Ovviamente vi ricordate tutti quanti lo scatenato ministro Brunetta che mesi fa sferrò un “frontale” a milioni di lavoratori pubblici con la ormai arcinota campagna contro i fannulloni. Oltre a sfornare un’ intervista al giorno, si era dato da fare anche con la produzione normativa, che a suo tempo, ho avuto modo di commentare. Fra le tante – a maggioranza inutilmente vessatorie e altrettanto inutili ai fini di elevare la qualità della produzione del lavoro pubblico – ve ne erano alcune, che riguardavano la malattia, addirittura paradossali. Parlo della norma che estendeva la fascia di reperibilità praticamente a tutta la giornata – con un’ unica “ora d’aria” dalle 13.00 alle 14.00 – . Oppure, quella che obbligava i dipendenti pubblici a farsi rilasciare una certificazione medica dal solo servizio pubblico e, quindi, per esempio, non dal proprio medico di base. Ora il nostro “eroe” è costretto a rimangiarsi quelle norme che penalizzavano gli impiegati in malattia e che determinavano una disparità anticostituzionale con il resto del mondo del lavoro. Bene! Però quel che stupisce è come mai oggi il ministro non riservi a questa retromarcia lo stesso battage pubblicitario che aveva messo in campo per la campagna contro i fannulloni. Mah!
Statali: vi ricordate i fannulloni?
28 Settembre, 2009In via di soluzione il problema del blocco delle assunzioni per i disabili
25 Settembre, 2009
Nel famigerato decreto n. 78, che doveva sanare un errore che il governo aveva commesso nel precedente decreto sempre del ministro Tremonti, è contenuta una norma che blocca tutte le assunzioni nel pubblico impiego, comprese quelle delle cosiddette categorie protette. Con la senatrice Ghedini e i capigruppo Pd delle commissioni finanza e bilancio del Senato e con tutti i senatori della commissione lavoro, abbiamo presentato un emendamento che escludeva che quelle categorie venissero coinvolte nella mannaia già pesantissima del blocco delle assunzioni. Il governo è stato costretto – anche e soprattutto per la mobilitazione delle associazioni dei disabili che hanno anche incontrato il presidente della Commissione lavoro del Senato - a concordare con noi la trasformazione dell’emendamento in un ordine del giorno con il quale si impegna “ad emanare un’apposita circolare interpretativa dell’art. 17, comma 7 del decreto legge n. 78 del 2009, convertito dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, che precisi l’esclusione dei soggetti disabili dal divieto di assunzioni presso le pubbliche amministrazioni, o laddove non sufficiente, ad adottare in tempi brevi apposita modifica della predetta norma” (non potevano accettare il nostro emendamento, poiché, a loro dire, avrebbe riaperto la strada anche ad altri emendamenti).
Alla fine, dunque, una notizia positiva, fermo restando che dovremo insieme – associazioni e parlamentari - vigilare affinchè tutto si risolva definitivamente in modo positivo.
Il pensiero (esile) del Ministro Gelmini
20 Settembre, 2009
L’anno scolastico, come previsto, è iniziato nel segno delle contestazioni al ministro Gelmini. Docenti precari e personale ATA stanno manifestando in tutto il paese per denunciare la terribile situazione in cui versa il nostro sistema formativo: migliaia di licenziamenti, altrettanti mancati rinnovi contrattuali, tagli per centinaia di milioni di euro alla scuola e all’università pubbliche. In tutto questo, come si comporta il ministro? Oltre a insultare la grammatica italiana, si permette di infangare la dignità e i diritti dei docenti che manifestano, in nome di una supposta impossibilità di “fare politica” a scuola: “Vogliono parlare di politica? Si dimettano e si facciano eleggere in Parlamento!”. Questo è l’esile pensiero del ministro. Purtroppo, forse il ministro non sa che in ogni democrazia, ogni cittadino ha diritto ad esprimere il proprio dissenso, nell’esercizio dei sacrosanti diritti sanciti dalla Costituzione. Sarebbe assurdo ritenere – come fa la Gelmini – che solo chi è stato eletto in Parlamento può avere il diritto di parola. Si ripropone la stessa strategia adottata da Brunetta per delegittimare i lavoratori della pubblica amministrazione: insultare.
