Ormai ci siamo abituati a tanto; non dico a tutto perché, purtroppo, sono convinto che ancora molto ci toccherà vedere e, si fa per dire, abituarcisi. E quindi si dà il caso che un Decreto resosi necessario per rispondere a procedure d’infrazione alle Norme comunitarie, per le quali sono previste scadenze precise entro le quali lo Stato interessato a correggere le norme è tenuto a provvedere, diventi un contenitore che interviene su materie che non c’entrano assolutamente nulla, neppur lontanamente, con quelle per le quali è stato legittimato il ricorso all’utilizzo della decretazione d’urgenza. E così prosegue l’atteggiamento di questi governanti – e di questa maggioranza supina – sprezzante nei confronti del Parlamento, ma anche offensivo dell’opinione pubblica che non può correttamente seguire i lavori parlamentari, perché all’improvviso, nel corso di un dibattito di conversione di un Decreto, può spuntare un emendamento che può cambiargli la vita, senza che quel tema possa avere la necessaria attenzione, dibattito pubblico, coscienza di causa collettiva. Qualcuno poteva aspettarsi che un Decreto non particolarmente importante, diventasse assolutamente centrale in virtù di un emendamento che introduce la privatizzazione dell’acqua? Invece è successo! E cosi, un “semplice” emendamento interviene su una materia che interroga in tutto il mondo, Stati e popoli. E cosi, un bene primario – il bene primario per eccellenza – viene privatizzato in una Aula parlamentare chiamata a discutere d’altro, in pochi minuti, senza che il paese sia messo nella condizione di conoscere e discutere. Abbiamo fatto la nostra parte, compatibilmente con i rapporti di forza che conoscete, prima denunciando la portata gravissima dell’operazione e poi, in seconda battuta e come si addice ad una forza di opposizione, provando a “ridurre il danno”. Abbiamo, quindi, presentato un emendamento – approvato – che sancisce che la proprietà dell’acqua non può che restare pubblica, che il carattere dell’accesso deve certamente mantenersi universalistico, che la gestione e l’organizzazione della società seppur privata, deve garantire che i prezzi, la qualità della fornitura e la stessa accessibilità siano salvaguardati dal pubblico, che deve, perciò, mantenere la responsabilità dell’effettiva fruizione del diritto all’acqua da parte di tutti i cittadini. Insisto, perché non ci siano equivoci: è stata un’operazione per “ridurre il danno” e per riaffermare un principio, che la maggioranza voleva cancellare. Da qui il Pd riprenderà la battaglia alla Camera e nel paese.
Anche l’acqua privatizzano
12 Novembre, 200910 novembre 2009: sono quindici giorni che non scrivo post…
10 Novembre, 2009In questo periodo, a livello politico, per il Pd sono successe cose molto importanti (primarie, elezione di Pierluigi Bersani a Segretario e prima convocazione dell’Assemblea nazionale). Nell’attività parlamentare il Senato si è occupato degli infortuni sul lavoro, della vicenda della morte di Stefano Cucchi, del decreto ormai noto come quello che privatizza l’acqua, del bilancio dello Stato e, da oggi, della legge finanziaria. Mi scuso di questa “interruzione” di comunicazione con voi; proverò di seguito a colmare la lacuna. E INTANTO, MENTRE MI ACCINGO A SCRIVERE, LE AGENZIE RIPORTANO LA NOTIZIA DELL’IRRUZIONE DI QUESTA MATTINA ALL’ALBA DELL’EX AMMINISTRATORE DELEGATO DELLA SOCIETÀ EUTELIA, SAMUELE LANDI, ALL’INTERNO DEGLI STABILIMENTI DI ROMA DA GIORNI PRESIDIATI DAI LAVORATORI IN AGITAZIONE. E’ un episodio di inaudita gravità che, peraltro, dà il segno della qualità del vertice della Società e sul quale la magistratura è chiamata ad indagare, e che chiama in causa il governo e il Ministro del lavoro, affinché si convochi urgentemente un tavolo di confronto sul futuro industriale e occupazionale di Eutelia Agile e anche per scongiurare ulteriori escalation di tensione e violenza.
Avanti con la politica degli annunci!
