Il 21 ottobre abbiamo svolto in Aula un dibattito importante sugli infortuni sul lavoro. L’occasione, per una volta, non c’era data da qualche lavoratore morto in una città, o in un’altra, bensì dalla prima relazione intermedia sull’attività svolta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro. Un lavoro unitario importante, seppur svolto in un contesto nel quale il Governo è intervenuto con atti che hanno messo seriamente in discussione un quadro legislativo che il Governo Prodi aveva positivamente delineato con il testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Un lavoro unitario che ha prodotto, per esempio, un’importante iniziativa emendativa della Commissione allorquando il Governo licenziò quell’obbrobrio di norma – di cui vi parlai allora – che deresponsabilizzava i manager d’azienda in caso di incidenti gravi (la cosiddetta norma salva-manager). Ricorderete che intervenne anche il Presidente della Repubblica per denunciare la pericolosità di quella norma… Un lavoro unitario che, in generale – e questa è il risultato più importante e duraturo, sul quale andare ancora più avanti nel lavoro della Commissione – ha contribuito a diffondere la cultura della sicurezza sul lavoro che è una condizione decisiva per combattere proficuamente il fenomeno.
La relazione della Commissione sugli infortuni
10 Novembre, 200911 ottobre giornata dedicata alla sicurezza sul lavoro
13 Ottobre, 2009
Domenica ricorreva la giornata dedicata alle morti e agli infortuni sul lavoro. Ancora una volta, come in altri importanti momenti della sua presidenza, il Presidente della Repubblica ha fatto sentire la sua voce forte ed autorevole su questa vera e propria piaga sociale. Centinaia di morti bianche e migliaia di infortuni, spesso invalidanti in modo grave, anche quest’anno – anche se c’è da registrare una positiva flessione rispetto all’anno precedente – dimostrano quanto sia necessario che questo tema sia fortemente, costantemente (e non solo quando si verificano incidenti eclatante) al centro dell’attenzione di tutti e di un impegno di tutti per ricercare le soluzioni più idonee. I terreni dell’iniziativa concreta sono davvero molteplici e vanno oltre il protagonismo delle sole forze sociali, peraltro assolutamente decisivo e al contrasto di un approccio pericoloso del governo al tema sicurezza sul lavoro, in totale controtendenza all’impegno politico e normativo, importante ed innovativo, del Governo Prodi, che aveva fatto fare un salto di qualità alla lotta alle morti bianche e agli infortuni. Penso al terreno culturale, ancora così marginale nella vita sociale del nostro paese. Basti pensare a quanto, troppo spesso, lo sguardo dei cittadini, di fronte ad una impalcatura palesemente irregolare, si volti dall’altra parte. Il dovere della legalità, il senso civico, anche su un tema come questo, marca un’insufficienza assai colpevole. Questo chiama in causa, certamente, responsabilità generali antiche, ma rifuggendo da questo comodo alibi, ci sono cose che si possono e si devono fare subito. Penso, in particolare, ad un protagonismo del nostro sistema scolastico, fin’ora praticamente assente, che potrebbe rivelarsi decisivo a rendere coscienza civica comune l’attenzione alle condizioni di lavoro, alla sicurezza degli impianti, al rispetto delle norme.
Cancellino la norma salva manager
21 Aprile, 2009
L’articolo 15bis del testo unico sulla sicurezza appena varato dal Ministero del lavoro non è un incidente di percorso, come prova a dire il ministro Sacconi. E’ l’esempio lampante della volontà di questo governo di cancellare ogni garanzia in materia di diritti e sicurezza sul lavoro. L’articolo prevede la possibilità di assoluzione per i vertici aziendali citati in giudizio per incidenti sul lavoro, nel caso in cui sia accertata la responsabilità dell’operaio. E come se non bastasse, la norma ha un effetto retroattivo, quindi potrebbe compromettere anche l’andamento del processo per la strage alla Thyssenkrupp di Torino, nella quale morirono sette operai. È necessario, dunque, cancellare quell’articolo per risancire gli obblighi del datore di lavoro previsti dall’articolo 2087 del codice civile, secondo cui è dovere dello stesso datore di lavoro garantire le norme di sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori all’interno della propria azienda. Inoltre, tale misura è assolutamente incoerente rispetto alla delega prevista dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro approvata nel 2007 dal governo Prodi, in cui si faceva riferimento a “norme integrative e correttive”, visto che una simile modifica va a colpire quelli che sono aspetti sostanziali per la tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro, togliendo ogni responsabilità al datore di lavoro, riducendo le pene pecuniarie e detentive per i manager, e colpendo pesantemente gli articoli 5, 9 e 13 dello Statuto dei lavoratori.
