25 Settembre, 2009
Come ricorderete, alla fine di luglio abbiamo approvato un ennesimo decreto sui temi di finanza pubblica e di politica economica, arrivando in quell’occasione al capolavoro di un decreto sul quale – relativamente ad alcuni problemi – anche da parte della Presidenza della Repubblica si sollevarono questioni di legittimità. Anziché correggere il testo, il governo preferì una via tortuosa, vale a dire mantenere il decreto in questione così com’era – hanno persino imposto la fiducia – e in contemporanea emettere un decreto correttivo. Ora, nella fase di conversione di questo decreto, la maggioranza ha ulteriormente emendato tale provvedimento con un emendamento presentato dal Sen. Fleres che, definire vergognoso e scandaloso, è dire poco. Non solo si produce un ennesimo condono, dopo che vari giuramenti erano stati compiuti dal ministro Tremonti e dal Presidente del Consiglio sulla irreperibilità dello stesso strumento; non solo – come è ovvio – riguarda i soliti noti, per giunta questa volta sempre “più noti”; non solo si compie un’ ennesima ingiustizia, odiosa, verso chi le tasse le paga fino all’ultimo euro e, in particolare, la stragrande maggioranza di lavoratori e pensionati che, anche in virtù della crisi si trovano in condizioni economiche assai difficili; ma, addirittura, si introduce uno scudo fiscale col quale si consente di far rientrare i capitali dall’estero pagando soltanto il 5% – avete letto bene: solo il 5% – ma, soprattutto, facendo in modo che qualora si venisse a scoprire dalle operazioni conseguenti alla richiesta di adesione al condono stesso, che sono state violate norme molto gravi del nostro sistema, dai reati tributari ad altri, come quello che chi rimpatria i capitali non potrà essere segnalato all’unità di informazione finanziaria di Bankitalia per l’antiriciclaggio neppure se c’è il sospetto di operazioni volte al finanziamento del terrorismo.
Di questa vergogna si è fatta interprete la Presidente Finocchiaro con un intervento davvero appassionato e molto corretto, che vi invito a leggere.
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18 Novembre, 2008
Quello che è successo ieri al tribunale di Torino apre una pagina nuova nella storia dei processi a causa di incidenti sul lavoro. Si tratta del rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio volontario, con dolo eventuale, dell’Amministratore delegato per l’Italia della ThyssenKrupp e di altri cinque dirigenti dell’Azienda, con capi d’accusa meno gravi. Ma c’è anche un’altra novità assai rilevante: per la prima volta viene rinviata a giudizio anche l’Azienda come persona giuridica. E tutto ciò avviene perché, come spiega il pm Raffaele Guariniello, tutto quello che è stato fatto (dal punto di vista della non sicurezza) è stato compiuto nell’interesse dell’Azienda. Infine, come ultima importante novità, sono stati ammessi come parti civili i compagni di lavoro delle vittime, per il rischio che hanno corso e non per il danno che hanno subito. In sostanza, la tesi del pm è che l’incidente sulla linea 5 dell’acciaieria di Torino non è dovuto a casualità e neppure a pura negligenza, bensì ad un insieme di cause dolose che hanno provocato una assenza drammatica di sicurezza. C’è stata, cioè, una soggettività del vertice dell’Azienda, una responsabilità individuale ed una anche più ampia che riguarda l’Azienda stessa in quella tragedia. Come si vede siamo in presenza di grandissime novità, forse si può dire di una svolta – anche se è bene ricordare che si tratta di rinvii a giudizio, non certo della celebrazione del processo – nella giurisprudenza in materia di incidenti sul lavoro.
