Nella seduta del 18 dicembre, sono state presentate in Senato diverse mozioni sull’importante questione dell’integrazione scolastica dei bambini stranieri, in particolare dalla senatrice Soliani. Il tema ha alimentato un sempre maggior dibattito, soprattutto dopo la presentazione, da parte della Lega Nord, di una mozione che prevede l’introduzione delle cosiddette “classi ponte”, cioè l’insegnamento della lingua italiana in maniera separata e preordinata rispetto alle classi comuni. Già si era criticato l’assetto fortemente discriminatorio di tale proposta (post), ritenendo opportune misure di tutt’altro calibro e, soprattutto, soppesate sulla reale entità della questione. Sono infatti fermamente convinto che il fenomeno dell’immigrazione non sia un problema, bensì un fattore costruttivo per lo sviluppo del paese: per questo ritengo sia necessario un percorso organico di integrazione che fa dello stare insieme il principio fondamentale, affidando alla scuola il compito responsabile di organizzare al meglio l’apprendimento nella sua autonomia, a partire proprio dalla lingua italiana, per arrivare ad una più completa integrazione linguistica e culturale. La presenza di minori immigrati nella scuola italiana è un fenomeno storicamente nuovo, ma attualmente già molto diffuso in ogni grado d’istruzione, ed è di estrema importanza al fine di costruire una nuova società coesa e tollerante. Quest’anno gli alunni immigrati sono circa 650.000 (il 7% della popolazione scolastica italiana; lo scorso anno erano il 6,5%) di 191 diverse nazionalità, e tutto fa pensare che la percentuale aumenterà di anno in anno, viste le previsioni demografiche. Sappiamo che in certe zone del paese, in cui vi sono classi con oltre il 40% di alunni figli di immigrati, sono state intraprese con successo iniziative volte a favorire un’organizzazione equilibrata delle iscrizioni scolastiche, favorendo una vera integrazione sulla base dei diritti fondamentali di uguaglianza, cittadinanza e istruzione. Le mozioni, in particolare, esortano il governo a prevedere una seria di interventi coerenti e necessari, come l’insegnamento della Costituzione e dei diritti umani; inoltre, chiedono con forza che i minori siano ammessi in corso d’anno scolastico con le stesse regole degli alunni italiani. Inoltre, poiché è la eterogeneità della società stessa che lo richiede, si deve garantire la frequenza in classi miste per genere, etnia, lingua e religione. E ancora: potenziare l’attività didattica e i curricula, per far sì che l’apprendimento dell’italiano possa avvenire con modalità flessibili (gruppi, laboratori, corsi intensivi anche per adulti), dettate dall’autonomia scolastica, affinché sia favorita e salvaguardata la multiculturalità. Sarebbe anche il caso di aumentare l’organico nelle scuole con mediatori culturali formati adeguatamente, di dotare le scuole di testi e strumenti didattici che facilitino l’apprendimento dell’italiano e delle lingue parificate, nonché sostenere gli interventi degli enti locali che interagiscono con le istituzioni scolastiche, promuovendo la partecipazione delle famiglie (soprattutto le madri), delle associazioni degli immigrati, nonché del volontariato e dell’associazionismo. In conclusione, l’esigenza fondamentale che muove il Pd è quella di evitare a tutti i costi la nascita di stereotipi, di pregiudizi, di fenomeni di razzismo e xenofobia, che sono in evidente aumento in Italia, e di lottare invece per un’Italia integrata, in cui l’immigrazione sia giustamente di popolamento, di cittadinanza, e ci ricordi come il riconoscimento delle diversità sia un valore di arricchimento reciproco.
Inutile dire che la mozione non è passata…