occorre un intervento del governo a garanzia dei Fondi integrativi pensionistici per chi lascia ora il lavoro

23 Novembre, 2008

images11Si è aperto un problema molto serio che riguarda i Fondi pensione solo per chi lascia ora il lavoro. La Covip (che è l’organo di vigilanza sui fondi pensione) ci dice che la crisi dei mercati finanziari non lascia immuni i rendimenti degli stessi Fondi. I dati ci dicono che nei primi dieci mesi dell’anno la performance segna un rosso dell’8% per i Fondi negoziali e questo crea un problema molto serio per quei lavoratori che hanno lasciato l’attività lavorativa a partire dalla fine dell’agosto scorso, o che la lasceranno nei prossimi mesi. Vale a dire nel periodo del picco della crisi dei mercati finanziari. La Covip giustamente chiede pertanto l’intervento del governo, finalizzato a compensare le perdite subentrate, appunto, negli ultimi mesi di bufera finanziaria. Il problema ovviamente riguarda le persone che sono appena andate in pensione e che, quindi, hanno potuto accumulare nel Fondo complementare una quantità di risorse comunque non elevata e, soprattutto, per un periodo di tempo altrettanto limitato. Per tranquillizzare la stragrande maggioranza degli iscritti ai Fondi va detto che la convenienza alla sottoscrizione del Fondo va infatti misurata sull’intera vita lavorativa e non nell’arco di un periodo breve e, in più, che i tipi di investimento dei Fondi negoziali sono assai oculati e solo in una parte ridottissima fanno riferimento al mercato azionario. Non a caso questa situazione di gravità riguarda – secondo la Covip – 10-20 mila persone. Serve quindi un intervento finalizzato del governo.


assemblea unitaria di Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil di Firenze – un’occasione mancata per la politica

17 Novembre, 2008

Questa mattina ho partecipato ad una iniziative a Firenze nella sala dei Dugento del Comune promossa dai tre sindacati confederali dei pensionati. Due cose positive e una assai negativa, sono il risultato di questa iniziativa. Quelle positive riguardano, innanzitutto, il carattere unitario di quell’assemblea. Di questi tempi è cosa di grandissima importanza e segna che vi sono tutte le condizioni per mantenere unito il sindacalismo confederale, basta volerlo davvero e basta stare al merito delle questioni che interessano i lavoratori e i pensionati. E questo è proprio la seconda positività di questa mattina. La relazione del segretario della Fnp Mauro Scotti, infatti, e le conclusioni del segretario dello Spi Daniele Bettarini sono state assolutamente in sintonia, hanno evidenziato la gravità della situazione che attraversano i pensionati oggi, a partire dai grandi problemi di reddito che rendono sempre più difficile l’arrivare alla fine del mese, dalle preoccupazioni per i tagli alla spesa sociale, specie alla sanità e le proposte concrete per rispondere a tali problemi. Proposte, per altro, che riprendono la piattaforma unitaria di Cgil, Cisl, Uil del novembre dell’anno scorso. La cosa negativa è che l’iniziativa era stata voluta per incontrare i 51 parlamentari toscani di tutti i gruppi e dialogare con loro proprio di questi temi. In sostanza, i sindacati dei pensionati volevano che si concretizzasse, in generale, un fondamento della democrazia e,in particolare, un dialogo fra politica e forze organizzate della società. Un modo, dico io, almeno per accorciare le distante, che temo si stiano allargando, tra la politica e le persone in carne ed ossa, i problemi e le ansie che percorrono le famiglie. Ebbene c’ero solo io. Ero l’unico parlamentare presente!


la crisi finanziaria e l’economia reale

18 Ottobre, 2008

Qualche giorno fa scrivevo a proposito dell’incremento dei dati sulla cassa integrazione e dell’annuncio di Confindustria, circa la revisione al ribasso della loro precedente previsione sull’andamento del Pil per il prossimo anno, che sanciva l’ingresso dell’Italia nella recessione. Ancora ieri tornavo sull’argomento parlando del documento sulla situazione economica del Pd. Ora l’Istat conferma che l’emergenza finanziaria tocca l’economia reale. I dati che il nostro Istituto di statistica ci fornisce riguardano l’andamento dell’industria nel mese d’agosto: il fatturato crolla dell’11%; gli ordinativi del 5,2%; il deficit del commercio estero sale al 2,1 miliardi di euro. E, soprattutto, la produzione cala del 14,3%. Dati allarmanti, in particolare se riferiti ad un mese nel quale il disastro finanziario non aveva ancora raggiunto i livelli di questo mese. La contrazione dei redditi da lavoro e da pensione, riducono i consumi e di conseguenza la produzione. Una spirale che andava già spezzata mesi fa; che il Governo avrebbe dovuto interrompere intervenendo, come abbiamo chiesto inascoltati come partito democratico e come sindacati, per via fiscale sostenendo i redditi degli italiani; che sarebbe sciagurato se si ritardasse ulteriormente. Le proposte del Pd sono in campo e rappresentano l’unica ricetta per difendere l’economia reale del nostro paese dagli effetti della crisi finanziaria mondiale. Il Governo per lo più continua a tacere, a far finta di non guardare la realtà di un paese che di giorno in giorno si impoverisce, a voltare la testa dall’altra parte di fronte alla fotografia della povertà del nostro paese, segnalata drammaticamente dalla Caritas e quando parla…   