22 Ottobre, 2009
Proseguono con lo stupirci con effetti speciali. Ha iniziato Tremonti con il posto fisso, Berlusconi gli ha dato ragione, ma non potendo essere secondo al suo ministro, ecco che diventa protagonista in prima persona di un nuovo effetto speciale: il taglio dell’Irap alle imprese. Sembra, quindi, di capire che per il Presedente Berlusconi questo sia il tempo nel quale ritorna il refrain del taglio delle tasse. Ora, non ci resta che aspettare per vedere quanto durerà e, soprattutto, se avrà un seguito concreto. E la domanda è più che legittima visto che nella Finanziaria in discussione al Senato non c’è traccia di tale volontà. Eppure non vi è sede migliore per una discussione sul livello della pressione fiscale sulle imprese e sui redditi dei cittadini e sulla volontà di diminuirlo. In tutti i casi, se fosse davvero questo il tempo per il Governo di tagliare le tasse, è lecito chiedere se, quando e come si pensa di sostenere anche i redditi di chi lavora, di chi sta in cassa integrazione, di chi il lavoro lo ha perso, o di chi sta in pensione con redditi minimi? Oppure dobbiamo credere che l’intervento annunciato da Berlusconi è monodirezionale, vale a dire solo verso le imprese? Ci sarebbe, infine, un’ultima domanda: se si cancella l’Irap come si finanzia la sanità? Capisco che rispondere a questa domanda non appartiene esattamente alla casistica dello stupire con effetti speciali, ma un capo di un governo di un paese normale quando “spara una cannonata” come questa, ha il dovere di analizzare tutte le conseguenze informando i cittadini sugli effetti finali.
Niente male Tremonti sul lavoro stabile
20 Ottobre, 2009
Buona l’uscita di Tremonti sul lavoro stabile. Davvero niente male. Ancora una volta il Ministro dell’Economia ci stupisce con una novità che, come spesso capita per i pensieri che diffonde, crea clamore e spesso disorienta. Il tema di questa volta non fa eccezioni. Anzi… E quindi, nessuna difficoltà a riconoscergli che ha ragione, né è utile attardarsi su giudizi del tipo “meglio tardi che mai” o simili. Che il Ministro più importante del Governo metta la parola fine a quella vera e propria ideologia della flessibilità-precarietà propinataci per quasi un ventennio e ristabilisca, anche da destra, la verità in tema di lavoro – anche in termini di inscindibilità fra stabilità, realizzazione di sé e progetti di vita – non può che essere salutata come molto positiva. Il piccolo particolare che ancora manca – ma sono certo che arriverà “a stretto giro di posta” – è la traduzione di questo pensiero in azione di governo. Il che significa, innanzitutto e principalmente, invertire, capovolgere un’intera politica in tema di lavoro e mettere fuori gioco gente come Sacconi e Brunetta che, proprio di quella ideologia, non solo sono i principali propugnatori, ma anche i migliori pratici realizzatori. Non a caso il primo è stato zitto ed il secondo ha liquidato l’uscita di Tremonti in malo modo. Ovviamente non perdiamo il sonno per quei due, ma siamo molto attenti e curiosi di vedere se e come Tremonti darà seguito in modo conseguente al ragionamento di ieri.
Contratto meccanici: e adesso che almeno i lavoratori possano decidere
16 Ottobre, 2009
L’accordo separato sul contratto dei metalmeccanici è l’esatto contrario di quel che sarebbe necessario in questa fase di crisi dell’economia e delle nostre industrie, in particolare, di quelle metalmeccaniche. Lo dico, sinceramente scevro (almeno il più possibile) da richiami d’appartenenza alla mia vecchia e cara “ditta”. Non voglio parlare di merito, dei contenuti dell’intesa, sui quali ho pur delle opinioni. Parlo di una questione politica che viene prima dei contenuti. Che attiene all’approccio stesso alle relazioni sindacali, specie in tema di contratto. Diciamo allo spirito col quale ci si siede ai tavoli. All’idea politica che si intende perseguire nell’occasione principe delle relazioni stesse, vale a dire il contratto. Per questo mi pongo delle domande. Che senso ha escludere la più grande organizzazione di rappresentanza dei lavoratori di quel settore? Che senso ha mettere in mora la parte maggioritaria dei lavoratori quando si definisce il contratto, cioè la cosa più importante che hanno a loro disposizione per difendere le condizioni di lavoro, professionali ed il loro salario? E’ questo l’interesse vero delle aziende? E’ questo quel che serve alle aziende in un momento come questo? Assisto ad un dilagare di insensatezza e di una vera e propria furia ideologica di quella parte di Federmeccanica che ha imposto la strada dello scontro, che non porterà nulla di buono, innanzitutto per le imprese. Capisco, invece, perfettamente l’atteggiamento del governo e del suo Ministro del lavoro che perseguono questa sciagurata strada da quando si sono insediati. Dividere, isolare la Cgil e le sue categorie, sono state, infatti, le parole d’ordine, anzi l’ossessione (perché di questo si tratta) di Sacconi. Quando si dice “un paese normale”… Quel Ministro è uno degli emblemi della (ahi noi!) nostra anormalità. Uno che vive il proprio mandato al solo scopo di colpire la più grande organizzazione di rappresentanza del paese, come può svolgere la sua funzione, almeno decorosamente? Che tristezza! Ultima domanda: e adesso? Vedremo nei prossimi giorni cosa deciderà la Fiom per riconquistare concretamente il proprio ruolo contrattuale. Il Pd deve non estraniarsi da questa vicenda. E lo deve fare in modo rispettoso dell’autonomia delle parti sociali evitando, per esempio, di dar pagelle sul merito perché non credo che questo sia compito di un partito. Quel che è utile e giusto per un partito come il nostro è quello di chiedere, senza ambiguità, che le lavoratrici e i lavoratori possano, con il voto, DECIDERE sul loro contratto. Solo per questa via è possibile provare ad aggiustare i cocci.