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Pubblicato da achillepas
18 Novembre, 2008
E’ iniziata la settimana scorsa la discussione sul pacchetto sicurezza sul quale innanzitutto, come senatori del Pd, abbiamo sollevato delle pregiudiziali di incostituzionalità. Alcuni degli articoli sui quali abbiamo posto questo problema sono:
1) L’articolo 46 che autorizza gli enti locali ad avvalersi della collaborazione di associazioni di cittadini nello svolgimento dell’attività di presidio del territorio (le famose ronde della lega) – in quanto contrasta con l’articolo 117 della Costituzione – che attribuisce allo Stato l’esercizio esclusivo di funzioni di ordine e sicurezza pubblica;
2) L’articolo 19, che incrimina a titolo di reato contravvenzionale l’ingresso e il soggiorno illegali nel territorio dello Stato, che prevede una procedura incompatibile con l’articolo 24 della Costituzione nella misura in cui impedisce allo straniero l’esercizio del diritto alla difesa. La scelta di elevare a reato una condotta priva di offensività a terzi è, inoltre, contraria a principi di ragionevolezza e di eguaglianza;
3) L’articolo 39, che estende il termine massimo di detenzione nei centri per l’identificazione e l’espulsione, anche in mancanza di resistenza all’identificazione, in quanto contrasta con la direttiva comunitaria sul rimpatrio;
4) L’articolo 44, che istituisce il registro delle persone non aventi fissa dimora, senza specificare le finalità di tale strumento, che offende la dignità della persona, tutelata dall’articolo 2 della Costituzione, e viola il principio di legalità.
Come si vede siamo in presenza, a nostro giudizio, di una legge infarcita di anticostituzionalità.
Ovviamente vi risparmio come sia finito il voto.
Ciò detto, sono certo che così come è successo per il caso di Eluana Englaro, anche su questi articoli la Corte Costituzionale sarà chiamata tra qualche tempo a giudicare e sono certo che confermerà le ragioni delle nostre eccezioni.
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Pubblicato da achillepas
14 Novembre, 2008
Per antico costume non commento le sentenze dei giudici. Semmai mi esprimo su problemi che riguardano la giustizia e, quindi, anche singoli aspetti che si riferiscono all’operare concreto dei giudici e non solo. Anche per la sentenza sui fatti di Genova del G8 mi attengo a questa regola. Ma, confesso la grande amarezza che ho provato ascoltando un Gr che dava la notizia dal Tribunale di Genova. Le immagini poi di un Tg di quella signora che con le lacrime agli occhi gridava “vergogna”, mi hanno ulteriormente colpito. Considero le reazioni della destra alla sentenza al di là del bene e del male e sento quanto colpevole sia stata la politica quando non ha voluto costituire una Commissione d’inchiesta parlamentare sui tragici fatti di quei giorni a Genova che segneranno la storia della democrazia del nostro paese.
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24 Luglio, 2008
È stato finalmente arrestato il “macellaio” Radovan Karadzic, l’ex leader dei serbo-bosniaci, accusato di genocidio e di essere il responsabile dell’assedio a Sarajevo – durato 43 mesi e costato la vita a 12.000 persone – e del massacro di Srebrenica del 1995, che portò alla strage di 8.000 musulmani.
Finalmente la giustizia europea inizia a dare buoni frutti: basti pensare che questo assassino è vissuto impunito in latitanza sotto falso nome, con il quale è stato libero di circolare e di prendere addirittura parte in dibattiti pubblici nella stessa Belgrado.
Ora, dopo 13 anni di latitanza, uno dei mostri generati dalla sanguinosa guerra nei Balcani degli anni ’90, viene alla fine assicurato alla giustizia e sarà nei prossimi giorni estradato per essere giudicato dal tribunale internazionale dell’Aja.
Spero che si assicurino alla giustizia anche tutti coloro che in questi anni hanno dato copertura, sostegno e protezione a quello che il mondo civile ha giustamente definito il “macellaio” del dopoguerra.
Ora la società civile serba ed europea preme affinché si assicurino alla giustizia anche gli altri boia e criminali di guerra in libertà, come Ratko Mladic e Goran Hadzic.