Il Dpef e la “distrazione” su salari e pensioni

3 Luglio, 2008

Vi parlerò spesso, nei prossimi giorni, del Documento di programmazione economica e finanziaria 2009-2013 e dei decreti sostanzialmente ad esso collegati. Ma vi dico subito che la cosa che più colpisce del Documento è l’assenza totale del tema vero della politica economico-sociale del Paese: la questione salariale e dei redditi da pensione. Solo Tremonti e gli altri Ministri, neppure in una manciata di secondi dei nove minuti impiegati per approvarlo, non si sono ricordati di questo “particolare” e questa mi pare onestamente una colpa grave. Tenderei ad assolvere il Presidente del consiglio, poiché sappiamo assai impegnato, in ogni istante ed esclusivamente, a pensare come legiferare per se stesso. Come abbiano potuto il Ministro dell’economia e gli altri a “distrarsi” su questo punto, ancora non riesco a spiegarmelo. Anche perché, quando hanno deciso la percentuale di inflazione programmata, qualche secondo a riflettere sulle implicazioni avran ben dovuto spenderlo. E allora, come può non esser loro venuto in mente la vera e propria emergenza nazionale rappresentata dagli stipendi e dalle pensioni, visto lo stretto rapporto fra questi e il tasso d’inflazione programmata? Insisto: comprendo il Presidente del consiglio, ma loro…   


Allarme inflazione, prezzi, salari, pensioni

3 Giugno, 2008

In questi giorni molte sono state le notizie, i commenti, le prese di posizione in tema di salari e dintorni. L’Istat, per esempio, ci ricorda che la povertà esiste davvero, che le famiglie non ce la fanno ad arrivare a fine mese; l’Istituto stesso ci dice anche che l’inflazione di maggio è arrivata al 3,6% – mai così alta dall’agosto del 1996 – e che nella lista degli apprezzamenti, oltre all’impennata dei prezzi energetici che ci accompagna ormai da mesi, i generi alimentari sono aumentati, in ragione d’anno, del 5,7% e che, addirittura, il pane è rincarato del 12,9% e la pasta del 20,4% rispetto all’anno scorso; la Federconsumatori, che contesta il dato ufficiale ritenendolo sottostimato, ritiene che le famiglie subiranno un aggravio di spesa di 1973 euro annui; il Governatore della Banca d’Italia indica la necessità di riduzione di alcune importanti aliquote d’imposta per migliorare le aspettative delle famiglie; il Segretario generale della Cgil rilancia la priorità di interventi generalizzati a sostegno dei salari e delle pensioni; Veltroni  ribadisce che salari, stipendi e pensioni rappresentano una vera e propria emergenza nazionale.

Il Governo, di fronte a tutto ciò che fa? Detassa gli straordinari e abolisce l’Ici. Dà, cioè, un po’ di soldi in più a chi può fare qualche ora di straordinario, nei periodi in cui l’azienda ne ha bisogno e alle famiglie agiate che non erano ricompresse nella cancellazione dell’Ici decisa dal Governo Prodi per oltre il 40% dei possessori di prima casa. Due interventi, perciò, che, al di là di cosa se ne possa pensare nel merito, ed io non ne penso affatto bene, non hanno il carattere di un intervento generalizzato su fasce di reddito da lavoro dipendente e da pensione che, prioritariamente, ne avrebbero un gran bisogno. Se l’emergenza è davvero delle dimensioni descritte c’è bisogno di misure urgenti in grado di sostenere i redditi e rilanciare i consumi. Il Pd le ha avanzate in campagna elettorale e le rilancia oggi. Vanno dal buono di 600 euro per tre milioni di famiglie bisognose, da spendere in negozi convenzionati prevedendo anche il diritto ad ulteriore sconto del 5 – 10%, all’aumento delle detrazioni per produzione del reddito al lavoro dipendente e all’estensione ad un’altra fascia di pensionati, oltre a quella che già ne ha beneficiato, di quella sorta di quattordicesima istituita dal Governo Prodi. E poi interventi fiscali per alleggerire le tasse sul salario aziendale frutto della contrattazione fra imprese e sindacati, finalizzati all’aumento della produttività e a favorire l’estensione della contrattazione e di relazioni sindacali più strutturate e positive per gli interessi dell’azienda e di chi vi lavora.    


I pensionati, una priorità per il Paese.