Rispetti il governo l’allarme che il Presidente della Repubblica ha lanciato su quest’articolo – dimostrando per l’ennesima volta una sensibilità enorme al tema sicurezza sul lavoro – e provveda a cancellarlo.
C’è chi tutela e chi no
1 Aprile, 2009
C’è chi tutela e chi no Noi intendevamo stabilire regole finalizzate alla garanzia di tutele, loro vogliono limitare gli obblighi e ridurne le rispettive sanzioni. Insomma la nostra esigenza era ed è garantire misure ed interventi adeguati a tutelare la vita, la salute e l’integrità fisica dei lavoratori e quella di costruire una coscienza collettiva diffusa sulla sicurezza nel lavoro. Sui loro obiettivi non voglio esprimermi. Il T.U. sul sicurezza del lavoro – emanato lo scorso anno dal Governo Prodi – verrà modificato per non dire stravolto: il governo intende infatti modificare circa la metà degli articoli. In alcuni casi si tratta di revisioni di carattere formale, in altri invece le modifiche sono di tipo culturale e politico. Di questo si è discusso venerdì scorso durante un lungo Consiglio dei Ministri. Innanzi tutto tra le altre modifiche, credo sia grave aver cancellato, tra le ipotesi di sospensione dell’attività, il riferimento alle violazioni in materia di orario di lavoro e di riposi. E’ preoccupante l’indebolimento della rappresentanza dei lavoratori attraverso una differente ripartizione delle somme del Fondo previsto dall’art. 52 del decreto 81; ed incomprensibile lo stravolgimento delle norme sulla sorveglianza sanitaria in cui c’è un incomprensibile ritorno al passato sulla gestione della cartella sanitaria e di rischio. Deleterie, perché in contrasto con le garanzie di tutela, appaiono poi le modifiche che riguardano la valutazione dei rischi per cui le apparenti semplificazioni formali possono potenzialmente avere invece conseguenze sostanziali, incidendo sul livello di certezza di applicazione delle regole. Assurdo e pericoloso risulta l’affidamento della certificazione della correttezza dei sistemi di gestione in materia di salute e sicurezza da parte degli enti bilaterali e delle Facoltà di Diritto del lavoro. Tale certificazione deve essere affidata allo Stato o, come avviene in tutto il mondo, ad autorità in materia. Sugli appalti attendo prima esprimere una valutazione. E comunque si conferma il principio per il quale il governo nel propagandare l’obiettivo di venire incontro alle aziende, rischia (o punta?) di premiare quelle non virtuose. Per quanto riguarda le sanzioni, alla conferma dell’ipotesi di arresto obbligatorio (da 4 ad 8 mesi) nel caso di mancata valutazione del rischio nei settori più pericolosi, fa da contraltare una diffusa riduzione dell’entità delle sanzioni.