Noi non accettiamo gli insulti dei ministri di questo governo, che in poco più di un anno è riuscito nell’arduo intento di demolire dalle fondamenta ciò che di più importante c’è per uno Stato: l’istruzione e la ricerca, senza le quali nessun futuro può essere garantito.
È per questo che desidero esprimere tutto il mio sostegno e la mia vicinanza ai precari in lotta per riottenere il proprio lavoro, per cui hanno passato un’intera vita di studi e sacrifici, nel nome del futuro del paese.
Riprendiamo peggio di prima
9 Settembre, 2009
Come si vede, la ripresa è peggiore di quanto si potesse immaginare al momento di andare in ferie. Ed è peggiore per tante ragioni. C’è solo l’imbarazzo della scelta! Se parliamo di economia e di lavoro i dati sulla seria difficoltà delle nostre imprese e sulla caduta dell’occupazione sono allarmanti. Nonostante il martellamento governativo sull’uscita dalla crisi – peraltro iniziato qualche mese fa dopo una prima fase nella quale hanno addirittura negato l’esistenza stessa della crisi – tutte le fonti più autorevoli ci dicono infatti che le previsioni per i prossimi giorni e settimane non sono delle migliori. E i settori interessati non si limitano al solo manifatturiero – che certo soffre più di tutti e nel quale il dramma della perdita del posto di lavoro rischia di innescare una preoccupante escalation delle forme di lotta – ma arriva ormai alla pubblica amministrazione, come dimostra la vicenda dei precari della scuola (abbondantemente da noi prevista in occasione della discussione parlamentare sui provvedimenti della Gelmini). Se parliamo di immigrazione, la terrificante vicenda dei respingimenti dovrebbe far vergognare qualsiasi persona con un grado anche minimo non dico di cultura della legalità e del rispetto del diritto internazionale, ma semplicemente di sensibilità umana. E dovrebbe far giustizia e rendere palmare che tutte le iniziative legislative di questo governo in tema di sicurezza – di cui vi ho dato conto in più occasioni – contenevano un vulnus xenofobo e razzista inaccettabile per un paese civile. Per non parlare poi di questa ondata di omofobia, specie a Roma, che porta con sé violenze gravissime nei confronti di omosessuali. Infine, ma non certo da ultimo, il killeraggio del direttore dell’Avvenire e l’aggressione a La Repubblica e a L’Unità. E’ da tempo che penso che la qualità della nostra democrazia si sia di molto impoverita ed è superfluo indicarne la responsabilità. Ma qui siamo oltre il limite di guardia! Dire che in tutti questi anni di governo Berlusconi - a proposito: ha superato il record di longevità di governo con i risultati che conosciamo – abbiamo assistito da punto di vista democratico, politico-istituzionale ed economico-sociale a cose mai viste prima; è un ritornello che, di volta in volta, ci siamo ripetuti assai spesso. Ma davvero qui abbiamo passato il limite! Dire che dobbiamo essere preoccupati è perciò un puro eufemismo, anche perché – dossieraggi, dileggi, minacce, ricatti – è lecito aspettarsi di tutto.
un’altra trovata del Ministro della funzione pubblica
24 Settembre, 2008
Un’altra picconata del Ministro Brunetta al pubblico impiego e, in particolare, alla condizione di chi vi lavora. Dopo la campagna forsennata sui fannulloni – tema serissimo, che il suo modo di affrontarlo l’ha ridotto ad offesa verso il pubblico impiego e a pura propaganda a buon mercato – e il provvedimento in discussione fra qualche giorno in Senato (avremo modo di parlarne diffusamente) – anch’esso un mix di propaganda e di ritorno al passato con la ri-legificazione del rapporto di lavoro e relativa, checché se ne dica, ulteriore ingerenza della politica nella pubblica amministrazione – ecco un’altra “perla” del Ministro: la mancia ai dipendenti pubblici. Nella Finanziaria appena approvata dal Governo si prevede che il Ministro della Funzione pubblica possa erogare somme ai lavoratori a mo’ di anticipo. Anziché rinnovare i contratti scaduti da mesi, ci si inventa “padrone buono” che soccorre i suoi “poveri salariati”. Qualcuno, più buono di me, attribuisce questa mossa ad una scopiazzatura di quella ormai famosa compiuta da Fiat nel contratto dei metalmeccanici. In tutti i casi l’idea di Brunetta è quella che si può fare a meno del Sindacato e che i contratti non sono un diritto, bensì un impiccio che impedisce la libertà di chi gestisce, in questo caso la cosa pubblica. Ma, attenzione, il tema rischia di essere generale e, quindi, di riguardare anche le imprese private. E forse è proprio qui che va ricercata la ragione vera della mossa di Brunetta: dare una sponda a quella parte delle imprese che la pensa esattamente così. Il tutto – meglio ricordarlo – mentre è in corso un negoziato sulla riforma della struttura della contrattazione, tutt’altro che semplice.