In aula si discute di Mezzogiorno
29 Settembre, 2009
Si sta svolgendo nell’aula del Senato un dibattito importante sulla questione meridionale. Un tema di primissima grandezza per l’Italia, la sua economia, la sua competitività. Un’occasione per parlare della condizione sociale, di vita e di lavoro di gran parte del nostro Paese. Un tema che declina concretamente la questione della coesione e della stessa unità dell’Italia. Un dibattito che restituisce al Parlamento il suo ruolo politico, ormai negato dall’azione di Governo. E, infatti il Governo in aula praticamente non c’è! Solo un Sottosegretario assiste ai lavori. Perché Tremonti non è qui? E Scajola? E i Ministri per i rapporti comunitari e per le infrastrutture? Perché non hanno sentito il bisogno di sedersi sui banchi del Governo ed ascoltare, interloquire. Eppure si parla di economia reale, di assetti produttivi, di finanziamenti della Comunità, di infrastrutturazione di una parte decisiva del Paese. La risposta è semplice: il Governo considera il Parlamento come un peso inutile, una perdita di tempo. Gli unici casi in cui si deve necessariamente rapportarsi ad esso è quando deve fargli approvare i propri provvedimenti. E in quel caso – attenzione!! – senza perdere troppo tempo in discussioni inutili… Avanti, quindi, con i voti di fiducia come sta avvenendo in queste ore alla Camera su quel famigerato provvedimento (lo scudo fiscale) che condona ai grandi evasori tutto e di più! Sul merito della discussione in corso in Aula vi rimando alla lettura della mozione che abbiamo presentato come Gruppo.
I dati Inps sulla disoccupazione impressionano
29 Settembre, 2009
L’Inps ha emesso il suo ultimo Rapporto nel quale – come peraltro in tutti i più importanti Enti o Associazioni – le cifre fanno premio alle innumerevoli chiacchiere sulla situazione occupazionale, l’uscita dalla crisi, la fine del tunnel, ecc. Dall’inizio della crisi – settembre 2008 – ad agosto di quest’anno sono cresciute del 53% le nuove domande d’indennità di disoccupazione, raggiungendo il limite di 1,1 milione, mentre la cassa integrazione ordinaria è cresciuta più del 409% e quella straordinaria dell’86,7%. Su quest’ultimo dato non c’è nulla da aggiungere; sul primo, assumendo pure la precisazione che l’Inps fa circa il fatto che può non esserci un rapporto diretto fra il numero di domande di disoccupazione presentate e la quota effettiva di disoccupati, stante il fatto che varia la durata dell’indennità stessa – fra i sei e gli otto mesi – e che un lavoratore può presentare più domande nel corso dello stesso anno, è difficile immaginare che alla fine il numero di disoccupati possa essere inferiore ai 500 mila. Questi dati, seppur parziali – mancano le previsioni a breve e altro – sono di per sé assolutamente preoccupanti. La Confindustria, infatti, arriva a ipotizzare nel 2010 un tasso di disoccupazione al 9,5%.
Comunque tranquilli, il governo della Repubblica vi informa che siamo praticamente fuori dalla crisi…..
Statali: vi ricordate i fannulloni?
