Il precario, in Italia: vita senza rete protettiva

4 Febbraio, 2009

IMAGESIn un’inchiesta di poco più di un anno fa, la Ces  (la Confederazione dei sindacati europei) ha stimato che l’esercito dei lavoratori vulnerabile) ha superato i 30 milioni in tutto il continente. In Italia ci sono circa 4 milioni di lavoratori con contratto atipico e per molti di loro l’obiettivo del posto fisso scolorisce e forse svanisce dentro la perfetta tempesta finanziaria. 4 milioni di persone che potrebbero passare da flessibili a precari. Da precari a disoccupati. Un milione di atipici rischia di finire nelle liste di disoccupazione. Tra il 2004 e il 2007 l’incremento del lavoro atipico è stato del 14,7 per cento contro una crescita di quello tipico di appena il 2,3 per cento; nello stesso periodo i contratti a tempo determinato sono aumentati di quasi il 19 per cento. I numeri complessivi sui precari in transito verso la disoccupazione ancora non ci sono ma per intuire il trend basta guardare le regioni industriali: in Piemonte a dicembre le assunzioni attraverso i contratti a tempo determinato sono crollate di quasi il 20 per cento, dopo il – 13,3 per cento di ottobre e il – 18 per cento di novembre. I prossimi mesi, va da sé, saranno peggiori. Tra ottobre e novembre nel torinese – dati provenienti dai Centri per l’impiego – si sono persi, senza i rinnovi dei contratti a termine, così quasi 21 mila posti di lavoro, quando solo nei tre mesi precedenti il calo era stato decisamente più contenuto: poco più di 4.000. In Veneto non è diverso e l’inversione di tendenza si è registrata a ottobre: da quasi 12 mila contratti a tempo determinato di settembre e meno di 7.000 a novembre. Poi c’è l’Emilia Romagna: nel 2008 sono stati assunti con contratto a tempo determinato 109 mila persone, 90 mila di queste scadono nei primi sei mesi di quest’anno. Dire che sono a rischio è un eufemismo. Tre economisti del sito de lavoce. info (Fabio Berton, Matteo Richiardi e Stefano Sacchi) hanno stimato che a dicembre sarebbero scaduti 300 mila contratti a tempo determinato e solo una parte di questi (meno del 38 per cento) avrebbe poi potuto ottenere il sostegno al reddito. Questo perché il sistema degli ammortizzatori sociali, salvo qualche intervento realizzato dall’ultimo governo di centrosinistra, non è ritagliato per le misure degli atipici. Gli atipici, si sa, sono i più giovani. Il 21,5 per cento dell’arcipelago del lavoro precario è costituito da lavoratori fino a 34 anni di età. La classe di età compresa tra i 35 e i 44 anni – secondo il Censis – rappresenta il 9 per cento; e ancora meno la classe tra i 45 e i 54 anni: il 6,2 per cento. Ma la precarietà dei giovani – sostiene il Censis – “risulta aggravata” dal netto calo del lavoro tipico nella loro fascia d’età: – 9,5 per cento. E’ così che la precarietà è entrata nel ceto medio, perché sono anche i figli di un piccola borghesia poco avvezza alle intemperie del mercato del lavoro, cresciuta all’insegna della stabilità e del progressivo miglioramento del proprio status, a fare i conti con l’incertezza. Certo, sono i precari delle professioni intellettuali, degli uffici, delle consulenze, della pubblica amministrazione, delle università, della ricerca. Non delle fabbriche e neanche dei call center. Soprattutto perché non esistono paracaduti sociali: il precario, in Italia, è senza rete protettiva. Ed infine, dopo essere stati tanto flessibili e poi anche precari, i nostri lavoratori atipici difficilmente saranno pensionati, almeno come concepiamo noi adesso questa categoria.


ancora su precari e assegno sociale

31 Luglio, 2008

E’ ufficiale: hanno cambiato quei due articoli del decreto legge 112 approvato ala Camera sui precari e sull’assegno sociale. Già ieri mattina la notizia era stata annunciata e si comprendeva la direttrice sulla quale la maggioranza intendeva operare per la riscrittura delle due norme. Vi confermo perciò le critiche che già preannunciavo ieri: incostituzionalità per la norma sui precari e razzista quella sull’assegno sociale. Voglio qui solo fornire una informazione più completa sulla prima norma, per rendere ancora più evidente che l’unico modo per cancellare una bruttura era, appunto, cancellarla. Rifiutando questa strada ecco perciò che la maggioranza, e il ministro Sacconi in particolare, determinano condizioni diverse per una problema uguale. Faccio un esempio. Tre lavoratori hanno la stessa situazione di contratti a termine che mascherano un rapporto di lavoro che dovrebbe essere a tempo indeterminato. Il ricorso al giudice determina tre risposte diverse, a seconda di quando il ricorso viene presentato: se il giudice ha già deliberato, la risposta sarà stata l’assunzione a tempo indeterminato; se il giudizio è in corso, la risposta sarà l’indennizzo; se il ricorso verrà presentato domani, la risposta tornerà ad essere la trasformazione del rapporto di lavoro in essere con l’assunzione a tempo indeterminato. Dove sta la costituzionalità di questa norma? E, per quanto riguarda l’assegno sociale, oltre ad aver discriminato tra cittadini italiani e cittadini extracomunitari – cosa che ne conferma il carattere razzista – è lecito chiedere al governo che cosa succede per quei cittadini italiani emigrati all’estero e che tornano in vecchiaia in Italia? Anche a loro viene negata la possibilità di essere considerati uguali ai cittadini italiani residenti e non verrà loro concesso l’assegno sociale?


