10 Novembre, 2009
In questo periodo, a livello politico, per il Pd sono successe cose molto importanti (primarie, elezione di Pierluigi Bersani a Segretario e prima convocazione dell’Assemblea nazionale). Nell’attività parlamentare il Senato si è occupato degli infortuni sul lavoro, della vicenda della morte di Stefano Cucchi, del decreto ormai noto come quello che privatizza l’acqua, del bilancio dello Stato e, da oggi, della legge finanziaria. Mi scuso di questa “interruzione” di comunicazione con voi; proverò di seguito a colmare la lacuna. E INTANTO, MENTRE MI ACCINGO A SCRIVERE, LE AGENZIE RIPORTANO LA NOTIZIA DELL’IRRUZIONE DI QUESTA MATTINA ALL’ALBA DELL’EX AMMINISTRATORE DELEGATO DELLA SOCIETÀ EUTELIA, SAMUELE LANDI, ALL’INTERNO DEGLI STABILIMENTI DI ROMA DA GIORNI PRESIDIATI DAI LAVORATORI IN AGITAZIONE. E’ un episodio di inaudita gravità che, peraltro, dà il segno della qualità del vertice della Società e sul quale la magistratura è chiamata ad indagare, e che chiama in causa il governo e il Ministro del lavoro, affinché si convochi urgentemente un tavolo di confronto sul futuro industriale e occupazionale di Eutelia Agile e anche per scongiurare ulteriori escalation di tensione e violenza.
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10 Novembre, 2009
Il 21 ottobre abbiamo svolto in Aula un dibattito importante sugli infortuni sul lavoro. L’occasione, per una volta, non c’era data da qualche lavoratore morto in una città, o in un’altra, bensì dalla prima relazione intermedia sull’attività svolta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro. Un lavoro unitario importante, seppur svolto in un contesto nel quale il Governo è intervenuto con atti che hanno messo seriamente in discussione un quadro legislativo che il Governo Prodi aveva positivamente delineato con il testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Un lavoro unitario che ha prodotto, per esempio, un’importante iniziativa emendativa della Commissione allorquando il Governo licenziò quell’obbrobrio di norma – di cui vi parlai allora – che deresponsabilizzava i manager d’azienda in caso di incidenti gravi (la cosiddetta norma salva-manager). Ricorderete che intervenne anche il Presidente della Repubblica per denunciare la pericolosità di quella norma… Un lavoro unitario che, in generale – e questa è il risultato più importante e duraturo, sul quale andare ancora più avanti nel lavoro della Commissione – ha contribuito a diffondere la cultura della sicurezza sul lavoro che è una condizione decisiva per combattere proficuamente il fenomeno.
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22 Ottobre, 2009
In questi giorni è iniziata una campagna di presidi della CGIL, volta a dare più visibilità possibile alle problematiche del mondo del lavoro, a tutte le lavoratrici e i lavoratori di ogni categoria, che in questi lunghi mesi stanno soffrendo le tragiche conseguenze della crisi economica. Per un intero mese, dal 19 ottobre al 13 novembre, i lavoratori di tutto il paese si incontreranno nelle piazze di Roma, per protestare contro la pessima gestione della crisi da parte del governo.
Questa mattina sono andato a porgere il mio saluto al presidio di Piazza Barberini a Roma e, soprattutto, a portare tutta la mia solidarietà ai lavoratori del Lazio, Piemonte, Val d’Aosta, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trento e Bolzano, che rappresentavano con la loro presenza le migliaia di donne e di uomini di quelle regioni che si stanno battendo per la difesa del proprio posto di lavoro.
Spero che a questo punto il governo, piuttosto che andare dietro alla ormai celebre boutade di Tremonti sul posto fisso, si occupi finalmente, come tutti i governi del mondo, della crisi, delle sue implicazioni in termini di occupazione e di prospettive produttive, di dare coperture più solide e soprattutto universalistiche a chi oggi perde o rischia di perdere il posto di lavoro e, in generale, decida di sostenere i redditi da lavoro e da pensione, perché ve ne è un gran bisogno e perché ciò può determinare il necessario rilancio della domanda.
Spero anche che i media decidano di occuparsi stabilmente del tema lavoro e non solo episodicamente quando la cronaca lo impone magari per dar conto di forme di lotta eclatanti come quelle alle quali assistiamo da qualche mese, peraltro esse stesse figlie del silenzio assordante sulle condizioni di occupazione che la crisi ha determinato.
