Pessime notizie dall’economia

16 Luglio, 2008

Pessima giornata quella di ieri par l’economia. Non che quelle che l’hanno preceduta, da ormai qualche settimana, siano state meglio… Ma certo, la combinazione delle notizie sull’andamento assai negativo delle borse, specie le europee, con la perdita di 2-3 punti percentuali e quelle sui dati della Banca d’Italia e dell’Istat, rispettivamente sul tasso di crescita del Pil allo 0,4% quest’anno  e, soprattutto, anche l’anno prossimo e sull’ultimo indice dell’inflazione al 3,8%, che dovrebbe anche risultare essere il tasso di tutto il 2008, rende davvero pessima la giornata di ieri. I mercati finanziari si stanno confrontando con i dissesti bancari prodotti dalla vicenda dei mutui immobiliari negli Usa e con la sensazione d’insicurezza, se non proprio di paura, che producono. D’altra parte basta vedere la corsa agli sportelli bancari in California per avere la misura della gravita della situazione. Ma vi è anche la preoccupazione indotta dall’escalation del costo delle materie prime. Non solo del petrolio, ma anche dei generi di prima necessità, con il carico che ne deriva sul fronte dell’inflazione e le conseguenze pesanti sulle condizioni di vita di chi lavora e di chi è più debole. Crisi delle borse, impennata dell’inflazione, aspettative di crescita vicino allo zero. Non c’è che dire: un Governo normale dovrebbe non darsi pace nella ricerca delle soluzioni. Ma, purtroppo, quello italiano è troppo impegnato a risolvere i problemi personali e giudiziari del suo leader e quindi…


Anche l’Ocse certifica che in Italia si lavora di più e si guadagna meno

7 Luglio, 2008

L’indagine Ocse pubblicata in questi giorni ha purtroppo evidenziato, nero su bianco, una realtà che i lavoratori italiani conoscono fin troppo bene. A salari e stipendi bassi (più bassi della media Ocse di quasi il 20% e del 17% rispetto all’area Euro) corrispondono un numero di ore lavorate molto elevate. Se si considera, poi, il salario in termini di potere di acquisto reale le cose vanno ancora peggio. A questa non rosea situazione di stipendi e salari vanno poi aggiunti i dati che riguardano la scarsa occupazione femminile che nel nostro paese coinvolge solo il 46% contro una media Ocse del 57% ed una media dei paesi area Euro del 59%. Che dire, per un governo che avesse davvero a cuore i problemi del paese ci sarebbe da rimboccarsi le maniche….invece l’agenda di chi ci governa non prevede in alcun modo di occuparsi di questa vera e propria emergenza nazionale rappresentata da salari e pensioni. Un’ultima annotazione per il ministro Sacconi che confonde spesso produttività con il lavorare di più. Spero che la lettura e i dati Ocse lo convincano che lavorare di più non significa aumentare la produttività (vedi detassazione degli straordinari!!)


Produttività ferma + inflazione in corsa = salari al palo.

30 Giugno, 2008

Anche per Confindustria sia nel 2008 che 2009 ci sarà un rallentamento dell’occupazione, retribuzioni reali al palo per colpa del caro energia e un PIL fermo. Purtroppo è la fotografia di un paese economicamente immobile. Scorrendo il rapporto del Centro Studi mi ha lasciato perplesso il fatto che consideri opportuno un coefficiente di inflazione programmata all’1,7% che sostanzialmente è la premessa ad un ulteriore indebolimento di stipendi e salari. Ad ogni modo auspico che nel secondo semestre di quest’anno la produttività – il problema più grande che ha l’Italia e che accomuna lavoratori ed imprenditori – riesca ad aumentare nonostante le fantasiose linee politiche di sviluppo del Governo Berlusconi e del Ministro Scajola. Così come mi auguro che il negoziato tra le parti sociali per una nuova struttura della contrattazione e delle relazioni industriali possa portare a soluzione la grande emergenza del paese: i salari!


Sulle prime misure del governo

23 Maggio, 2008

L’incontro tra Governo e parti sociali di martedì scorso e le misure varate  dal primo Consiglio dei Ministri mercoledì meritano un minimo di approfondimento,  sollevano qualche legittimo dubbio e una critica d’impianto. Partiamo dalla casa e dall’imposta comunale (ici) che, voglio ricordare per dovere di cronaca, fu già cancellata per il 40% delle famiglie italiane meno  abbienti dal precedente Governo. Su questo punto due considerazioni: la prima riguarda la reale priorità di tale intervento, anche in considerazione del fatto, come ho già detto, che sull’Ici si era già intervenuti. Ma c’è di più. Non v’è traccia di nessun aiuto agli affittuari, specie se giovani. Viceversa questo sarebbe stato un versante meritevole di grande attenzione, essendo note a tutti le drammatiche difficoltà che incontrano coloro che non hanno la fortuna di possedere una casa di proprietà, insisto, specie se giovani che intendono rendersi autonomi dalla famiglia, o di costruirne una propria.   La seconda è conseguente alla prima. Vale a dire che la priorità oggi è una manovra fiscale sui salari e sulle pensioni. Sarebbe stato socialmente più rilevante impiegare i fondi necessari per eliminare questa imposta (circa 2,5 mld di Euro) per dare 400 Euro di detrazione fiscale a 6,5 milioni di pensionati o lavoratori dipendenti  di fascia bassa. Tralascio, poi, i dubbi relativi al fatto che- se le minori entrate per i comuni, legate alla cancellazione dell’Ici,  non  verranno poi ripianate da un trasferimento da parte dello Stato centrale – i comuni stessi saranno costretti, per prima cosa, a tagliare i servizi ai cittadini. Tralascio, perché mi rifiuto di pensare che il Governo possa fare uno “scherzo” simile al sistema delle Autonomie locali. Sui mutui l’accordo tra governo e Abi per la loro rinegoziazione è positivo perché obbliga le banche a rivedere le condizioni di quelli a tasso variabile e può essere considerata un ulteriore passo nella direzione già tracciata da Bersani con le famose “lenzuolate”. Detto questo, temo però che al riguardo si sia fatta un po’ di confusione mediatica. Infatti, come anche ribadito dalle associazioni dei consumatori, i vantaggi sembrano essere più rilevanti per gli istituti bancari che per le famiglie, le quali devono, infatti, essere consapevoli che ciò che non viene pagato in più oggi nella rata dovrà essere comunque pagato a fine mutuo caricato degli interessi. In sostanza, qualora il tasso medio attuale dovesse rimanere su questi livelli o aumentare, il mutuo rinegoziato manterrebbe una rata fissa ma subirebbe un periodo di restituzione più lungo. Niente più  di una dilazione. Sulla detassazione degli straordinari ho già scritto più volte come la penso. Uno dei problemi principali dell’Italia ha un nome preciso ed è produttività. Questa operazione sugli straordinari, oltreché riguardare una platea limitata di lavoratori, peraltro con esclusione incomprensibile di quelli pubblici – solo apparentemente mitigata dall’estensione della detassazione all’insieme dei premi aziendali – non va certo nella direzione di un aumento della produttività. In più impiega risorse economiche che potrebbero essere, diversamente, utilizzate per incentivare ed estendere la contrattazione di secondo livello, unica vera soluzione moderna al tema dell’incremento della produttività. Infine, una domanda al Governo: i salari degli operai e degli impiegati quando e come pensa di aumentarli davvero riducendo le tasse sugli stipendi?