Tanti, tanti, tanti in piazza contro il razzismo

19 Ottobre, 2009

imagesDavvero bella la manifestazione di sabato contro il razzismo e per i diritti di tanti concittadini che provengono da paesi diversi dal nostro. Eravamo davvero tanti in un corteo tra i più belli che ricordi. Una piattaforma chiara e giusta a cui ho aderito subito e che non si prestava a “declinazioni”, interpretazioni, o stiracchiamenti: No al razzismo, al reato di clandestinità e al pacchetto sicurezza. La stessa presenza di 500 associazioni, rappresentative di tutte le tendenze, dava il segno di una manifestazione costruita con sapienza e volendo unire tutto ciò che era realisticamente possibile. Qualcuno di quelli che è lecito aspettarsi che ci sia, mancava, ma sappiamo che anche su loro possiamo decisamente contare per le battaglie politiche che ancora abbiamo davanti. E appunto, ora dobbiamo andare avanti. Qualcosa si muove, anche a destra. Le prese di posizione del Presidente della Camera Fini sono di grande rilevanza. E questo ci fa ben sperare. Il leghismo razzista dilagante si può fermare. Si può sconfiggere il binomio sicurezza-immigrazione. Si può ricostruire una cultura dell’accoglienza, dell’uguaglianza, della parità di diritti. La cultura della multietnicità.


Sono medici non spie

2 Febbraio, 2009

imagesDavanti Montecitorio Msf Italia ha dato vita ad una fiaccolata di protesta contro la vergognosa legge secondo la quale i medici dovranno denunciare i clandestini che avranno bisogno delle loro cure, se non vorranno incorrere nel reato (ex art. 362 cod. pen.) di omessa o ritardata denuncia.

“Un ordine del genere creerebbe paura ed ostilità”, spiega Kostas Moschochoritis, direttore generale di Medici senza frontiere. “La diffidenza peggiorerebbe con la paura dei clandestini di essere denunciati”.

Per gli uomini della Lega che questa barbarica legge hanno pensato, scritto e imposto infatti, i medici dovrebbero leggere la norma ricordando che “l’ingresso e il soggiorno illegale nel territorio dello Stato” è diventato un reato procedibile d’ufficio (art. 19 delle nuove leggi sulla sicurezza). E dunque impone dei precisi comportamenti al pubblico ufficiale, come deve essere considerato un medico che assolve a un pubblico servizio.

Ieri, era fatto divieto esplicito di denuncia ai medici.  Oggi, se dovesse passare anche il vaglio della Camera la denuncia non è un obbligo. E’ soltanto una possibilità: il medico potrà comportarsi secondo coscienza. Ma conviene ascoltare, con molta attenzione, i senatori della Lega: dopo tutto siamo ai tempi delle ronde.