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20 Ottobre, 2009
Buona l’uscita di Tremonti sul lavoro stabile. Davvero niente male. Ancora una volta il Ministro dell’Economia ci stupisce con una novità che, come spesso capita per i pensieri che diffonde, crea clamore e spesso disorienta. Il tema di questa volta non fa eccezioni. Anzi… E quindi, nessuna difficoltà a riconoscergli che ha ragione, né è utile attardarsi su giudizi del tipo “meglio tardi che mai” o simili. Che il Ministro più importante del Governo metta la parola fine a quella vera e propria ideologia della flessibilità-precarietà propinataci per quasi un ventennio e ristabilisca, anche da destra, la verità in tema di lavoro – anche in termini di inscindibilità fra stabilità, realizzazione di sé e progetti di vita – non può che essere salutata come molto positiva. Il piccolo particolare che ancora manca – ma sono certo che arriverà “a stretto giro di posta” – è la traduzione di questo pensiero in azione di governo. Il che significa, innanzitutto e principalmente, invertire, capovolgere un’intera politica in tema di lavoro e mettere fuori gioco gente come Sacconi e Brunetta che, proprio di quella ideologia, non solo sono i principali propugnatori, ma anche i migliori pratici realizzatori. Non a caso il primo è stato zitto ed il secondo ha liquidato l’uscita di Tremonti in malo modo. Ovviamente non perdiamo il sonno per quei due, ma siamo molto attenti e curiosi di vedere se e come Tremonti darà seguito in modo conseguente al ragionamento di ieri.
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19 Ottobre, 2009
Davvero bella la manifestazione di sabato contro il razzismo e per i diritti di tanti concittadini che provengono da paesi diversi dal nostro. Eravamo davvero tanti in un corteo tra i più belli che ricordi. Una piattaforma chiara e giusta a cui ho aderito subito e che non si prestava a “declinazioni”, interpretazioni, o stiracchiamenti: No al razzismo, al reato di clandestinità e al pacchetto sicurezza. La stessa presenza di 500 associazioni, rappresentative di tutte le tendenze, dava il segno di una manifestazione costruita con sapienza e volendo unire tutto ciò che era realisticamente possibile. Qualcuno di quelli che è lecito aspettarsi che ci sia, mancava, ma sappiamo che anche su loro possiamo decisamente contare per le battaglie politiche che ancora abbiamo davanti. E appunto, ora dobbiamo andare avanti. Qualcosa si muove, anche a destra. Le prese di posizione del Presidente della Camera Fini sono di grande rilevanza. E questo ci fa ben sperare. Il leghismo razzista dilagante si può fermare. Si può sconfiggere il binomio sicurezza-immigrazione. Si può ricostruire una cultura dell’accoglienza, dell’uguaglianza, della parità di diritti. La cultura della multietnicità.
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16 Ottobre, 2009
L’accordo separato sul contratto dei metalmeccanici è l’esatto contrario di quel che sarebbe necessario in questa fase di crisi dell’economia e delle nostre industrie, in particolare, di quelle metalmeccaniche. Lo dico, sinceramente scevro (almeno il più possibile) da richiami d’appartenenza alla mia vecchia e cara “ditta”. Non voglio parlare di merito, dei contenuti dell’intesa, sui quali ho pur delle opinioni. Parlo di una questione politica che viene prima dei contenuti. Che attiene all’approccio stesso alle relazioni sindacali, specie in tema di contratto. Diciamo allo spirito col quale ci si siede ai tavoli. All’idea politica che si intende perseguire nell’occasione principe delle relazioni stesse, vale a dire il contratto. Per questo mi pongo delle domande. Che senso ha escludere la più grande organizzazione di rappresentanza dei lavoratori di quel settore? Che senso ha mettere in mora la parte maggioritaria dei lavoratori quando si definisce il contratto, cioè la cosa più importante che hanno a loro disposizione per difendere le condizioni di lavoro, professionali ed il loro salario? E’ questo l’interesse vero delle aziende? E’ questo quel che serve alle aziende in un momento come questo? Assisto ad un dilagare di insensatezza e di una vera e propria furia ideologica di quella parte di Federmeccanica che ha imposto la strada dello scontro, che non porterà nulla di buono, innanzitutto per le imprese. Capisco, invece, perfettamente l’atteggiamento del governo e del suo Ministro del lavoro che perseguono questa sciagurata strada da quando si sono insediati. Dividere, isolare la Cgil e le sue categorie, sono state, infatti, le parole d’ordine, anzi l’ossessione (perché di questo si tratta) di Sacconi. Quando si dice “un paese normale”… Quel Ministro è uno degli emblemi della (ahi noi!) nostra anormalità. Uno che vive il proprio mandato al solo scopo di colpire la più grande organizzazione di rappresentanza del paese, come può svolgere la sua funzione, almeno decorosamente? Che tristezza! Ultima domanda: e adesso? Vedremo nei prossimi giorni cosa deciderà la Fiom per riconquistare concretamente il proprio ruolo contrattuale. Il Pd deve non estraniarsi da questa vicenda. E lo deve fare in modo rispettoso dell’autonomia delle parti sociali evitando, per esempio, di dar pagelle sul merito perché non credo che questo sia compito di un partito. Quel che è utile e giusto per un partito come il nostro è quello di chiedere, senza ambiguità, che le lavoratrici e i lavoratori possano, con il voto, DECIDERE sul loro contratto. Solo per questa via è possibile provare ad aggiustare i cocci.
