Pessime notizie dall’economia

16 Luglio, 2008

Pessima giornata quella di ieri par l’economia. Non che quelle che l’hanno preceduta, da ormai qualche settimana, siano state meglio… Ma certo, la combinazione delle notizie sull’andamento assai negativo delle borse, specie le europee, con la perdita di 2-3 punti percentuali e quelle sui dati della Banca d’Italia e dell’Istat, rispettivamente sul tasso di crescita del Pil allo 0,4% quest’anno  e, soprattutto, anche l’anno prossimo e sull’ultimo indice dell’inflazione al 3,8%, che dovrebbe anche risultare essere il tasso di tutto il 2008, rende davvero pessima la giornata di ieri. I mercati finanziari si stanno confrontando con i dissesti bancari prodotti dalla vicenda dei mutui immobiliari negli Usa e con la sensazione d’insicurezza, se non proprio di paura, che producono. D’altra parte basta vedere la corsa agli sportelli bancari in California per avere la misura della gravita della situazione. Ma vi è anche la preoccupazione indotta dall’escalation del costo delle materie prime. Non solo del petrolio, ma anche dei generi di prima necessità, con il carico che ne deriva sul fronte dell’inflazione e le conseguenze pesanti sulle condizioni di vita di chi lavora e di chi è più debole. Crisi delle borse, impennata dell’inflazione, aspettative di crescita vicino allo zero. Non c’è che dire: un Governo normale dovrebbe non darsi pace nella ricerca delle soluzioni. Ma, purtroppo, quello italiano è troppo impegnato a risolvere i problemi personali e giudiziari del suo leader e quindi…


Produttività ferma + inflazione in corsa = salari al palo.

30 Giugno, 2008

Anche per Confindustria sia nel 2008 che 2009 ci sarà un rallentamento dell’occupazione, retribuzioni reali al palo per colpa del caro energia e un PIL fermo. Purtroppo è la fotografia di un paese economicamente immobile. Scorrendo il rapporto del Centro Studi mi ha lasciato perplesso il fatto che consideri opportuno un coefficiente di inflazione programmata all’1,7% che sostanzialmente è la premessa ad un ulteriore indebolimento di stipendi e salari. Ad ogni modo auspico che nel secondo semestre di quest’anno la produttività – il problema più grande che ha l’Italia e che accomuna lavoratori ed imprenditori – riesca ad aumentare nonostante le fantasiose linee politiche di sviluppo del Governo Berlusconi e del Ministro Scajola. Così come mi auguro che il negoziato tra le parti sociali per una nuova struttura della contrattazione e delle relazioni industriali possa portare a soluzione la grande emergenza del paese: i salari!


Allarme inflazione, prezzi, salari, pensioni

3 Giugno, 2008

In questi giorni molte sono state le notizie, i commenti, le prese di posizione in tema di salari e dintorni. L’Istat, per esempio, ci ricorda che la povertà esiste davvero, che le famiglie non ce la fanno ad arrivare a fine mese; l’Istituto stesso ci dice anche che l’inflazione di maggio è arrivata al 3,6% – mai così alta dall’agosto del 1996 – e che nella lista degli apprezzamenti, oltre all’impennata dei prezzi energetici che ci accompagna ormai da mesi, i generi alimentari sono aumentati, in ragione d’anno, del 5,7% e che, addirittura, il pane è rincarato del 12,9% e la pasta del 20,4% rispetto all’anno scorso; la Federconsumatori, che contesta il dato ufficiale ritenendolo sottostimato, ritiene che le famiglie subiranno un aggravio di spesa di 1973 euro annui; il Governatore della Banca d’Italia indica la necessità di riduzione di alcune importanti aliquote d’imposta per migliorare le aspettative delle famiglie; il Segretario generale della Cgil rilancia la priorità di interventi generalizzati a sostegno dei salari e delle pensioni; Veltroni  ribadisce che salari, stipendi e pensioni rappresentano una vera e propria emergenza nazionale.

Il Governo, di fronte a tutto ciò che fa? Detassa gli straordinari e abolisce l’Ici. Dà, cioè, un po’ di soldi in più a chi può fare qualche ora di straordinario, nei periodi in cui l’azienda ne ha bisogno e alle famiglie agiate che non erano ricompresse nella cancellazione dell’Ici decisa dal Governo Prodi per oltre il 40% dei possessori di prima casa. Due interventi, perciò, che, al di là di cosa se ne possa pensare nel merito, ed io non ne penso affatto bene, non hanno il carattere di un intervento generalizzato su fasce di reddito da lavoro dipendente e da pensione che, prioritariamente, ne avrebbero un gran bisogno. Se l’emergenza è davvero delle dimensioni descritte c’è bisogno di misure urgenti in grado di sostenere i redditi e rilanciare i consumi. Il Pd le ha avanzate in campagna elettorale e le rilancia oggi. Vanno dal buono di 600 euro per tre milioni di famiglie bisognose, da spendere in negozi convenzionati prevedendo anche il diritto ad ulteriore sconto del 5 – 10%, all’aumento delle detrazioni per produzione del reddito al lavoro dipendente e all’estensione ad un’altra fascia di pensionati, oltre a quella che già ne ha beneficiato, di quella sorta di quattordicesima istituita dal Governo Prodi. E poi interventi fiscali per alleggerire le tasse sul salario aziendale frutto della contrattazione fra imprese e sindacati, finalizzati all’aumento della produttività e a favorire l’estensione della contrattazione e di relazioni sindacali più strutturate e positive per gli interessi dell’azienda e di chi vi lavora.