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23 Luglio, 2008
Ecco! Un altro colpo è stato portato al nostro sistema istituzionale, politico, giuridico. Ieri abbiamo (hanno) definitivamente approvato il cosiddetto lodo Alfano. Cioè, la norma che dà l’immunità al il Presidente del consiglio per tutto il mandato di capo del governo. Si è vero, la norma estende questa condizione anche al Presidente della Repubblica e ai presidenti di Camera e Senato. Ma ciò serve solo alla maggioranza per mascherare l’unica vera ragione per la quale è stata pensata, voluta e approvata in pochissimi giorni (tempi da record): salvare l’on. Berlusconi dall’essere perseguibile e perseguito dalla magistratura. Un vero e proprio salvacondotto. E che questa sia l’unica verità lo certifica il gioco messo in atto dal governo e dalla maggioranza sul provvedimento sulla sicurezza – ve ne diedi conto all’epoca – allorquando presentarono – a seguito di quella allucinante lettera che Berlusconi scrisse al Presidente del Senato – l’emendamento col quale si bloccavano per un anno moltissimi processi, anche riferiti – un vero assurdo – a reati per i quali si sollecitava proprio una nuova normativa sulla sicurezza dei cittadini del nostro paese. Allora si avventurarono, arrampicandosi sugli specchi, in mille improbabili spiegazioni tese ad occultare la vera ragione dell’emendamento, esclusivamente legata al processo Mills. Quell’emendamento apriva la pista all’autostrada del lodo Alfano, al punto da rendere non più necessario introdurre, in quel modo e con quel contenuto, quella modifica nel Decreto sicurezza. Le ragioni politiche della nostra contrarietà al disegno di legge “Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato” le ha esposte molto bene Anna Finocchiaro, nella dichiarazione di voto sul provvedimento. Alla lettura delle sue parole vi rimando, poiché meglio non potrei scrivere. Voglio, qui, riferirvi di un aspetto politico-procedurale che il nostro gruppo ha sollevato in Aula l’altro ieri. Si tratta della pregiudiziale di costituzionalità del provvedimento. Vale a dire la necessità di discutere e votare – prima dell’analisi di merito dei singoli articoli – sulla costituzionalità del testo. E’ un atto politico molto forte a cui si ricorre quando si ritiene che il provvedimento in discussione, ne da conto anche Finocchiaro nel suo intervento, sia palesemente in contrasto con i dettami della Costituzione. Le ragioni principali di incostituzionalità che abbiamo sollevato – e bene esposto in Aula da Stefano Ceccanti – riguardano in primo luogo il fatto che, quando si stabiliscono delle eccezioni – perché di questo si tratta – di cosi grande rilevanza al principio costituzionale di uguaglianza fra i cittadini, non può che essere la Costituzione a stabilire se, come, quando e per chi tale situazione sia legittima. Non quindi una legge ordinaria. In secondo luogo, si assemblano, nella norma, cariche dello Stato assai diverse dal punto di vista della loro legittimazione e che, quindi,difficilmente possono essere trattate allo stesso modo dalla norma stessa. Basti pensare che il Presidente della Repubblica è eletto da deputati, senatori e rappresentanti delle regioni, i Presidenti di Camera e Senato dalle rispettive assemblee e il Presidente del Consiglio è nominato dal Presidente della Repubblica, sia pur in presenza di un risultato elettorale. C’è poi la questione che l’immunità perviene automaticamente, addirittura ben al di là della norma di immunità dei parlamentari esistente ormai parecchi anni fa, che fu cancellata per i guasti e gli abusi che provocava. Ma almeno essa era sottoposta ad una decisione del Parlamento. Il salva Berlusconi opera, invece, automaticamente. Infine, il problema del perché si attribuisca questa prerogativa solo ai capi di alcuni organi e non anche all’intero organo. Un solo esempio, il Governo. Esso è un organo collegiale e come tale opera. Perché quindi la norma dovrebbe intervenire solo sul Presidente del Consiglio? E questa domanda ci riporta all’inizio: perché Lui è la ragione di tutto! Per Lui – parafrasando una vecchia canzone – fanno tutto. Anche contro la Costituzione.