scuola: prosegue la nostra battaglia per una scuola di tutti

20 Dicembre, 2008

Nella seduta del 18 dicembre, sono state presentate in Senato diverse mozioni sull’importante questione dell’integrazione scolastica dei bambini stranieri, in particolare dalla senatrice Soliani. Il tema ha alimentato un sempre maggior dibattito, soprattutto dopo la presentazione, da parte della Lega Nord, di una mozione che prevede l’introduzione delle cosiddette “classi ponte”, cioè l’insegnamento della lingua italiana in maniera separata e preordinata rispetto alle classi comuni. Già si era criticato l’assetto fortemente discriminatorio di tale proposta (post), ritenendo opportune misure di tutt’altro calibro e, soprattutto, soppesate sulla reale entità della questione. Sono infatti fermamente convinto che il fenomeno dell’immigrazione non sia un problema, bensì un fattore costruttivo per lo sviluppo del paese: per questo ritengo sia necessario un percorso organico di integrazione che fa dello stare insieme il principio fondamentale, affidando alla scuola il compito responsabile  di organizzare al meglio l’apprendimento nella sua autonomia, a partire proprio dalla lingua italiana, per arrivare ad una più completa integrazione linguistica e culturale. La presenza di minori immigrati nella scuola italiana è un fenomeno storicamente nuovo, ma attualmente già molto diffuso in ogni grado d’istruzione, ed è di estrema importanza al fine di costruire una nuova società coesa e tollerante. Quest’anno gli alunni immigrati sono circa 650.000 (il 7% della popolazione scolastica italiana; lo scorso anno erano il 6,5%) di 191 diverse nazionalità, e tutto fa pensare che la percentuale aumenterà di anno in anno, viste le previsioni demografiche. Sappiamo che in certe zone del paese, in cui vi sono classi con oltre il 40% di alunni figli di immigrati, sono state intraprese con successo iniziative volte a favorire un’organizzazione equilibrata delle iscrizioni scolastiche, favorendo una vera integrazione sulla base dei diritti fondamentali di uguaglianza, cittadinanza e istruzione. Le mozioni, in particolare, esortano il governo a prevedere una seria di interventi coerenti e necessari, come l’insegnamento della Costituzione e dei diritti umani; inoltre, chiedono con forza che i minori siano ammessi in corso d’anno scolastico con le stesse regole degli alunni italiani. Inoltre, poiché è la eterogeneità della società stessa che lo richiede, si deve garantire la frequenza in classi miste per genere, etnia, lingua e religione. E ancora: potenziare l’attività didattica e i curricula, per far sì che l’apprendimento dell’italiano possa avvenire con modalità flessibili (gruppi, laboratori, corsi intensivi anche per adulti), dettate dall’autonomia scolastica, affinché sia favorita e salvaguardata la multiculturalità. Sarebbe anche il caso di aumentare l’organico nelle scuole con mediatori culturali formati adeguatamente, di dotare le scuole di testi e strumenti didattici che facilitino l’apprendimento dell’italiano e delle lingue parificate, nonché sostenere gli interventi degli enti locali che interagiscono con le istituzioni scolastiche, promuovendo la partecipazione delle famiglie (soprattutto le madri), delle associazioni degli immigrati, nonché del volontariato e dell’associazionismo. In conclusione, l’esigenza fondamentale che muove il Pd è quella di evitare a tutti i costi la nascita di stereotipi, di pregiudizi, di fenomeni di razzismo e xenofobia, che sono in evidente aumento in Italia, e di lottare invece per un’Italia integrata, in cui l’immigrazione sia giustamente di popolamento, di cittadinanza, e ci ricordi come il riconoscimento delle diversità sia un valore di arricchimento reciproco.

Inutile dire che la mozione non è passata…


difendiamo il diritto universale alla salute per tutti

27 Novembre, 2008

Gravissima è la volontà del governo di imporre al medico curante di segnalare se il paziente è un irregolare. Se è clandestino deve essere segnalato per la sua situazione di clandestinità ed espulso. Questa volontà è contenuta in due emendamenti depositati da alcuni senatori della lega nord. E’ del tutto evidente l’estrema gravità della proposta di abrogare le norme attuali che prevedono che l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme del soggiorno, non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano. Con questi deliranti emendamenti si metterebbe, perciò, in serio pericolo l’accesso alle cure mediche, violando il principio universale del diritto alla salute affermato con forza dall’art. 32 della nostra Carta costituzionale che (parlando di “individuo” e non di “cittadino”) non subordina al possesso di alcun requisito il riconoscimento del diritto alla salute. Ecco, un altro fronte – l’ennesimo – di battaglia parlamentare e di lotta nel paese da condurre con fermezza e forza.


le vere paure degli italiani

23 Novembre, 2008

demosE così, a quanto ci dice l’ultima ricerca della Demos, gli italiani si sentono molto meno insicuri dello scorso anno. Sarà forse dovuto alle magistrali politiche messe in atto dal governo, come l’inutile istituzione dei soldati nelle strade o l’ipocrita “tolleranza zero” sull’immigrazione? Oppure si sta sgonfiando la “fabbricazione” della paura alimentata ad arte dal centrodestra? Infatti, a ben vedere, i dati segnalano una netta diminuzione della paura in tema di immigrati e micro-criminalità, non a caso le colonne portanti della campagna elettorale di Berlusconi. Oggi è il 36% degli italiani che dichiara uno stato di insicurezza, contro il 51% dello scorso anno; lo stesso dicesi per la percezione della criminalità comune: lo scorso anno era al 40%, mentre ora è scesa al 31%, e tuttociò nonostante in fatto che, appunto, come abbiamo avuto modo di vedere in occasione di più provvedimenti sui quali il Parlamento è stato chiamato a pronunciarsi, nessuna politica degna di tale nome di contrasto alla criminalità sia stata voluta e praticata da questo governo.

