A ognuno il suo mestiere

23 Maggio, 2009

Imbonitore, showman, artista. Ormai non passa giorno che non assistiamo, sempre più increduli e sbigottiti, alle colorite, gravi e preoccupanti esternazioni del presidente del consiglio. Contro la Magistratura “estremisti di sinistra”, riferendosi alla vicenda Mills, relativamente alla sentenza di primo grado che lo ha giudicato colpevole per aver corrotto un teste in processi per falso in bilancio, fondi neri, evasione fiscale; contro il Parlamento Italiano,  accusandolo di essere un “organismo pletorico, inutile e controproducente”; contro il Parlamento europeo, denunciando che “ci sono cose più importanti da fare che stare lì per un giorno con le mani dentro la scatoletta del voto e votare cose che nessuno può sapere cosa sono”.  Non ultima, l’esibizione all’assemblea della Confindustria, assise nella quale i suoi predecessori hanno sempre parlato di economia, lavoro, crisi, ripresa economica e dove, invece, lui ha semplicemente esibito le sue doti di anchorman. Ha elencato le sue avventure e disavventure, arrivando persino a “ironizzare” sulla  “velina Marcegaglia”. Purtroppo, devo dirlo, ricevendo gli applausi di una parte consistente di quel parterre ad alcuni passaggi del suo intervento. E questo, trattandosi di un pezzo non secondario della classe dirigente di questo paese, la cosa non è per nulla consolante. Sembra un personaggio uscito dai format che le sue televisioni proiettano da anni.

Signor Presidente, stiamo ascora aspettando le dieci risposte. Fin quando?


Ci sentiremo più sicuri adesso?

25 Luglio, 2008

Qualche settimana fa vi ho parlato del decreto sicurezza. Era, infatti, in discussione, in prima lettura, in Senato. L’altro ieri lo abbiamo (l’hanno) approvato definitivamente. Ricorderete. Era la fine di maggio, era ancora il tempo nel quale il “lupo” sembrava diventato improvvisamente agnello. Il tempo nel quale sembrava potesse iniziare una Legislatura improntata alla civiltà dei rapporti maggioranza-opposizione, perfino che si potesse iniziare un lavoro comune per le modifiche istituzionali, da tutti definite necessarie al Paese. Poi, all’improvviso, durante un weekend, il Presidente del consiglio scrive una lettera al Presidente del Senato. Una lettera che rovescia completamente la fase politica. Precipita sul Senato quell’emendamento salva processi(o), proprio quando stavamo discutendo, senza pregiudizi da parte nostra, sul decreto.  E da lì il resto è cronaca che conoscete. Ora il decreto è tornato da noi, quell’emendamento – che ormai non serve più, avendolo meglio sostituito con il “lodo Alfano” – è stato riformulato, risultando ora una specie di pastrocchio essendo venuto meno la ragione vera che lo aveva originato, il carattere di estrema urgenza con il quale era stato presentato a maggio ha lasciato il campo al provvedimento sull’immunità per Berlusconi, che infatti ha scavalcato nell’agenda il decreto stesso. Abbiamo presentato emendamenti che ci sono stati regolarmente bocciati, anche se la stessa maggioranza ne abbia riconosciuto la sensatezza e l’opportunità. Parlavano concretamente di lotta alla mafia, alla grande criminalità internazionale, di traffici di essere umani, di grave sfruttamento sul lavoro, di violenza sulle donne e minori, di sfruttamento della prostituzione anche internazionale e minorile, di sicurezza stradale. Ma tant’è, cosi va il mondo! La maggioranza è d’accordo, ma non li vota. Perché? Perché no! Ci penseranno loro; cosi ci hanno detto, senza però dirci quando. In attesa di quel tempo, hanno pensato bene, intanto, di tagliare nettamente le risorse per il comparto sicurezza e per la giustizia, riuscendo in un capolavoro che non ha precedenti: “unificare” tutte le forze di polizia, sicurezza e prevenzione del Paese, di ogni orientamenti ideale, di destra e di sinistra. Rappresentanze di 500.000 lavoratori del comparto sicurezza e difesa che hanno sottoscritto un unico documento di condanna dell’operato del Governo. Sosterremo la loro lotta, ritenendo gli obiettivi che si prefigge necessari alla sicurezza dei cittadini.