ad un anno da quel tragico 7 dicembre 2008
8 Dicembre, 2008
Un anno fa l’opinione pubblica impattava drammaticamente con la tragedia della Thyssen. Una grande emozione è corsa in tutto il Paese. Diciamo che, insieme ai forti richiami del Presidente della Repubblica che fin dal suo discorso d’insediamento di fronte alle Camere, per la prima volta dopo tanti anni nei quali la denuncia sugli incidenti sul lavoro era purtroppo appannaggio quasi esclusivo del sindacato – i media relegavano le notizie in trafiletti nelle pagine interne – l’opinione pubblica prendeva coscienza dei morti e degli invalidi di ogni giorno. La sicurezza, finalmente, diventava coscienza diffusa. In questo anno penso si possa dire che quella coscienza è ulteriormente cresciuta: i media si occupano costantemente di questo vera e propria piaga nazionale, il mondo della cultura fa sentire la sua voce, nelle scuole si discute anche di questo. Addirittura, per la prima volta nella storia della giurisprudenza, dirigenti di un’azienda nella quale si è registrata una morte bianca sono rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale. Esiste un Testo unico di legge importantissimo per la tutela della salute e sicurezza di chi lavora. Insomma, il sindacato non è più solo nella battaglia per la sicurezza dei luoghi del lavoro. Cosa manca? Il Governo, che non ha nessuna intenzione di applicare e semmai migliorare quella legge; anzi, il Ministro del lavoro sta provando a demolirlo: undici interventi di modifica – di cui vi ho già dato conto – e non certo di segno positivo, oltre ad una idea generale, tanto cara a Confindustria – l’altra Organizzazione che, non voglio dire manchi, ma certo non si sente un granché ed in più in tema di sanzioni non ha certo dato il meglio di se – diversa da quella contenuta dal testo di Legge scritto dal Ministro Damiano, nella scorsa legislatura. E sempre in tema di “cosa manca?” mi chiedo se tutto il Governo aveva così urgenti impegni da rendere impossibile la presenza di alcun Ministro alle manifestazioni a Torino, in ricordo di quella tragedia.
per la prima volta si perseguono responsabilità individuali e dell’Azienda nella sicurezza sul lavoro
18 Novembre, 2008
Quello che è successo ieri al tribunale di Torino apre una pagina nuova nella storia dei processi a causa di incidenti sul lavoro. Si tratta del rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio volontario, con dolo eventuale, dell’Amministratore delegato per l’Italia della ThyssenKrupp e di altri cinque dirigenti dell’Azienda, con capi d’accusa meno gravi. Ma c’è anche un’altra novità assai rilevante: per la prima volta viene rinviata a giudizio anche l’Azienda come persona giuridica. E tutto ciò avviene perché, come spiega il pm Raffaele Guariniello, tutto quello che è stato fatto (dal punto di vista della non sicurezza) è stato compiuto nell’interesse dell’Azienda. Infine, come ultima importante novità, sono stati ammessi come parti civili i compagni di lavoro delle vittime, per il rischio che hanno corso e non per il danno che hanno subito. In sostanza, la tesi del pm è che l’incidente sulla linea 5 dell’acciaieria di Torino non è dovuto a casualità e neppure a pura negligenza, bensì ad un insieme di cause dolose che hanno provocato una assenza drammatica di sicurezza. C’è stata, cioè, una soggettività del vertice dell’Azienda, una responsabilità individuale ed una anche più ampia che riguarda l’Azienda stessa in quella tragedia. Come si vede siamo in presenza di grandissime novità, forse si può dire di una svolta – anche se è bene ricordare che si tratta di rinvii a giudizio, non certo della celebrazione del processo – nella giurisprudenza in materia di incidenti sul lavoro.
altri due morti sul lavoro mentre il governo smantella la legge 81
17 Novembre, 2008
Due operai morti, un italiano di sessant’anni e un indiano di quarantasei e tre feriti. Questa volta il gravissimo incidente sul lavoro è avvenuto a Sasso Marconi, in una azienda che produce gomma dove le fiamme hanno avvolto i corpi dei cinque lavoratori. E tutto ciò è accaduto proprio nel giorno dell’udienza preliminare dell’incendio alla ThyssenKrupp. Cosa altro ci vuole per agire subito in difesa dei lavoratori e delle loro famiglie? Ribadiamo che insieme alle imprese e ai sindacati dobbiamo combattere la guerra alle morti bianche. E il primo passo da fare spetta al governo, non smantellando il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, ma attuandolo.