Inoltre, sempre stando al rapporto sopracitato, è possibile trarre un profilo ben preciso dell’italiano impaurito, attraverso almeno due parametri: trascorre quattro ore o più davanti alla televisione ed è vicino al centrodestra.

Questi dati la dicono lunga sullo stato del sistema dell’informazione nel nostro paese, in particolare di quello televisivo, della sua qualità e della sua libertà e indipendenza e, letti in parallelo ad altri, apparsi sui quotidiani qualche giorno fa, dimostrano come la scala delle priorità nelle ansie dei cittadini sia rivolta al proprio reddito, al proprio lavoro, alla quotidianità di una vita sempre più difficile per sé e per le proprie famiglie. Proprio quella quotidianità sulla quale il governo ancora non ha dato segni di vita, se non per scelte sbagliate che hanno sottratto risorse che ben diversamente avrebbero dovuto essere utilizzate. Penso alla cancellazione dell’Ici sui grandi patrimoni e la detassazione degli straordinari, anziché a diminuire la pressione fiscale sulle buste paga di chi lavora e sulle pensioni.


Alcune osservazioni di merito al pacchetto sicurezza e il registro di una vittoria dell’opposizione

19 Novembre, 2008

images8Nonostante le rumorose proteste, giunte oltre che dal Partito Democratico, da ogni luogo della società civile questo monstrum giuridico rappresentato dal pacchetto sicurezza si appresta ad entrare nel novero delle peggiori disposizioni legislative mai approvate in Italia, andandosi a inserire peraltro in un sistema già di per sé farraginoso. Il Pd non ha mai smesso di criticare con forza – e chi segue il mio blog lo sa bene – questi tentativi di riduzione dei diritti ai più deboli, in nome di una sicurezza che, dati i presupposti, diminuirà ulteriormente anziché aumentare. Infatti, per quanto ci sia anche qualche norma sensata, come l’inversione dell’onere della prova come contrasto alla criminalità organizzata, la struttura portante del ddl va in una direzione irragionevole, visti i problemi che si propone di risolvere.

Ad esempio, l’articolo 19 che sanziona l’ingresso e il soggiorno illegale nel territorio dello Stato, non più con l’arresto, come originariamente previsto, ma con una contravvenzione, non produrrà alcuno degli effetti di deterrenza sperati, mentre finirà senz’altro per dare vita ad un numero enorme di fascicoli processuali, con conseguente rallentamento dell’attività degli uffici giudiziari. Esso rispondeva in origine alle demagogiche e irresponsabili promesse fatte agli elettori e, dopo le critiche ricevute in sede comunitaria, invece di ritirarlo, si è preferito trasformarlo in un’altra norma, tanto inutile quanto propagandistica. Inoltre, l’introduzione del reato di immigrazione irregolare andrà a colpire proprio gli individui più esposti a fenomeni come la tratta di esseri umani e lo sfruttamento del lavoro nero e comporta un sovraccarico di compiti inutili per le Forze di polizia e il sistema giudiziario, determinando inoltre una discriminazione che potrebbe essere sanzionata anche dalla Corte costituzionale. Sarebbe invece opportuno assicurare risorse e strumenti idonei all’azione di contrasto all’emigrazione clandestina a partire dai Paesi d’origine. Senza contare poi che l’impianto complessivo delle norme sull’immigrazione clandestina, fenomeno che coinvolge moltitudini di persone provenienti da situazioni di disagio talmente estreme da rendere inutile la minaccia della reclusione, oltre a non contenere gli sbarchi, produrrà, come è accaduto con la legge Bossi-Fini, un incremento dei clandestini, i quali, come è noto, costituiscono manovalanza disponibile e ricattabile proprio per quelle organizzazioni criminali che si intende combattere. La creazione di ipotesi di reato come quella di immigrazione clandestina, oltre a favorire lo sfruttamento del lavoro nero da parte degli imprenditori che si avvantaggiano della condizione irregolare di molti stranieri, comporterà un aggravio del lavoro di uffici giudiziari e Forze di polizia e riempirà le carceri di soggetti assolutamente non pericolosi per la comunità.