due nuove norme disastrose nel decreto 112

28 Luglio, 2008

La Camera ci ha passato il “famoso” decreto 112 che, come vi ho già detto parlando del Dpef, rappresenta la vera manova di politica economica del governo. E’ iniziata per ora la discussione alla Comissione bilancio. In Aula, per il voto, arriverà presumibilmente tra mercoledì e giovedì. Famoso anche perché le cronache hanno raccontato di due emendamenti che il governo ha infilato nel cosiddetto maxiemendamento sul quale ha poi chiesto la fiducia alla Camera. Il maxiemendamento è una formula con la quale si riscrive praticamente tutto il testo – recependo quegli emendamenti che sono stati presentati e che il governo fa propri o nella stesura originaria dei proponenti o con una propria riscrittura – e poi, appunto, lo si sottopone al voto di fiducia. I due emendamenti in questione, di cui gli organi di stampa hanno dato ampio rilievo, riguardano i precari e l’assegno sociale.

Forse conviene che vi spieghi, per quanto è dato di sapere, la genesi dei due emendamenti, perché penso che sia istruttiva e perché vorrebbe dare un alibi al governo nel senso di deresponsabilizzarlo. Il primo nasce perché due deputati della maggioranza, presumibilmente nello svolgimento di una funzione lobbystica, avevano presentato un emendamento teso ad annullare il contenzioso che l’Ente Poste ha con migliaia di giovani lavoratrici e lavoratori. Contenzioso accumulato negli anni in virtù di un meccanismo infernale per il quale da una certa data in poi sono proliferati contratti a termine, per periodi limitati, ma che a rotazione nel tempo si riproducevano. In sostanza, un giovane iniziava con un contratto di “x” numero di mesi – al termine dei quali cessava la sua attività – e dopo alcuni mesi veniva richiamato e si gli attivava un nuovo contratto per un altro “x” numero di mesi, e via così. Questo ha dato appunto origine a un contenzioso aperto presso giudici del lavoro per la stabilizzazione dell’attività svolta. L’emendamento originario tendeva ad azzerare tutto questo contenzioso. Il governo dovendolo recepire, nella riscrittura del maxiemendamento combina il disastro. E cioè, oggi se una persona ritiene il proprio contratto impugnabile ricorre in Tribunale, e se il giudice gli dà ragione, ne può ordinare la trasformazione a tempo indeterminato. Con l’emendamento, invece, questa possibilità al giudice viene negata. Gli vengono soltanto retribuite alcune mensilità. Con ciò, si compie un capolavoro: il lavoratore ritiene di aver subito un torto, va dal giudice, il giudice gli dà ragione, ma perde automaticamente anche quello straccio di contratto a termine che gli garantiva almeno un salario. Diventa cioè un disoccupato. Col che non ci sarà più nessuna lavoratrice o lavoratore che si sognerà di impugnare davanti al giudice un proprio diritto perché rischierebbe immediatamente di trovarsi senza lavoro.

Nel secondo caso, deputati leghisti avevano presentato un emendamento razzista che intendeva impedire agli extrcomunitari di avere lo stesso trattamento dei cittadini italiani quando, superati i 65 anni e senza contributi sufficienti per avere una pensione, ricevevano un assegno sociale di tipo assistenziale.  Anche qui il governo combina il disastro di estendere a tutti il vincolo di dieci anni di contribuzione da lavoro per avere diritto a questo assegno sociale. Con ciò tagliando, ad almeno 800 mila persone, l’unica fonte di reddito, che tra l’altro rappresenta l’unica forma di contrasto alla povertà esistente in Italia.

Fin qui la cronaca. Il balletto di alcuni ministri che si dissociano, che prendono le distanze e tendono a scaricare sui deputati la responsabilità di questi due emendamenti, è puro teatrino della politica, proprio perché, come dicevo, la scrittura del maxiemendamento è responsabilità del governo. Teatrino della politica, peraltro, sulla pelle di persone che si trovano in condizioni di bisogno o che pensano di dover far valere il diritto ad un lavoro stabile. Abbiamo chiesto di calcellare queste norme. Vedremo come finirà……


Più garanzie e tutele per i lavoratori in somministrazione

6 Giugno, 2008

La notizia della firma di un accordo sindacale è sempre una buona notizia. Quando riguarda persone deboli nel mercato del lavoro con scarse tutele, è ancora di più una buona notizia.

E’ stato siglato un importante accordo tra Assolavoro (l’Associazione nazionale di categoria delle Agenzie per il lavoro) e Alai-Cisl, Cpo-Uil, Nidil Cgil (le organizzazioni sindacali che rappresentano i lavoratori atipici) per il rinnovo del contratto dei lavoratori in somministrazione che, per l’anno in corso, ha interessato circa 600mila lavoratori.

L’accordo raggiunto rafforza diritti e tutele, valorizza professionalità e garantisce maggiori certezze ai lavoratori rispetto al nuovo quadro normativo e contrattuale di governo delle flessibilità.

Ecco, quindi, l’ introduzione di una previdenza integrativa specifica, la definizione di un sostegno al reddito per i periodi di disoccupazione, le norme di tutela e sostegno per la maternità, il sostegno per l’accesso al credito, la copertura delle spese sanitarie per il lavoratore e i suoi familiari a carico. Misure, queste, tese finalmente a dotare il variegato mondo del lavoro atipico oltre che di garanzie economiche, anche e soprattutto di un sistema di protezioni sociali.