Rieccoci con un altro decreto…

18 Luglio, 2008

Vi ho parlato, a più riprese, del provvedimento del Governo sull’Ici, sugli straordinari e sui mutui. Da due giorni è definitivamente legge. Il merito lo conoscete: cancellano l’Ici sulla prima casa, detassano gli straordinari e i premi aziendali e fanno demagogia sui mutui. Allo stesso modo sapete che questo è l’unico provvedimento che distribuisce un po’ (assai poco, per la verità) di risorse e, quindi, come tale andrebbe, di questi tempi, salutato favorevolmente. Purtroppo, sapete anche che le modalità con le quali questo avviene non sono utili e sono dirette a platee limitate, di cui è discutibile la priorità di scelta. Sto parlando, ovviamente, non in astratto, bensì di una realtà, in termini di risorse disponibili quantitativamente assai limitate e che necessitano, quindi, di scelte rigorose in tema di individuazione delle priorità per la loro distribuzione. Prendiamo l’Ici. Già il Governo Prodi  era intervenuto eliminando l’imposta per una platea elevata di proprietari a redditi più bassi. Ora si abolisce per tutti, cioè per i possessori di proprietà  di livello medio-alto. Se le risorse fossero  ben maggiori si potrebbe anche non obiettare. Ma siccome sono poche, la domanda che è lecito porsi è se fosse proprio questa la scelta giusta in termini di priorità, oppure se fosse più opportuno un intervento fiscale a sostegno di chi sta in affitto. Di quei 7 milioni, cioè, di donne e uomini, in grandissima parte possessori di redditi medio-bassi, se non bassissimi, che non ce la fanno proprio più. Di più, impegnando proficuamente le risorse e sempre operando fiscalmente anche nei confronti del percettore dell’affitto, si potrebbe, addirittura favorire la creazione di un mercato degli affitti largo e trasparente, il contrario di quel che oggi esiste nel nostro paese. Per gli straordinari il discorso è identico. Se ci fossero molte più risorse a disposizione, anche uno come me, che pur non amando particolarmente lo straordinario , ma comprendendone l’utilità di implementazione di salari troppo bassi, potrebbe non sollevare obiezioni. Siccome non è così, allora perché finalizzare quel che c’è verso una platea limitata (solo i dipendenti di aziende che ne hanno bisogno) e, vista la crisi, tendenzialmente destinata ulteriormente a ridursi; composta quasi esclusivamente da uomini (le donne il doppio lavoro lo fanno già in casa, tutti i giorni); dei soli settori privati? Non era più opportuno finalizzare anche queste risorse verso la detassazione del salario aziendale – non con le modalità previste dal Governo, che premiano anche le quote elargite unilateralmente dalle aziende – legato a risultati di produttività contrattati fra datori di lavoro e sindacati? Se c’era una cosa utile che lo Stato poteva fare per aiutare il negoziato fra le parti sociali per un nuovo modello contrattuale, era proprio aiutare, attraverso il fisco, l’estensione della contrattazione di secondo livello. Contrattazione, negoziato, insisto, non l’unilateralità dell’azienda!  Ed infine, sui mutui. Qui il discorso  è diverso  perché si tratta di un assurdo provvedimento  che fa passare per strutturale una misura che è solo di facciata e che era stata presentata come la “salvezza” per chi si trovava a pagare rate di mutuo a tasso  variabile sempre più alte. In più, demagogicamente, sembrava portare un colpo severo alle rendite delle banche. Un vero toccasana; il vero Robin Hood in campo. La realtà è ovviamente assai diversa: il mutuo durerà assai di più e le banche vengono “salvate” dall’unico rischio rappresentato dalla rinegoziabilità del mutuo in altra banca e dall’allargamento, quindi, della concorrenza. Cosa questa che si poteva fare con il decreto Bersani. Quello si, proteggeva i consumatori!


Per finanziare l’ici tagliano l’Isfol

27 Maggio, 2008

Da quando il Governo ha annunciato la manovra sull’Ici ci si interroga su dove reperirà le risorse per finanziarla. Nelle ultime ore cominciano a delinearsi i contorni del reperimento di queste risorse. Tagliano in modo indiscriminato voci di spesa di finanziamenti importanti senza tener in alcun conto le conseguenze che tali operazioni comportano. E’ il caso dei tagli all’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (Isfol), annunciati dalla stampa in questi giorni. Se tali indiscrezioni fossero infatti confermate, si arriverebbe ad un sostanziale blocco dell’attività di un Istituto a cui sono attribuiti compiti di grande rilievo strategico, non solo sul piano nazionale, ma anche per la proiezione europea del nostro paese. Ciò comporterebbe, in aggiunta, la conseguente mancata stabilizzazione di 290 lavoratori dell’istituto, impegnati da circa quindici anni nei progetti del Fondo sociale Europeo. Per loro il precedente governo aveva stanziato i finanziamenti necessari all’assunzione. Il Ministro Tremonti deve venire al più presto a riferire in Senato per fare luce su come reperisce i fondi necessari al taglio dell’Ici. Il Ministro Sacconi farebbe bene a dare rilievo, anche nel prossimo CdM, alla fondamentale importanza dell’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori. Con ciò eviterebbe di farsi scippare finanziamenti del proprio ministero.