Anche la schedatura dei clochards prevista all’articolo 44 del disegno di legge è emblematica delle pulsioni che animano l’attuale maggioranza. L’istituzione del registro presso il Ministero dell’interno, e non già presso il Ministero degli affari sociali, testimonia la volontà del centrodestra di dare vita ad uno strumento di mero controllo sociale verso una delle categorie con livello di pericolosità sociale tra i più bassi, invece di affrontare il tema in un’ottica di solidarietà e abbattimento delle disuguaglianze.

Assai preoccupanti poi, risultano le disposizioni volte a consentire il presidio del territorio da parte di “ronde di volontari”, che si sostituiranno, senza preparazione e attrezzatura adeguata, alla polizia, intralciandone l’operato. Di tutto avevamo bisogno fuorché di questo. Per fare un favore alla Lega, si compie una scelleratezza. Se questo governo tenesse in considerazione l’opinione di coloro che si occupano per professione di sicurezza pubblica comprenderebbe che il modo migliore di combattere la criminalità non è quello di istituire nuove figure di reato, o di inasprire le pene, oppure ancora di istituire ronde di cittadini, bensì è quello di rendere ineluttabile la sanzione, riducendo i tempi dei processi.

Dette queste cose sul merito – per il quale vi consiglio la lettura di due interventi in Aula di esponenti del Pd, F. Marinaro e M. Livi Bacci - come opposizione un risultato importantissimo lo abbiamo ottenuto. Con il continuo ricorso alla verifica del numero legale, abbiamo impedito che si votasse il testo prima dell’inizio della sessione di bilancio. Ricordo che in sessione di bilancio non si possono discutere disegni di legge. Per cui, con la “bile” gonfia della maggioranza, il voto finale è stato rimandato. A questo punto se ne parlerà a gennaio. Finalmente un risultato! Ora non abbassiamo la guardia.


il governo si ostina a negare il diffondersi del razzismo

9 Ottobre, 2008

La proposta della Lega di istituire il permesso di soggiorno a punti per gli immigrati ci ricorda che non c’è limite al grottesco: secondo loro, come per la patente, ogni volta che l’immigrato viola la legge, perde i punti, fino all’espulsione. Non bastava l’aggravante di pena per i reati commessi dai clandestini, approvata dal governo in barba alla bocciatura dell’Unione Europea; non bastava il reato di immigrazione, che è una cosa mai vista in nessun paese civile. Ora anche questa. E non solo; a parte l’aberrante presupposto che un immigrato – in quanto tale – sia sempre in procinto di commettere un reato, la proposta porta con sé altri strumenti della famosa tolleranza zero perpetrata dal governo: pene ancora più pesanti per gli stranieri che commettono reati contro il domicilio, restrizioni per l’accesso ai servizi sociali e all’assistenza sanitaria, maggiori difficoltà a celebrare matrimoni misti – che diventerebbero quasi impossibili se l’immigrato non ha il diritto di residenza.

Il ministro Maroni dice che non c’è alcuna emergenza razzismo. E allora, da cosa deriva, da quale cultura proviene questo accanimento contro il diverso, questo tentare in ogni modo di limitare diritti e libertà ad una determinata sfera della società civile, identificata nello straniero? I terribili episodi dei giorni scorsi, dall’omicidio del giovane Abdoul a Milano, alle sei vittime di Castel Volturno, all’aggressione subita da un ragazzo ghanese a Parma, per non parlare delle continue violenze fisiche e verbali che ormai si verificano quasi quotidianamente in ogni città, da dove arrivano?  E’ contro questo preoccupante diffondersi del razzismo e della xenofobia che ci siamo battuti in Parlamento e ci batteremo nel paese, a partire dalla grande manifestazione di Roma del 25 ottobre che avrà al suo centro questo tema .