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Pubblicato da achillepas
19 Giugno, 2008
Ieri in Senato la maggioranza ha approvato l’emendamento che riguarda la norma blocca processi – meglio definita “salva Berlusconi” – che prevede la sospensione di alcuni processi fino al giugno 2002. Noi senatori del Partito Democratico, insieme con i colleghi dell’ Italia dei Valori abbiamo deciso di uscire dall’Aula, non soltanto come segno di protesta, quanto come vera e propria dimostrazione di sdegno. Con quell’emendamento, vengono automaticamente considerati reati non gravi fattispecie come pedofilia, stupro, rapina, furto, estorsione, usura, associazione per delinquere, sequestro di persona, omicidio colposo, corruzione, abuso di informazioni privilegiate, manipolazione del mercato, bancarotta fraudolenta, rialzo fraudolento dei prezzi. Questo alla faccia della conclamata, da parte della maggioranza di governo, necessità del decreto sulla sicurezza per rispondere alle ansie dei cittadini italiani. E, come se non bastasse, sempre in quella logica, la maggioranza ha respinto tutti gli emendamenti che abbiamo presentato nel senso proprio di rendere più forte e adeguata la legislazione in tema di sicurezza delle persone. Vi faccio un solo esempio dei tanti che se ne potrebbero fare, di un emendamento, presentato dalla Senatrice Della Monica, che tendeva a disciplinare il grave sfruttamento del lavoro ad opera di datori di lavoro – spesso vere e proprie associazioni criminali – senza scrupoli, con l’unico obiettivo di sfruttare i lavoratori. Gianrico Carofiglio, già sostituto procuratore della DDA di Bari e mio collega in Senato, ha parlato di disagio, imbarazzo e anche di vergogna in relazione a quello che è accaduto nei giorni scorsi, e a come ciò si sta completando in Aula al Senato. Purtroppo è l’ennesima prova che lo stato di diritto, in alcuni casi, può essere piegato per salvaguardare interessi particolari; dovremmo domandarci quanto dovrà ancora costare al paese evitare qualche sentenza.
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Pubblicato da achillepas
17 Giugno, 2008
Leggendo sui giornali la notizia di una lettera che il Presidente del Consiglio aveva inviato al Presidente del Senato, con qualche milione di cittadini ho avuto la sensazione di un tonfo nel passato. La lettera annunciava la spiegazione delle ragioni di un emendamento che la maggioranza avrebbe presentato, col quale si sospende per un anno l’effettuazione dei processi per alcune fattispecie di reato, emendamento che già era passato nel sentire comune come “salva Berlusconi” per il processo in corso per l’affare Mills. La sensazione è stata quella di un ritorno agli anni bui del governo Berlusconi di inizio secolo, alle leggi ad personam, a una aggressione alla Magistratura, a un uso privato della cosa pubblica.
Temevo, poi, che con un solo colpo di spugna – per la verità preceduto da più di uno spruzzo rappresentato dall’immissione del reato di clandestinità, dall’utilizzo dei militari nelle città, in generale da un uso politico del tema sicurezza, senza alcuna vera volontà di rispondere con efficacia ai problemi di sicurezza dei cittadini – il discorso programmatico del Presidente del Consiglio venisse completamente azzerato.
Dialogo, confronto, rispetto dell’opposizione, ecc., ecc., sostituiti di colpo da comportamenti vissuti nei cinque anni del suo precedente governo.
Un briciolo di ottimismo della volontà mi aveva “costretto” ad aspettare la lettura del testo della lettera e sperare di non rivivere un film già visto. Stamattina, mentre il Presidente Schifani, su nostra richiesta, ha letto la lettera, la realtà è stata peggio della sensazione provata dalla lettura dei giornali.
Con uno sprezzo dell’istituzione Senato, il Presidente del Consiglio vi si rivolge per chiedere l’approvazione dell’emendamento che lo riguarda direttamente, come se questa fosse la cosa più normale di questa terra; usa lo strumento della missiva per lanciare vecchi anatemi sulla magistratura; annuncia al Senato, addirittura, la ricusazione del giudice del processo che lo vede protagonista. Mi fermo qua!
Leggete la lettera, fatevene un’opinione e vedete quale punto di gravità istituzionale e politica la giornata di oggi segna nella breve storia della XVI legislatura.
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