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13 Ottobre, 2009
Domenica ricorreva la giornata dedicata alle morti e agli infortuni sul lavoro. Ancora una volta, come in altri importanti momenti della sua presidenza, il Presidente della Repubblica ha fatto sentire la sua voce forte ed autorevole su questa vera e propria piaga sociale. Centinaia di morti bianche e migliaia di infortuni, spesso invalidanti in modo grave, anche quest’anno – anche se c’è da registrare una positiva flessione rispetto all’anno precedente – dimostrano quanto sia necessario che questo tema sia fortemente, costantemente (e non solo quando si verificano incidenti eclatante) al centro dell’attenzione di tutti e di un impegno di tutti per ricercare le soluzioni più idonee. I terreni dell’iniziativa concreta sono davvero molteplici e vanno oltre il protagonismo delle sole forze sociali, peraltro assolutamente decisivo e al contrasto di un approccio pericoloso del governo al tema sicurezza sul lavoro, in totale controtendenza all’impegno politico e normativo, importante ed innovativo, del Governo Prodi, che aveva fatto fare un salto di qualità alla lotta alle morti bianche e agli infortuni. Penso al terreno culturale, ancora così marginale nella vita sociale del nostro paese. Basti pensare a quanto, troppo spesso, lo sguardo dei cittadini, di fronte ad una impalcatura palesemente irregolare, si volti dall’altra parte. Il dovere della legalità, il senso civico, anche su un tema come questo, marca un’insufficienza assai colpevole. Questo chiama in causa, certamente, responsabilità generali antiche, ma rifuggendo da questo comodo alibi, ci sono cose che si possono e si devono fare subito. Penso, in particolare, ad un protagonismo del nostro sistema scolastico, fin’ora praticamente assente, che potrebbe rivelarsi decisivo a rendere coscienza civica comune l’attenzione alle condizioni di lavoro, alla sicurezza degli impianti, al rispetto delle norme.