 

 


Castel Volturno: la camorra e le “paure” degli italiani

21 Settembre, 2008

….“Nell’arco di una mezza giornata vengono alla luce, nella loro essenzialità, l’inconsistenza e i trucchi, il furbo conformismo di una politica che sa soltanto eccitare e inseguire le paure, gli egoismi e le furbizie degli italiani confusi e smarriti. Gli italiani vogliono prostitute, ma non vederle sotto casa: il governo le punisce e le nasconde senza curarsi di chi controlla la “tratta delle schiave” e ne incassa gli utili. Gli italiani vogliono cocaina, ma non lo spacciatore nella strada accanto: il governo mostra qualche soldato in armi per strada per fare la faccia feroce senza curarsi delle 600 tonnellate l’anno di cocaina che ‘ndrangheta e camorra importano in Italia; senza darsi pensiero della grande operazione di marketing lanciata al Nord dalle mafie che vendono ai teenager una bustina di “bianca” per dieci euro. Gli italiani vogliono lavoro a basso costo e in nero, ma non i clandestini. E il governo crea il reato di immigrazione clandestina e il lavoro diventerà ancora più nero e ancora a più basso costo e diffuso e clandestino. E allora perché meravigliarsi se i Casalesi – una banda di assassini, che controlla gli affari di droga e utilizza nelle sue imprese il lavoro nero – possono pensare di fare una strage di neri solo per ammazzarne uno? Quanto vale un nero? Niente. Davvero qualcuno si scandalizzerà oggi se duecento di quei niente hanno gridato per un pomeriggio la loro rabbia?”. Cosi Giuseppe D’Avanzo commentava ieri su La Repubblica la strage di camorra di Castel Volturno e la successiva rivolta degli immigrati. Sono parole che fotografano benissimo la situazione e le politiche di questo governo in tema di sicurezza e ancor prima l’uso che la maggioranza che ci governa ha fatto delle cosiddette paure degli italiani. Il gruppo Pd al Senato ha chiesto al Ministro Maroni di riferire sui fatti di venerdì. Mercoledì prossimo sentiremo. E speriamo che non minimizzi, che non sottovaluti l’ondata xenofoba e razzista che le politiche di questo governo hanno ingigantito; che dica, con chiarezza qual è la situazione della criminalità organizzata in quell’area del paese e non solo, e cosa il governo intenda fare (oltre ai 400 poliziotti che ha annunciato di voler inviare nel casertano) per riportare l’autorità dello Stato là dove le mafie l’hanno cancellata; e che, magari, prenda le distanze dal suo compare Borghezio e il suo delirio anti-islamico. Sperarlo è lecito e sarebbe importante per il Paese. Credere davvero che succederà ….


ancora su precari e assegno sociale

31 Luglio, 2008

E’ ufficiale: hanno cambiato quei due articoli del decreto legge 112 approvato ala Camera sui precari e sull’assegno sociale. Già ieri mattina la notizia era stata annunciata e si comprendeva la direttrice sulla quale la maggioranza intendeva operare per la riscrittura delle due norme. Vi confermo perciò le critiche che già preannunciavo ieri: incostituzionalità per la norma sui precari e razzista quella sull’assegno sociale. Voglio qui solo fornire una informazione più completa sulla prima norma, per rendere ancora più evidente che l’unico modo per cancellare una bruttura era, appunto, cancellarla. Rifiutando questa strada ecco perciò che la maggioranza, e il ministro Sacconi in particolare, determinano condizioni diverse per una problema uguale. Faccio un esempio. Tre lavoratori hanno la stessa situazione di contratti a termine che mascherano un rapporto di lavoro che dovrebbe essere a tempo indeterminato. Il ricorso al giudice determina tre risposte diverse, a seconda di quando il ricorso viene presentato: se il giudice ha già deliberato, la risposta sarà stata l’assunzione a tempo indeterminato; se il giudizio è in corso, la risposta sarà l’indennizzo; se il ricorso verrà presentato domani, la risposta tornerà ad essere la trasformazione del rapporto di lavoro in essere con l’assunzione a tempo indeterminato. Dove sta la costituzionalità di questa norma? E, per quanto riguarda l’assegno sociale, oltre ad aver discriminato tra cittadini italiani e cittadini extracomunitari – cosa che ne conferma il carattere razzista – è lecito chiedere al governo che cosa succede per quei cittadini italiani emigrati all’estero e che tornano in vecchiaia in Italia? Anche a loro viene negata la possibilità di essere considerati uguali ai cittadini italiani residenti e non verrà loro concesso l’assegno sociale?


