Affrontare la crisi in quattro mosse

8 Marzo, 2009

imagesNei giorni scorsi Helene Cooper e Sheryl Gay Stolberg del New York Times hanno intervistato il Presidente Obama; l’intervista è stata poi ripresa da Repubblica e penso che sia interessante leggerla (ecco il link). Anzi di più credo che dovrebbero essere in molti (soprattutto chi sta al Governo) a doverla leggere. La cosa che più mi ha colpito e che mi interessa sottolineare è la sua strategia chiara e puntuale che dichiara di voler adottare per fronteggiare questo momento di crisi globale. In primis fare investimenti che permettano di “parare il colpo” attraverso alcune azioni concrete ed immediate come (a) l’indennità di disoccupazione e le tessere alimentari, (b) aiuti ai vari Stati per non aggravare i licenziamenti.  Di seguito rafforzare il sistema finanziario per evitare quel fenomeno pericolosissimo che si chiama credit crunch e che rischia di distruggere definitivamente soprattutto il settore delle piccole e medie imprese. Ancora occuparsi del problema dell’industria automobilistica e dei settori che versano in grave crisi come l’industria pesante.

Ed infine investire a lungo termine sulla crescita economica, puntando sull’energia, l’educazione e l’assistenza sanitaria.

Certo sono linee giuda ma le idee e le aree su cui intervenire mi sembra che Obama le abbia individuate con chiarezza. Differentemente non ho visto la stessa linearità nelle molte parole di Tremonti e di Berlusconi. Mi interesserebbe sapere cosa ne pensate.  


anche nel nuovo millennio esiste la pirateria

19 Dicembre, 2008

imagesCirca un mese fa è stata presentata una  mozione,  sottoscritta dai cinque senatori, tra cui il sottoscritto, che fanno parte del Comitato per la sicurezza della Repubblica (Copasir),  su un fenomeno che sta acquisendo una rilevanza strategica su scala globale: la pirateria che colpisce decine e decine di navi commerciali nel tratto di mare al largo della Somalia. Questo problema deriva e si acuisce con l’assenza di un vero Stato somalo e dal conseguente, drammatico prevalere delle fazioni, spesso armate, che si contendono il controllo di quel territorio. Si tratta di un fenomeno sorprendente per la sua dimensione: basti pensare che, per l’insicurezza da questo determinata, un numero sempre crescente di attività commerciali evita il Canale di Suez (con conseguenze pesantissime, soprattutto per l’Egitto), preferendo la circumnavigazione dell’intero continente africano. E, in effetti, l’entità di questa minaccia va diffondendosi anche in altre zone. Nel corso del 2008, infatti, secondo l’Ufficio marittimo internazionale (IMB) sono stati ben 92 gli attacchi a navi straniere in tutto il pianeta e attualmente sarebbero una quindicina le imbarcazioni sotto sequestro in acque territoriali somale – tra cui una petroliera con 100.000 tonnellate di greggio –  e fra i 250 e i 300 i membri degli equipaggi tenuti in ostaggio. Allo stesso tempo i pirati sono riusciti ad ottenere 150 milioni di dollari in riscatti di mercantili e altre barche sequestrate negli ultimi mesi. Si è dunque venuto a creare un fitto sistema di accumulazione di risorse, spesso oltre il solo territorio somalo, che ha generato in poco tempo una infrastruttura forte, e produttiva. Infatti, secondo analisi internazionali, solo nel porto di Eyl opererebbero oggi 5.000 persone collegate alle attività di pirateria. Queste investono i loro illeciti proventi nella costruzione di nuove imbarcazioni, tanto che il principale cantiere navale somalo, “Puntland boat manufacturing”, riesce oggi a produrne una di 18 metri munita di tre motori in meno di una giornata. A fronte di questa crisi, il già debole governo di transizione somalo, in un vano sforzo di riconciliazione nazionale, aveva invocato l’intervento dell’ONU, il cui Consiglio di sicurezza aveva autorizzato una missione internazionale, per assicurare, soprattutto, la consegna degli aiuti umanitari del programma alimentare mondiale e di altre agenzie dell’ONU per le popolazioni del Corno d’Africa. Dall’8 dicembre scorso, ha preso il via la prima missione congiunta mai intrapresa dall’Unione europea (dal nome “Eunavfor Atlanta”). Il consiglio di sicurezza dell’ONU ha approvato il 2 dicembre all’unanimità la risoluzione n. 1846, sostenendo con vigore il comando britannico dell’operazione. L’utilizzo di mezzi navali ha lo scopo di garantire la sicurezza dei convogli umanitari in transito verso le coste somale , al fine di evitare qualsiasi tentativo di arrembaggio, anche in acque territoriali della Somalia. In seguito, il 16 dicembre, il Consiglio stesso ha approvato un’altra risoluzione, la n. 1851, a conferma di tale impegno. La mozione proposta in Senato, dà l’autorizzazione a tutti i mezzi militari, per un periodo di dodici mesi, di effettuare qualsiasi operazione e utilizzare qualunque strumento – inclusa la forza militare – per smantellare le strutture logistiche del gruppo di pirati nel caso in cui il governo somalo ne faccia esplicita domanda al segretario generale delle Nazioni Unite. Il largo consenso con la quale la mozione è stata approvata è assai importante per impegnare a fondo il nostro governo, in Europa e nelle nazioni Unite, ad individuare tutte le strade per metter fine alla pirateria.


arrestare il gravissimo fenomeno della pirateria

27 Novembre, 2008

images14Ho sottoscritto con Rutelli e altri senatori una mozione sui gravissimi fatti di pirateria accaduti nelle acque somale. La pirateria è un crimine in tempo di pace a giurisdizione universale. Nel corso del 2008 si sarebbero verificati ben 92 attacchi a navi straniere a livello globale e che attualmente, in acque territoriali somale, sarebbero 14 le imbarcazioni sotto sequestro e 268 i membri degli equipaggi tenuti in ostaggio. Secondo quanto dichiarato il 21 novembre dal Ministro degli esteri del Kenya, sarebbero stati pagati oltre 150 milioni di dollari in riscatti di mercantili ed altre imbarcazioni sequestrate negli ultimi mesi al largo delle coste dell’Africa orientale. Proprio per la presenza dei pirati somali, il tratto di mare al largo del Corno d’Africa e del golfo di Aden è divenuto talmente pericoloso da indurre una quota rilevante di mercantili civili a preferire il periplo dell’intero continente africano all’attraversamento del canale di Suez. In Somalia si stanno radicando formazioni terroristiche riconducibili all’integralismo islamico tra cui Al Qaeda, che risulta avervi stabilito proprie basi e propri campi di addestramento. I pirati che agiscono nella zona sono collegati anche ad alcune di queste formazioni e dunque in grado di devolvere loro parte dei riscatti pagati, contribuendo così al finanziamento del terrorismo internazionale. In base alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu 2 giugno 2008, è operativa una missione Nato autorizzata anche ad entrare in acque territoriali somale e ad usare tutti i mezzi necessari a reprimere gli atti di pirateria, in accordo con i principi della legalità internazionale. E’ previsto che a partire dal prossimo mese di dicembre l’Unione europea assuma la responsabilità della missione. Chiediamo al governo di assumere ogni possibile iniziativa in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, affinché la Comunità internazionale adotti gli atti necessari a porre fine a tali crimini di pirateria, per debellare questo fenomeno, ripristinando la piena utilizzabilità delle vie marittime.