La CISL solo due giorni fa nel suo rapporto sull’industria ha stimato in 900.000 i posti di lavoro a rischio. In un momento del genere, un Governo con un minimo di responsabilità e senso dello Stato aprirebbe subito un confronto in Parlamento e con le forze sociali per affrontare davvero l’emergenza. Crisi che pagheranno, per primi, le donne e i giovani perché sono i soggetti più rappresentati tra i contratti a termine e tra quelli atipici, come aveva già denunciato la Cgil. Con l’opposizione non c’è traccia di confronto. Anzi! Proseguono gli insulti. Con le parti sociali il Governo ha fatto finta di riceverli – non credo che siano stati neppure attenti alle osservazioni che tutte le parti sociali hanno sollevato – e hanno scritto il decreto 185. Risultato: un decreto cosiddetto anti-crisi assolutamente inadatto a fronteggiare quella vera emergenza che abbiamo di fronte. Basti pensare ad esempio, innanzitutto, all’assenza di un intervento forte e strutturale sui salari e le pensioni e, poi, ad una serie di misure sulle quali – fermo restando che avremo tante altre occasioni per ragionare di questo decreto – vorrei richiamare la vostra attenzione:
- il taglio ai fondi per il risparmio energetico nell’edilizia, usati già da 230.000 famiglie. Pensiamo alla vita quotidiana: c’è chi, certo del bonus fiscale per gli interventi nell’eco-edilizia ha sostituito la caldaia con un modello più efficiente, chi ha cambiato gli infissi, chi ha scelto il solare termico o i pannelli fotovoltaici, chi ha ristrutturato la propria abitazione con criteri per migliorare l’efficienza energetica. Interventi economicamente importanti per famiglie e per l’economia: un volano di affari superiore ai 3 miliardi di euro, che ha permesso anche l’emersione del sommerso e l’attivazione di una nuova economia. Un settore dell’economia assai importante in generale, ma anche per il forte radicamento delle piccole e medie imprese, che così si qualificano in un mercato avanzato e in linea con gli altri Paesi europei;
- la ricerca che, già penalizzata a giugno dal taglio dell’ICI coperto proprio con i fondi che il governo Prodi destinava al settore, subisce un’altra mazzata con l’abolizione della maggiorazione del credito di imposta per le imprese che investono in ricerca e innovazione;
- la borsa della spesa, per la quale Tremonti aveva promesso interventi mirabolanti intervenendo su pedaggi e bollette, salvo dover, in tutta fretta, smentire il blocco delle tariffe di gas ed elettricità e dei pedaggi autostradali, in quanto di competenza dell’Autorità per l’energia. Perché non si è intervenuti sull’aumento dei prezzi dei beni alimentari, arrivati alle stelle? E con tutto che per ogni euro speso dai consumatori solo 17 centesimi arrivano ai produttori, il che dà la dimensione della speculazione in atto;
- gli incentivi alle famiglie che, al di là della inadeguatezza, degli errori d’impostazione e del come hanno reperito le risorse spostandole da un capitolo all’altro, a conti fatti non faranno guadagnare ai cittadini un solo euro poiché i benefici – anche per i pochi che ne avranno diritto – saranno annullati dal debito che ogni singolo cittadino dovrà pagare per sostenere i costi dell’operazione Alitalia, che in modo irresponsabile il governo ha caricato sulle tasche dei contribuenti. La cifra stanziata dal governo per la copertura del bonus, infatti, è pari a 2,4 miliardi, e i costi dell’operazione Alitalia a carico degli italiani ammontano, ad oggi, a quasi 3 miliardi ;
- l’indennità di disoccupazione che, per estenderne la copertura, stanzia soltanto 100 milioni all’anno di risorse aggiuntive, poiché per il resto le risorse si reperiscono sottraendole ad altre finalità di prima rilevanza del Fondo per l’Occupazione;
- i lavoratori precari che perderanno il lavoro, per i quali non c’e’ sostanzialmente nulla. Anche in questo caso, a costo di sembrare tignoso, torno su un altro grave errore del Governo: togliere l’Ici ai più ricchi, che è costato 3 miliardi a noi tutti. Bene, a fronte di quei miliardi ci si dice ora che non ci sono altre risorse che quel “precario” bonus pari al 5% del reddito dell’anno precedente. Cioè niente. E in più non c’è traccia di una necessaria riforma di tutti gli ammortizzatori che tuteli davvero tutti i lavoratori, al di la del settore di appartenenza, o del contratto che ha sottoscritto; l’articolo 23 della manovra anticrisi del Governo che apre la via alla realizzazione di project financing con valorizzazioni private senza alcun controllo da parte dei comuni: un regalo alla rendita urbana e al tempo stesso velleitario e irrealizzabile perché contrario alle norme vigenti. E per le opere pubbliche? Solo propaganda perché la riunione del Cipe, che dovrebbe sbloccare i fondi per i cantieri, è stata rinviata per l’ennesima volta; non esiste alcuna risorsa aggiuntiva, essendo i fondi di cui parla Berlusconi dirottati dal Fondo per le Aree Sottoutilizzate e sull’utilizzo di questi fondi non c’è ancora accordo con le regioni.