A proposito delle prime dichiarazioni del Ministro Brunetta
12 Maggio, 2008
Certo è una frase assai poco piacevole quella pronunciata dal neo ministro Brunetta: “colpirne uno per educarne cento”; richiama, infatti, alla mente immagini e ricordi di una stagione fredda, molto fredda, sulla quale la storia ha già emesso il suo verdetto.Fatta questa debita premessa sono assolutamente convinto che “un fannullone”, se tale è davvero, debba essere licenziato. Per altro, nella storia dei lavoratori, specie nel settore privato, chi li rappresenta non ha mai difeso i furbi e i lavativi. E questo, anche in considerazione del fatto che per ognuno che non lavora, ce n’è un altro che lavora per due. D’altra parte ci sono i contratti di lavoro, anche nel pubblico impiego, che regolano con precisione casi come questi. Semmai c’è da chiedersi come mai vi sia uno scarto così grande fra l’enunciazione del problema – commentatori, politici, ministri, per non parlare dell’opinione pubblica – e il numero dei casi nei quali si sia attivata la procedura di licenziamento. Per cui, se il problema riguarda singole persone, si proceda senza problemi. E si pretenda che chi ha la responsabilità di direzione la eserciti fino in fondo.
Discorso necessariamente diverso se il problema riguarda un collettivo – ufficio, settore, ecc. – il suo tasso di efficienza ed efficacia, la sua produttività. Pensare di affrontare coi licenziamenti questa fattispecie è semplicemente ridicolo. E per rispetto dell’intelligenza del ministro Brunetta, penso che anch’ egli ne sia convinto.
Occorre quindi evitare di semplificare un problema assai serio e complesso, di lanciare messaggi inutilmente semplicistici ed anche di rischiare che si determini un clima sbagliato, contrario ad un’intera categoria importantissima per la vita del paese. Si intervenga là dove questo è necessario, affinché non corra ulteriormente un’idea che ferisce chi – e sono tantissimi – ogni giorno fatica, anche supplendo a carenze strutturali enormi, per risolvere i problemi dei cittadini.
Tante sono le cose da fare per cambiare la pubblica amministrazione, specie per le strutture con scarso o nullo rapporto con i cittadini, cosa questa che determina assenza di qualsiasi forma di controllo sociale che rappresenta, pur sempre, un indice importante di verifica di qualità.
Tra le tante cose da fare, molte delle quali già indicate in un importante accordo sottoscritto fra Governo e sindacati – a proposito: cosa pensa il neo Ministro di quell’accordo? – credo che due siano prioritarie: un grande passo indietro della politica, che abbandoni ogni vocazione invasiva (nomine ovunque e comunque, ecc.) e la “voglia” di intervenire pesantemente nella gestione delle strutture, lasciando questa incombenza e responsabilità alla dirigenza; una riforma della dirigenza, a partire dai criteri della sua selezione, che ne faccia davvero un architrave di una nuova pubblica amministrazione.
E poi, per migliorare i servizi offerti dalla Pubblica Amministrazione – come dimostrano gli stati europei più avanzati – l’unica via è rappresentata da sistemi di valutazione efficaci e da un’alta specializzazione delle competenze. Da un lato, infatti, va prevista contrattualmente la possibilità di valutare l’efficienza e l’efficacia del lavoro della pubblica amministrazione; e visto che gli utenti sono i cittadini, loro rappresentano il miglior controllo – qualità possibile;dall’altro, per offrire servizi efficienti, sono necessari processi specializzati che richiedono l’impegno di alte professionalità e comportano per questo un grande impiego di personale, nonché investimenti mirati alla modernizzazione e all’efficientamento della amministrazione pubblica.
Pubblicato da achillepas
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