Sulle prime misure del governo

23 Maggio, 2008

L’incontro tra Governo e parti sociali di martedì scorso e le misure varate  dal primo Consiglio dei Ministri mercoledì meritano un minimo di approfondimento,  sollevano qualche legittimo dubbio e una critica d’impianto. Partiamo dalla casa e dall’imposta comunale (ici) che, voglio ricordare per dovere di cronaca, fu già cancellata per il 40% delle famiglie italiane meno  abbienti dal precedente Governo. Su questo punto due considerazioni: la prima riguarda la reale priorità di tale intervento, anche in considerazione del fatto, come ho già detto, che sull’Ici si era già intervenuti. Ma c’è di più. Non v’è traccia di nessun aiuto agli affittuari, specie se giovani. Viceversa questo sarebbe stato un versante meritevole di grande attenzione, essendo note a tutti le drammatiche difficoltà che incontrano coloro che non hanno la fortuna di possedere una casa di proprietà, insisto, specie se giovani che intendono rendersi autonomi dalla famiglia, o di costruirne una propria.   La seconda è conseguente alla prima. Vale a dire che la priorità oggi è una manovra fiscale sui salari e sulle pensioni. Sarebbe stato socialmente più rilevante impiegare i fondi necessari per eliminare questa imposta (circa 2,5 mld di Euro) per dare 400 Euro di detrazione fiscale a 6,5 milioni di pensionati o lavoratori dipendenti  di fascia bassa. Tralascio, poi, i dubbi relativi al fatto che- se le minori entrate per i comuni, legate alla cancellazione dell’Ici,  non  verranno poi ripianate da un trasferimento da parte dello Stato centrale – i comuni stessi saranno costretti, per prima cosa, a tagliare i servizi ai cittadini. Tralascio, perché mi rifiuto di pensare che il Governo possa fare uno “scherzo” simile al sistema delle Autonomie locali. Sui mutui l’accordo tra governo e Abi per la loro rinegoziazione è positivo perché obbliga le banche a rivedere le condizioni di quelli a tasso variabile e può essere considerata un ulteriore passo nella direzione già tracciata da Bersani con le famose “lenzuolate”. Detto questo, temo però che al riguardo si sia fatta un po’ di confusione mediatica. Infatti, come anche ribadito dalle associazioni dei consumatori, i vantaggi sembrano essere più rilevanti per gli istituti bancari che per le famiglie, le quali devono, infatti, essere consapevoli che ciò che non viene pagato in più oggi nella rata dovrà essere comunque pagato a fine mutuo caricato degli interessi. In sostanza, qualora il tasso medio attuale dovesse rimanere su questi livelli o aumentare, il mutuo rinegoziato manterrebbe una rata fissa ma subirebbe un periodo di restituzione più lungo. Niente più  di una dilazione. Sulla detassazione degli straordinari ho già scritto più volte come la penso. Uno dei problemi principali dell’Italia ha un nome preciso ed è produttività. Questa operazione sugli straordinari, oltreché riguardare una platea limitata di lavoratori, peraltro con esclusione incomprensibile di quelli pubblici – solo apparentemente mitigata dall’estensione della detassazione all’insieme dei premi aziendali – non va certo nella direzione di un aumento della produttività. In più impiega risorse economiche che potrebbero essere, diversamente, utilizzate per incentivare ed estendere la contrattazione di secondo livello, unica vera soluzione moderna al tema dell’incremento della produttività. Infine, una domanda al Governo: i salari degli operai e degli impiegati quando e come pensa di aumentarli davvero riducendo le tasse sugli stipendi?


Sulle idee della destra su Ici e detassazione degli straordinari

21 Aprile, 2008

Avevo già affrontato, in campagna elettorale, il tema della presunta somiglianza, se non identità, dei programmi elettorali della destra e del Partito democratico. Rilevavo, allora, l’inconsistenza di tale tesi – per altro autorevolmente sostenuta da importanti quotidiani e commentatori – e, perfino, una certa tendenziosità nel sostenerla, del tutto evidente. Ora si svela definitivamente – alla prova degli intendimenti annunciati da Berlusconi – l’alternatività delle ricette dei due schieramenti per affrontare i problemi del paese. In particolare, in tema di salari e pensioni che ne rappresentano la cartina di tornasole. L’auto-nominatosi Presidente del consiglio (non risulta che Napolitano gli abbia già conferito l’incarico) propone, infatti, l’abolizione dell’Ici e la detassazione dello straordinario. Due non soluzioni ai gravi problemi dei redditi da lavoro dipendente e da pensione. La prima perché, con gli interventi già decisi dalla Finanziaria del Governo Prodi e da moltissimi Sindaci in materia di esenzioni, le platee di cui parlo sarebbero toccate marginalmente e per quote assai ridotte; il discorso è diverso, invece, per i possessori di patrimoni ingenti. La seconda perché, con le decisioni indotte dal protocollo sul welfare, già si è intervenuti in quella direzione, ma anche, come nel precedente caso, perché la platea interessata non rappresenta l’insieme del lavoro dipendente. In sostanza, gli straordinari li fanno solo una parte dei lavoratori, quelli che lavorano in imprese che, in determinati periodi, hanno bisogno di ricorrere a questo strumento. E non sollevo qui altre obiezioni, ben più rilevanti, circa, nel caso degli straordinari, un’idea di incrementare le ore lavorate che mal si concilia con altre questioni quali la sicurezza del lavoro, l’aumento effettivo della produttività e dell’occupazione, specie delle donne, l’incentivazione a che le parti sociali estendano la contrattazione di secondo livello. Oppure, nel caso dell’Ici, circa un’ennesima (ci ricordiamo perfettamente i cinque anni del Governo di centro-destra) volontà di redistribuire ricchezza non certo verso chi ha meno. Mi limito semplicemente a constatare che questi interventi non hanno un carattere universale, equo e quantitativamente serio, in grado di affrontare la vera e propria emergenza salariale e dei redditi da pensione. Di ben altro spessore, efficacia e copertura quantitativa delle platee interessate sono, invece, le nostre proposte (ne ho parlato diffusamente su questo blog)!