pubblicato da achillepas
13 Novembre, 2008
I fatti di oggi culminati con il tentativo di occupare la sede nazionale della Federazione lavoratori della conoscenza della cgil è un fatto molto grave. La giovane età di chi ha messo in atto queste azioni non li derubrica certo dalla definizione di squadrismo. Per tornare a episodi simili bisogna infatti andare indietro nella storia, al ventennio fascista. Riflettano costoro sulla portata delle loro azioni e sappiano di assumersi la responsabilità di fomentare un clima assai pericoloso. Domani ci sarà una imponente manifestazione e nessuno può pensare di disturbarla in alcun modo. Anche le forze dell’ordine devono operare per garantire il libero e democratico diritto di manifestare.
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Pubblicato da achillepas
3 Novembre, 2008
Ero in piazza alla manifestazione della Funzione pubblica della Cgil. Purtroppo non c’era tutto il sindacato confederale e questo è un problema molto serio. Si è rotto, così, anche quel fronte unitario – il pubblico impiego – che anche in tempi passati assai bui nei rapporti fra le Confederazioni, aveva retto l’urto della rottura. Speriamo che ora tenga almeno l’unità dei sindacati scuola. Dopo la magnifica manifestazione di giovedì scorso, alla quale abbiamo partecipato con uno striscione “le senatrici e i senatori del Pd”, una rottura anche lì sarebbe ancor più sciagurata visto il grande movimento che è in campo per difendere la scuola e l’università dai tagli e dalla dequalificazione ulteriore e che ha bisogno di un protagonismo unitario anche dei sindacati degli insegnanti e del personale non docente. Perché ero in piazza oggi? Perché penso che l’aumento salariale proposto dal Governo non sia sufficiente e che le politiche, o le chiacchere, che il Ministro mette in campo siano inadeguate e offensive per chi lavora davvero, vale a dire la stragrande maggioranza del pubblico impiego. Lo dico con molto e sincero rispetto per opinioni diverse e soprattutto consapevole del fatto che le rotture sindacali fra le Confederazioni hanno sempre motivazioni plurime, generali e legate alla singola vicenda, nonché di analisi dei rapporti di forza e delle prospettive più ravvicinate o a medio termine che sono di fronte al movimento sindacale, che non spetta certo a me giudicare. Né tantomeno mi voglio avventurare in “analisi del sangue” sull’autonomia di ciascuno che, per esperienza, lasciano il tempo che trovano. Dico solo che, per quanto mi riguarda, continuo a pensare che all’unità non vi sia alternativa e che spero che da questa crisi si ritrovino – questa volta, come in altre epoche e situazioni – le ragioni profonde dello stare insieme.
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Pubblicato da achillepas
15 Ottobre, 2008
Non c’è niente da fare. E’ più forte di lui. Neppure le sconfitte storiche che subisce consigliano al Ministro Sacconi ad una qualche cautela. La debacle della battaglia che lo vide protagonista – in compagnia di quel mai rimpianto dai suoi stessi colleghi, Presidente di Confindustria d’allora – ingaggiata nel 2002 sull’articolo 18 e la più recente sconfitta personale sulla vicenda Alitalia, non gli sono, infatti, bastate. Imperterrito inizia, ora, un’altra campagna, questa volta contro il diritto di sciopero. Guardate, cambia di volta in volta il tema ma la sostanza è sempre la stessa: attaccare le regole che presiedono il mondo del lavoro. Questa volta mette in discussione, perfino, norme costituzionalmente garantite. Per la verità, da anni la sua “attenzione” è rivolta spasmodicamente, in particolare, alle regole che, direttamente o indirettamente, coinvolgono il ruolo, la funzione, la rappresentanza sindacale. La ricerca, poi, dello scontro con la Cgil rappresenta l’essenza stessa del suo operare. Va bè. Prendiamo atto di questa vera e propria patologia e attrezziamoci a dargli un altro dispiacere.
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Pubblicato da achillepas