Berlusconi ha raggiunto lo scopo: ha l’immunità

23 Luglio, 2008

Ecco! Un altro colpo è stato portato al nostro sistema istituzionale, politico,  giuridico. Ieri abbiamo (hanno) definitivamente approvato il cosiddetto lodo Alfano. Cioè, la norma che dà l’immunità al il Presidente del consiglio per tutto il mandato di capo del governo. Si è vero, la norma estende questa condizione anche al Presidente della Repubblica e ai presidenti di Camera e Senato. Ma ciò serve solo alla maggioranza per mascherare l’unica vera ragione per la quale è stata pensata, voluta e approvata in pochissimi giorni (tempi da record): salvare l’on. Berlusconi dall’essere perseguibile e perseguito dalla magistratura. Un vero e proprio salvacondotto. E che questa sia l’unica verità lo certifica il gioco messo in atto dal governo e dalla maggioranza sul provvedimento sulla sicurezza – ve ne diedi conto all’epoca – allorquando presentarono – a seguito di quella allucinante lettera che Berlusconi scrisse al Presidente del Senato – l’emendamento col quale si bloccavano per un anno moltissimi processi, anche riferiti – un vero assurdo – a reati per i quali si sollecitava proprio una nuova normativa sulla sicurezza dei cittadini del nostro paese. Allora si avventurarono, arrampicandosi sugli specchi, in mille improbabili spiegazioni tese ad occultare la vera ragione dell’emendamento, esclusivamente legata al processo Mills. Quell’emendamento apriva la pista all’autostrada del lodo Alfano, al punto da rendere non più necessario introdurre, in quel modo e con quel contenuto, quella modifica nel Decreto sicurezza. Le ragioni politiche della nostra contrarietà al disegno di legge “Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato” le ha esposte molto bene Anna Finocchiaro, nella dichiarazione di voto sul provvedimento. Alla lettura delle sue parole vi rimando, poiché meglio non potrei scrivere. Voglio, qui, riferirvi di un aspetto politico-procedurale che il nostro gruppo ha sollevato in Aula l’altro ieri. Si tratta della pregiudiziale di costituzionalità del provvedimento. Vale a dire la necessità di discutere e votare – prima dell’analisi di merito dei singoli articoli – sulla costituzionalità del testo. E’ un atto politico molto forte a cui si ricorre quando si ritiene che il provvedimento in discussione, ne da conto anche Finocchiaro nel suo intervento, sia palesemente in contrasto con i dettami della Costituzione. Le ragioni principali di incostituzionalità che abbiamo sollevato – e bene esposto in Aula da Stefano Ceccanti – riguardano in primo luogo il fatto che, quando si stabiliscono delle eccezioni – perché di questo si tratta – di cosi grande rilevanza al principio costituzionale di uguaglianza fra i cittadini, non può che essere la Costituzione a stabilire se, come, quando e per chi tale situazione sia legittima. Non quindi una legge ordinaria. In secondo luogo, si assemblano, nella norma, cariche dello Stato assai diverse dal punto di vista della loro legittimazione e che, quindi,difficilmente possono essere trattate allo stesso modo dalla norma stessa. Basti pensare che il Presidente della Repubblica è eletto da deputati, senatori e rappresentanti delle regioni, i Presidenti di Camera e Senato dalle rispettive assemblee e il Presidente del Consiglio è nominato dal Presidente della Repubblica, sia pur in presenza di un risultato elettorale. C’è poi la questione che l’immunità perviene automaticamente, addirittura ben al di là della norma di immunità dei parlamentari esistente ormai parecchi anni fa, che fu cancellata per i guasti e gli abusi che provocava. Ma almeno essa era sottoposta ad una decisione del Parlamento. Il salva Berlusconi opera, invece, automaticamente. Infine, il problema del perché si attribuisca questa prerogativa solo ai capi di alcuni organi e non anche all’intero organo. Un solo esempio, il Governo. Esso è un organo collegiale e come tale opera. Perché quindi la norma dovrebbe intervenire solo sul Presidente del Consiglio? E questa domanda ci riporta all’inizio: perché Lui è la ragione di tutto! Per Lui – parafrasando una vecchia canzone – fanno tutto. Anche contro la Costituzione.


A proposito del lodo Alfano

11 Luglio, 2008

Tra qualche giorno arriverà al Senato il testo di quell’obbrobrio giuridico e politico che ormai passa sotto il nome di “Lodo Alfano”, con il quale sostanzialmente – ed è l’unica ragione per la quale la maggioranza lo ha proposto – si dà l’immunità al Presidente del Consiglio. Avrò modo di tornare su questo argomento quando i lavori del Senato lo calendarizzeranno.

Ora vi consiglio la lettura dell’intervento di Walter Veltroni alla Camera di ieri.