28 Febbraio, 2009
Ho una lunga esperienza nel sindacato: vi ho passato – a servizio dei lavoratori – oltre trenta anni della mia vita. Ho avuto grandi maestri dai quali ho imparato tanto e che mi hanno insegnato a non essere impulsivo. Cautela, prudenza e attenzione.
Tre parole che chiunque si sia impegnato per difendere i diritti dei lavoratori conosce benissimo. Tre parole che richiamano il solo ed universale concetto che dovrebbe essere alla base di tutti i rapporti umani e quindi anche il faro per la rotta da seguire nei rapporti lavorativi e tra le tutte le parti sociali: il rispetto.
Il rispetto per il collega che lavora al proprio fianco. Il rispetto per il proprio datore di lavoro. Il rispetto per tutti gli individui – utenti, consumatori e semplici cittadini – che compongono la nostra società Posso assicurare a chiunque che le organizzazioni sindacali sono sempre state molto attente a conciliare il diritto di sciopero – riconosciuto ai lavoratori dalla nostra Carta Costituzionale – con il diritto degli utenti – ed in genere delle persone – di usufruire di servizi regolari e di non subire disagi.
Discutere insieme e confrontarsi per aggiustare qualcosa dell’attuale normativa sul diritto di sciopero è legittimo e doveroso; per i lavoratori e per i cittadini utenti. Introdurre per delega forzature che limitano poteri e prerogative, è un’altra questione e francamente non è accettabile.
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Pubblicato da achillepas
14 Dicembre, 2008
Ho partecipato alla manifestazione della Cgil svoltasi a Roma in occasione dello sciopero generale del 12 novembre scorso. Nonostante la pioggia che non ha smesso un attimo, migliaia di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati hanno sfilato in corteo e hanno fatto sentire forte la loro voce. Nei giorni precedenti lo sciopero mi sono sentito rivolgere la domanda se avrei partecipato; perché; e come mai il Pd non aderiva. Sui giornali queste domande sono state rivolte anche a molti altri esponenti del Pd. Era diventato una sorta di tormentone. Da quando la Cgil ha indetto lo sciopero ho chiarito che l’adesione del Partito sarebbe stata fuori discussione, perché non ha senso che un grande partito riformista, oggi all’opposizione, domani al Governo, aderisca in quanto tale ad uno sciopero. Altra cosa è la condivisione degli obiettivi della lotta – in questo caso della Cgil, ma vale per ogni tipo di iniziativa indetta dalle varie forze sociali, o dal mondo dell’associazionismo e dai movimenti che di volta in volta si affacciano sulla scena sociale e politica - e altra ancora la partecipazione di suoi dirigenti e militanti alle iniziative che accompagnano la lotta stessa. Ho provato a dire che, in questo come in altri casi, il problema va, innanzitutto e comunque, rovesciato. Vale a dire, che occorre partire sempre dalla propria piattaforma, quella del Pd e avendo a riferimento quella, giudicare – ed ovviamente essere anche giudicati – le piattaforme e i comportamenti altrui, forze sociali comprese. Solo così un Partito esercita la propria autonomia e rispetta l’autonomia altrui e svolge fino in fondo la propria funzione di forza politica. E da questo punto di vista ero e sono tutt’ora convinto che vi sia una sostanziale sovrapponibilità fra la nostra piattaforma e quella della Cgil. E questo è un dato assai importante. Rimane una differenza nel Partito sulla forma di lotta. Fermo restando che tutti siamo concordi , a partire credo da Epifani, nel ritenere che sarebbe stato meglio uno sciopero unitario, io penso che, al punto in cui si era giunti, sia nei rapporti fra i sindacati e con alcune controparti, sia nei confronti della crisi, del giudizio da dare sulla drammaticità della stessa, sull’assoluta inadeguatezza dell’azione di governo nel fronteggiarla, la Cgil non avesse altre strade possibili. Ovviamente si possono avere opinioni diverse su questo – e, come ho detto, ci sono – ; quel che non è dato, a mio avviso, è sostenere che in una situazione economica così difficile la forma di lotta dello sciopero sia sbagliata. Questa tesi è fuori dalla storia! È proprio nei momenti di difficoltà, infatti, che un sindacato ha il dovere di chiamare alla partecipazione e alla lotta. Non si lasciano soli, magari davanti alla televisione, le persone che vivono con ansia ed angoscia il proprio presente e soprattutto il futuro. Gli si deve chiedere di essere attori protagonisti della fase e non inermi spettatori. E’ del loro destino che si tratta e su quello non possono decidere altri, senza il loro assenso. Infine, ho già detto che vi è anche la questione della partecipazione di dirigenti e militanti alle iniziative e alle manifestazioni. E qui, è giusto che ognuno decida! Io c’ero! E vi prego di credere che la mia presenza non ha avuto alcun significato sentimentale. E’ frutto del ragionamento che ho qui provato a svolgere.