28 Settembre, 2009
Ovviamente vi ricordate tutti quanti lo scatenato ministro Brunetta che mesi fa sferrò un “frontale” a milioni di lavoratori pubblici con la ormai arcinota campagna contro i fannulloni. Oltre a sfornare un’ intervista al giorno, si era dato da fare anche con la produzione normativa, che a suo tempo, ho avuto modo di commentare. Fra le tante – a maggioranza inutilmente vessatorie e altrettanto inutili ai fini di elevare la qualità della produzione del lavoro pubblico – ve ne erano alcune, che riguardavano la malattia, addirittura paradossali. Parlo della norma che estendeva la fascia di reperibilità praticamente a tutta la giornata – con un’ unica “ora d’aria” dalle 13.00 alle 14.00 – . Oppure, quella che obbligava i dipendenti pubblici a farsi rilasciare una certificazione medica dal solo servizio pubblico e, quindi, per esempio, non dal proprio medico di base. Ora il nostro “eroe” è costretto a rimangiarsi quelle norme che penalizzavano gli impiegati in malattia e che determinavano una disparità anticostituzionale con il resto del mondo del lavoro. Bene! Però quel che stupisce è come mai oggi il ministro non riservi a questa retromarcia lo stesso battage pubblicitario che aveva messo in campo per la campagna contro i fannulloni. Mah!
La vergogna dello scudo fiscale
25 Settembre, 2009
Come ricorderete, alla fine di luglio abbiamo approvato un ennesimo decreto sui temi di finanza pubblica e di politica economica, arrivando in quell’occasione al capolavoro di un decreto sul quale – relativamente ad alcuni problemi – anche da parte della Presidenza della Repubblica si sollevarono questioni di legittimità. Anziché correggere il testo, il governo preferì una via tortuosa, vale a dire mantenere il decreto in questione così com’era – hanno persino imposto la fiducia – e in contemporanea emettere un decreto correttivo. Ora, nella fase di conversione di questo decreto, la maggioranza ha ulteriormente emendato tale provvedimento con un emendamento presentato dal Sen. Fleres che, definire vergognoso e scandaloso, è dire poco. Non solo si produce un ennesimo condono, dopo che vari giuramenti erano stati compiuti dal ministro Tremonti e dal Presidente del Consiglio sulla irreperibilità dello stesso strumento; non solo – come è ovvio – riguarda i soliti noti, per giunta questa volta sempre “più noti”; non solo si compie un’ ennesima ingiustizia, odiosa, verso chi le tasse le paga fino all’ultimo euro e, in particolare, la stragrande maggioranza di lavoratori e pensionati che, anche in virtù della crisi si trovano in condizioni economiche assai difficili; ma, addirittura, si introduce uno scudo fiscale col quale si consente di far rientrare i capitali dall’estero pagando soltanto il 5% – avete letto bene: solo il 5% – ma, soprattutto, facendo in modo che qualora si venisse a scoprire dalle operazioni conseguenti alla richiesta di adesione al condono stesso, che sono state violate norme molto gravi del nostro sistema, dai reati tributari ad altri, come quello che chi rimpatria i capitali non potrà essere segnalato all’unità di informazione finanziaria di Bankitalia per l’antiriciclaggio neppure se c’è il sospetto di operazioni volte al finanziamento del terrorismo.
Di questa vergogna si è fatta interprete la Presidente Finocchiaro con un intervento davvero appassionato e molto corretto, che vi invito a leggere.
La doppia faccia del premier sul clima
25 Settembre, 2009
E’ evidente che ormai nulla ci può più stupire del governo e del suo Presidente e, pertanto, anche quest’ultima vicenda può essere solo e semplicemente archiviata (si fa per dire!) insieme ai quintali di quelle precedenti e, ahi noi, di quelle a venire. Nel caso specifico, nel suo viaggio negli Usa in vista del G20, il premier ha spedito una missiva al Presidente degli Stati Uniti per sottolineare che l’appuntamento di Pittsburgh “è una occasione che non possiamo mancare per favorire il raggiungimento di un accordo globale nell’imminente conferenza di Copenaghen”. “Riconoscendo l’obiettivo fondamentale di limitare l’aumento della temperatura a 2 gradi centigradi e l’esigenza di garantire finanziamenti ai paesi in via di sviluppo”. Cosa si può dire di fronte a questa lettera? Ci si può compiacere di quanto il Presidente del Consiglio italiano mostri preoccupazione per il futuro del pianeta. Peccato, però, che in contemporanea si scopre l’esistenza di una lettera del medesimo al Presidente Barroso nella quale, sostanzialmente, si sottintende la necessità di una deroga ai tetti sull’assegnazione di quote di CO2 all’Italia perché le nostre “povere” aziende italiane non sono in grado di rispettarle. Ovviamente Bruxelles ha impiegato pochi minuti per “mandare a stendere” il nostro.
Pubblicato da achillepas
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