due nuove norme disastrose nel decreto 112

28 Luglio, 2008

La Camera ci ha passato il “famoso” decreto 112 che, come vi ho già detto parlando del Dpef, rappresenta la vera manova di politica economica del governo. E’ iniziata per ora la discussione alla Comissione bilancio. In Aula, per il voto, arriverà presumibilmente tra mercoledì e giovedì. Famoso anche perché le cronache hanno raccontato di due emendamenti che il governo ha infilato nel cosiddetto maxiemendamento sul quale ha poi chiesto la fiducia alla Camera. Il maxiemendamento è una formula con la quale si riscrive praticamente tutto il testo – recependo quegli emendamenti che sono stati presentati e che il governo fa propri o nella stesura originaria dei proponenti o con una propria riscrittura – e poi, appunto, lo si sottopone al voto di fiducia. I due emendamenti in questione, di cui gli organi di stampa hanno dato ampio rilievo, riguardano i precari e l’assegno sociale.

Forse conviene che vi spieghi, per quanto è dato di sapere, la genesi dei due emendamenti, perché penso che sia istruttiva e perché vorrebbe dare un alibi al governo nel senso di deresponsabilizzarlo. Il primo nasce perché due deputati della maggioranza, presumibilmente nello svolgimento di una funzione lobbystica, avevano presentato un emendamento teso ad annullare il contenzioso che l’Ente Poste ha con migliaia di giovani lavoratrici e lavoratori. Contenzioso accumulato negli anni in virtù di un meccanismo infernale per il quale da una certa data in poi sono proliferati contratti a termine, per periodi limitati, ma che a rotazione nel tempo si riproducevano. In sostanza, un giovane iniziava con un contratto di “x” numero di mesi – al termine dei quali cessava la sua attività – e dopo alcuni mesi veniva richiamato e si gli attivava un nuovo contratto per un altro “x” numero di mesi, e via così. Questo ha dato appunto origine a un contenzioso aperto presso giudici del lavoro per la stabilizzazione dell’attività svolta. L’emendamento originario tendeva ad azzerare tutto questo contenzioso. Il governo dovendolo recepire, nella riscrittura del maxiemendamento combina il disastro. E cioè, oggi se una persona ritiene il proprio contratto impugnabile ricorre in Tribunale, e se il giudice gli dà ragione, ne può ordinare la trasformazione a tempo indeterminato. Con l’emendamento, invece, questa possibilità al giudice viene negata. Gli vengono soltanto retribuite alcune mensilità. Con ciò, si compie un capolavoro: il lavoratore ritiene di aver subito un torto, va dal giudice, il giudice gli dà ragione, ma perde automaticamente anche quello straccio di contratto a termine che gli garantiva almeno un salario. Diventa cioè un disoccupato. Col che non ci sarà più nessuna lavoratrice o lavoratore che si sognerà di impugnare davanti al giudice un proprio diritto perché rischierebbe immediatamente di trovarsi senza lavoro.

Nel secondo caso, deputati leghisti avevano presentato un emendamento razzista che intendeva impedire agli extrcomunitari di avere lo stesso trattamento dei cittadini italiani quando, superati i 65 anni e senza contributi sufficienti per avere una pensione, ricevevano un assegno sociale di tipo assistenziale.  Anche qui il governo combina il disastro di estendere a tutti il vincolo di dieci anni di contribuzione da lavoro per avere diritto a questo assegno sociale. Con ciò tagliando, ad almeno 800 mila persone, l’unica fonte di reddito, che tra l’altro rappresenta l’unica forma di contrasto alla povertà esistente in Italia.

Fin qui la cronaca. Il balletto di alcuni ministri che si dissociano, che prendono le distanze e tendono a scaricare sui deputati la responsabilità di questi due emendamenti, è puro teatrino della politica, proprio perché, come dicevo, la scrittura del maxiemendamento è responsabilità del governo. Teatrino della politica, peraltro, sulla pelle di persone che si trovano in condizioni di bisogno o che pensano di dover far valere il diritto ad un lavoro stabile. Abbiamo chiesto di calcellare queste norme. Vedremo come finirà……