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Pubblicato da achillepas
3 Novembre, 2008
Ero in piazza alla manifestazione della Funzione pubblica della Cgil. Purtroppo non c’era tutto il sindacato confederale e questo è un problema molto serio. Si è rotto, così, anche quel fronte unitario – il pubblico impiego – che anche in tempi passati assai bui nei rapporti fra le Confederazioni, aveva retto l’urto della rottura. Speriamo che ora tenga almeno l’unità dei sindacati scuola. Dopo la magnifica manifestazione di giovedì scorso, alla quale abbiamo partecipato con uno striscione “le senatrici e i senatori del Pd”, una rottura anche lì sarebbe ancor più sciagurata visto il grande movimento che è in campo per difendere la scuola e l’università dai tagli e dalla dequalificazione ulteriore e che ha bisogno di un protagonismo unitario anche dei sindacati degli insegnanti e del personale non docente. Perché ero in piazza oggi? Perché penso che l’aumento salariale proposto dal Governo non sia sufficiente e che le politiche, o le chiacchere, che il Ministro mette in campo siano inadeguate e offensive per chi lavora davvero, vale a dire la stragrande maggioranza del pubblico impiego. Lo dico con molto e sincero rispetto per opinioni diverse e soprattutto consapevole del fatto che le rotture sindacali fra le Confederazioni hanno sempre motivazioni plurime, generali e legate alla singola vicenda, nonché di analisi dei rapporti di forza e delle prospettive più ravvicinate o a medio termine che sono di fronte al movimento sindacale, che non spetta certo a me giudicare. Né tantomeno mi voglio avventurare in “analisi del sangue” sull’autonomia di ciascuno che, per esperienza, lasciano il tempo che trovano. Dico solo che, per quanto mi riguarda, continuo a pensare che all’unità non vi sia alternativa e che spero che da questa crisi si ritrovino – questa volta, come in altre epoche e situazioni – le ragioni profonde dello stare insieme.
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Pubblicato da achillepas
15 Ottobre, 2008
Non c’è niente da fare. E’ più forte di lui. Neppure le sconfitte storiche che subisce consigliano al Ministro Sacconi ad una qualche cautela. La debacle della battaglia che lo vide protagonista – in compagnia di quel mai rimpianto dai suoi stessi colleghi, Presidente di Confindustria d’allora – ingaggiata nel 2002 sull’articolo 18 e la più recente sconfitta personale sulla vicenda Alitalia, non gli sono, infatti, bastate. Imperterrito inizia, ora, un’altra campagna, questa volta contro il diritto di sciopero. Guardate, cambia di volta in volta il tema ma la sostanza è sempre la stessa: attaccare le regole che presiedono il mondo del lavoro. Questa volta mette in discussione, perfino, norme costituzionalmente garantite. Per la verità, da anni la sua “attenzione” è rivolta spasmodicamente, in particolare, alle regole che, direttamente o indirettamente, coinvolgono il ruolo, la funzione, la rappresentanza sindacale. La ricerca, poi, dello scontro con la Cgil rappresenta l’essenza stessa del suo operare. Va bè. Prendiamo atto di questa vera e propria patologia e attrezziamoci a dargli un altro dispiacere.
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Pubblicato da achillepas