Ciò che sta avvenendo è esattamente lo smantellamento poco per volta, tassello per tassello, della legge 81, cioè il testo unico sulla sicurezza. Da quando Sacconi è ministro ha messo in atto ben 11 modifiche di questa legge. Si va dalla non applicabilità in caso di situazioni di emergenza (vedi decreto sui rifiuti in Campania), al differimento delle comunicazioni a Inail e Ipsema dei dati relativi agli infortuni, le norme in materia di visita medica, lo spostamento della data del documento di valutazione dei rischi, l’abrogazione delle misure che prevedono la responsabilità solidale tra committente ad appaltatore, la caduta dell’obbligo di munire i lavoratori di apposita tessera di riconoscimento nei cantieri, oltre alle modifiche in materia di orario di lavoro con le variazioni delle definizione di lavoratore notturno e di lavoratore mobile. Per finire con le deroghe concesse alla contrattazione aziendale e territoriale in materia di organizzazione del lavoro notturno di durata dello stesso, dei riposi giornalieri, delle pause, ecc. e di eliminazione dell’obbligo di informare la direzione provinciale del lavoro sulle effettuazioni del lavoro straordinario. Il governo pensa di andare avanti ancora così?
prosegue la strage infinita
18 Ottobre, 2008
Tra giovedì e venerdì nove morti sul lavoro. Prosegue la strage infinita. Ancora tante, troppe orribili morti. Ancora tante, troppe famiglie piangono i loro cari: Mauro Sorgo muore schiacciato da una porta stagna della sala motori di una nave da poco ultimata; Giuseppe Tumino cade in una vasca di cioccolato e muore stritolato dalle pale meccaniche; Luan Qosya viene ucciso dall’alta tensione; Guido Palombo muore a seguito di una caduta dalla scala; Giuseppe Tabone muore cadendo da un’impalcatura di una casa in ristrutturazione; Massimiliano Strifezza muore schiacciato da un pannello di copertura di un capannone; Mauro Strozza perde la vita travolto da un trattore; Luca Cerofolini muore sotto un tronco che stava abbattendo; Hind Larabi muore schiacciata da una catasta di ferro caduta da un camion. Non so più cosa dire!
“la fabbrica dei tedeschi”
10 Ottobre, 2008
Ieri sera ho assistito alla presentazione del documentario “La fabbrica dei Tedeschi”, di Mimmo Calopresti, una struggente cronaca della strage che avvenne la notte tra il 6 e il 7 dicembre dello scorso anno, nella acciaieria torinese della ThyssenKrupp, in cui persero tragicamente la vita sette operai, arsi dalle fiamme mentre stavano lavorando per uno straordinario notturno, durante un turno che non spettava loro, come spesso avveniva nella fabbrica di proprietà della multinazionale tedesca. Un film crudo e tagliente, che dà ampio spazio ai familiari e ai colleghi delle vittime e alla rabbia e il dolore insopportabili di chi vive il lavoro in fabbrica ogni giorno, ed ogni giorno assiste impotente a quelle che non sono solo tragiche fatalità. Quella notte molte delle sicurezze minime erano saltate, come per esempio gli estintori e l’idrante non funzionanti, il che vuol dire una sola cosa: gravi responsabilità da parte dell’azienda e della sua dirigenza. Come nella stragrande maggioranza dei casi.
E’ stata una serata importante. Il Partito democratico organizzandola ha voluto prima di tutto ricordare le vittime e richiamare tutti a non abbassare la guardia e denunciare le situazioni di illegalità e insicurezza sui posti di lavoro. Veltroni nelle poche battute di presentazione del film ha anche richiamato il senso generale del Partito democratico, Partito che si radica fortemente e che rappresenta politicamente il mondo de lavoro.
Che tragedia!
3 Ottobre, 2008
Un’altra giornata che non si scorda. A Genova muore un lavoratore, precipitato in un pozzo di 18 metri; vicino Perugia muore un giovane schiacciato da un macchinario; altri quattro feriti, di cui uno in coma, in altre città d’Italia. Ma è Firenze la città più drammaticamente colpita e che non scorderà più questo giorno. Muoiono quattro lavoratori nei cantieri della variante di valico e alta velocità. Il racconto dell’operaio che ha visto tre delle quattro vittime precipitare per 30 metri è straziante. Questa tragedia risbatte in faccia a tutti, per l’ennesima volta, il tema sicurezza sul lavoro. Per chi tutti i giorni si impegna, lotta, cerca di fare qualche cosa di concreto contro questa vera e propria piaga, c’è solo la tristezza di un’altra sconfitta e la volontà di ritrovare la forza per andare avanti, per continuare a lottare. Per chi non ci pensa, è distratto, oppure colpevolmente è parte di questa piaga, speriamo scatti qualcosa di nuovo.
Pubblicato da achillepas
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