26 Marzo, 2008

Si riprende l’avventura dopo la pausa pasquale con un tema di grandissima attualità che il Pd affronta con coraggio e determinazione: le pensioni! Già il protocollo sul welfare ha agito in modo significativo sui redditi dei pensionati, incrementandolo di una somma compresa tra i 336 ed i 504 euro l’anno. Nonostante questa importante misura introdotta a luglio, i redditi da pensione sono troppo soggetti ad erosione del loro potere d’acquisto, soprattutto quelle più vecchie. Per questo le proposte del PD, presentate questa mattina da Veltroni, affrontano in modo pregnante il problema della difesa del potere d’acquisto delle pensioni, utilizzando la leva fiscale. Le detrazioni  previste riguardano i pensionati di oltre 65 anni e crescono in relazione all’età anagrafica e al reddito da pensione, con un incremento di quasi 400 euro l’anno per le pensioni fino a 25mila euro e un incremento tra i 250 e i 100 euro l’anno per le pensioni comprese tra 25mila e 55mila euro. Oltre agli interventi di carattere finanziario, che sono determinanti a fronte di un impoverimento assai preoccupante di una parte consistente della popolazione italiana quale quella dei pensionati, il programma del PD si propone l’ambizioso obiettivo di intervenire strutturalmente sui meccanismi che generano tale erosione. In particolare si prevede di introdurre l’indice del costo della vita delle famiglie di pensionati che andrebbe a modificare l’attuale meccanismo di indicizzazione delle pensioni che, avendo come riferimento l’indice generale dei prezzi al consumo, non tiene conto delle differenze di consumi tra le diverse generazioni. Sempre in tema di equità intergenerazionale tra pensionati e tra questi e i lavoratori, si prevede di legare l’indicizzazione “reale” delle pensioni, calcolate con il metodo contributivo, all’andamento di un indice di sostenibilità dato dal rapporto tra spesa pensionistica e monte dei redditi da lavoro. La proposta è corredata da copertura finanziaria certa. Prosegue, con questa proposta, la presentazione all’opinione pubblica delle priorità di governo del Partito Democratico e così, ancora una volta, si dimostra la distanza e l’alternatività con programma della destra.

LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO SULLE PENSIONI


A proposito di programmi uguali

16 Marzo, 2008

Continuo a leggere articoli e sentire commenti tesi a dimostrare che i programmi del Partito democratico e dello schieramento di destra siano sostanzialmente uguali. Molti esponenti Democratici hanno più volte dimostrato quanto questa tesi sia priva di fondamento, anzi nasconda un tentativo di occultare le grandi novità programmatiche introdotte da Veltroni e che stanno smuovendo finalmente lo stagno della politica italiana. Ciò nonostante c’è chi prosegue nel sostenere questa tesi! Temo che a nulla valgano o varranno argomenti opposti, né la lettura pura e semplice dei due programmi, di per sé esaustiva di ogni disputa al riguardo. E lo penso perché mi appare evidente che sostenere quella tesi rappresenti nulla di più che un’operazione tutta politica e, pertanto e purtroppo, immagino che si protrarrà al di là di qualsiasi ragionevole e soprattutto documentata evidenza contraria. Questo non significa però smettere di contrastarla ogni volta essa si presenti, ogni volta che trattando un qualsiasi argomento  ci venga offerta la possibilità di fare chiarezza e  rendere ancor più evidente la distanza, l’alternatività delle tesi in campo. Il tema pensioni mi offre questa occasione! Ed è proprio Berlusconi, con le dichiarazioni rilasciate ieri al convegno di Confcommercio,  a darmene l’opportunità. Ha, infatti, sostenuto che il suo programma prevede di rimettere mano alle pensioni, ripristinando la “riforma” Maroni. Questo significa teorizzare il ritorno al famigerato scalone, o a qualche invenzione simile che obblighi, comunque, ad un ulteriore prolungamento dell’età pensionabile; considerare tutto il lavoro uguale, senza tener conto della diversa usura che viceversa esiste; prevedere una diminuzione consistente delle pensioni delle giovani generazioni, attraverso l’abbassamento dei coefficienti di calcolo. In sostanza, significa tornare all’iniquità di quella “riforma”, alla quale l’accordo Governo-Parti sociali del 23 luglio dell’anno scorso aveva positivamente messo riparo. Ma significa anche ritornare allo schema perseguito nei cinque anni di Governo della destra e che portò ad uno scontro sociale acutissimo: la volontà di considerare ininfluenti i sindacati e, in generale, tutti i corpi intermedi della società, perseguendo politiche contrarie agli interessi da essi rappresentati, soprattutto quando questi sono tutt’altro che corporativi, come nel caso di quelli interpretati dal sindacalismo confederale. Con uno schema siffatto non si governa positivamente una società complessa, non si persegue coesione sociale, non si sconfiggono egoismi e particolarismi. E, cosa da non dimenticare, si colpiscono le persone che lavorano!

E se questo è un programma uguale…