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29 Settembre, 2009
La Nortel è una società multinazionale canadese produttrice di tecnologie e apparati per le reti di comunicazione telefoniche e Internet fisse e mobili, tra i primi e più avanzati produttori al mondo nel settore ed è presente in 150 paesi con 25.000 dipendenti circa. In Italia – dove l’azienda sta continuando a lavorare per clienti come il Ministero degli Esteri, dell’ Interno e delle Finanze – impiega tra Roma e Milano 80 persone altamente qualificate tra ingegneri, progettisti e tecnici specializzati. Nonostante la filiale italiana continui a generare fatturato e profitti (ha chiuso il 2008 con un utile di 5 milioni di euro), lo scorso 2 luglio 2009 l’Azienda ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per 38 lavoratori. Ha rifiutato, in un confronto istituzionale tra sindacati e governo, di sospendere tali licenziamenti, e ha dichiarato di non voler intraprendere alcuna trattativa su strumenti alternativi, come la Cassa integrazione, che avrebbero potuto evitare il peggio. La Ernst & Young – che sta amministrando la Nortel a livello globale – inoltre, avvalendosi di una procedura di protezione del credito che si basa su una legge inglese, non intende dare ai lavoratori il Tfr che gli spetta nei tempi previsti dalla legge italiana. Questo atteggiamento è assolutamente arrogante, fuori da qualsiasi contesto di normali relazioni sindacali, sprezzante verso le regole che sovraintendono la tutela dei lavoratori nei casi di crisi aziendale o addirittura di chiusura. E, ovviamente, tralascio la gravità in sé dell’atto che mette sul lastrico i lavoratori licenziati. Questo ha reso necessario il ricorso al giudice da parte del sindacato per attività antisindacale finalizzato proprio a sanzionare tale comportamento ma soprattutto a realizzare un cambio di atteggiamento da parte della società. I lavoratori sono in sciopero ad oltranza, in stato di assemblea permanente. E con loro le loro famiglie. Da parte nostra continueremo ad essere al loro fianco e a sostenere l’iniziativa del sindacato nelle forme e nei modi più opportuni, affinché si riprenda il confronto, si trovino soluzioni condivise, tese a salvaguardare i posti di lavoro e a garantire ammortizzatori sociali adeguati. Da ultimo vorrei dire che le forme della lotta dei lavoratori della Nortel ci riportano a quanto abbiamo già visto questa estate e cioè al fatto che i lavoratori ritengono oggettivamente che l’unico modo per rompere il loro isolamento, il silenzio assordante sulle loro condizioni, specie quando è in gioco il lavoro, è quello di attirare in modo eclatante l’attenzione dei media su di loro. E questa è questione sociale e politica di prima grandezza in un momento nel quale – altro che fuori dalla crisi – nelle prossime settimane il tema occupazione rischia di diventare ancora più drammatico.
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29 Settembre, 2009
L’Inps ha emesso il suo ultimo Rapporto nel quale – come peraltro in tutti i più importanti Enti o Associazioni – le cifre fanno premio alle innumerevoli chiacchiere sulla situazione occupazionale, l’uscita dalla crisi, la fine del tunnel, ecc. Dall’inizio della crisi – settembre 2008 – ad agosto di quest’anno sono cresciute del 53% le nuove domande d’indennità di disoccupazione, raggiungendo il limite di 1,1 milione, mentre la cassa integrazione ordinaria è cresciuta più del 409% e quella straordinaria dell’86,7%. Su quest’ultimo dato non c’è nulla da aggiungere; sul primo, assumendo pure la precisazione che l’Inps fa circa il fatto che può non esserci un rapporto diretto fra il numero di domande di disoccupazione presentate e la quota effettiva di disoccupati, stante il fatto che varia la durata dell’indennità stessa – fra i sei e gli otto mesi – e che un lavoratore può presentare più domande nel corso dello stesso anno, è difficile immaginare che alla fine il numero di disoccupati possa essere inferiore ai 500 mila. Questi dati, seppur parziali – mancano le previsioni a breve e altro – sono di per sé assolutamente preoccupanti. La Confindustria, infatti, arriva a ipotizzare nel 2010 un tasso di disoccupazione al 9,5%.
Comunque tranquilli, il governo della Repubblica vi informa che siamo praticamente fuori dalla crisi…..
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28 Settembre, 2009
Ovviamente vi ricordate tutti quanti lo scatenato ministro Brunetta che mesi fa sferrò un “frontale” a milioni di lavoratori pubblici con la ormai arcinota campagna contro i fannulloni. Oltre a sfornare un’ intervista al giorno, si era dato da fare anche con la produzione normativa, che a suo tempo, ho avuto modo di commentare. Fra le tante – a maggioranza inutilmente vessatorie e altrettanto inutili ai fini di elevare la qualità della produzione del lavoro pubblico – ve ne erano alcune, che riguardavano la malattia, addirittura paradossali. Parlo della norma che estendeva la fascia di reperibilità praticamente a tutta la giornata – con un’ unica “ora d’aria” dalle 13.00 alle 14.00 – . Oppure, quella che obbligava i dipendenti pubblici a farsi rilasciare una certificazione medica dal solo servizio pubblico e, quindi, per esempio, non dal proprio medico di base. Ora il nostro “eroe” è costretto a rimangiarsi quelle norme che penalizzavano gli impiegati in malattia e che determinavano una disparità anticostituzionale con il resto del mondo del lavoro. Bene! Però quel che stupisce è come mai oggi il ministro non riservi a questa retromarcia lo stesso battage pubblicitario che aveva messo in campo per la campagna contro i fannulloni. Mah!
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