Proseguono con lo stupirci con effetti speciali. Ha iniziato Tremonti con il posto fisso, Berlusconi gli ha dato ragione, ma non potendo essere secondo al suo ministro, ecco che diventa protagonista in prima persona di un nuovo effetto speciale: il taglio dell’Irap alle imprese. Sembra, quindi, di capire che per il Presedente Berlusconi questo sia il tempo nel quale ritorna il refrain del taglio delle tasse. Ora, non ci resta che aspettare per vedere quanto durerà e, soprattutto, se avrà un seguito concreto. E la domanda è più che legittima visto che nella Finanziaria in discussione al Senato non c’è traccia di tale volontà. Eppure non vi è sede migliore per una discussione sul livello della pressione fiscale sulle imprese e sui redditi dei cittadini e sulla volontà di diminuirlo. In tutti i casi, se fosse davvero questo il tempo per il Governo di tagliare le tasse, è lecito chiedere se, quando e come si pensa di sostenere anche i redditi di chi lavora, di chi sta in cassa integrazione, di chi il lavoro lo ha perso, o di chi sta in pensione con redditi minimi? Oppure dobbiamo credere che l’intervento annunciato da Berlusconi è monodirezionale, vale a dire solo verso le imprese? Ci sarebbe, infine, un’ultima domanda: se si cancella l’Irap come si finanzia la sanità? Capisco che rispondere a questa domanda non appartiene esattamente alla casistica dello stupire con effetti speciali, ma un capo di un governo di un paese normale quando “spara una cannonata” come questa, ha il dovere di analizzare tutte le conseguenze informando i cittadini sugli effetti finali.
Avanti con la politica degli annunci!
22 Ottobre, 2009Un anno di manovre, manovrine, manovrette….
10 Agosto, 2009
Dal luglio 2008 al luglio di quest’anno il governo ha stravolto tutte le regole che governano la sessione di bilancio, cioè uno degli appuntamenti più importanti nella vita parlamentare, ma soprattutto per l’intera economia del paese e per i redditi degli italiani. Certamente vi ricordate il famoso Dl 112 che in nove minuti di Consiglio dei ministri anticipa totalmente la sessione di bilancio. Al Senato non fu concessa alcuna modifica. Stessa cosa sul Dpef successivo che, per altro, non poteva che registrare le scelte compiute con il Decreto. Francamente ho perso il conto delle manovre finanziarie che sono intervenute da quel momento ad oggi: penso cinque o sei. Qualche giorno fa si utilizza, in modo assolutamente improprio e in clamorosa violazione delle Leggi di contabilità (ma tanto a loro che importa delle regole?), l’assestamento di bilancio per una manovra di sforamento di un punto di Pil. Adesso presentano un Dpef senza alcuna indicazione di interventi per fronteggiare la crisi e per correggere i conti ormai fuori controllo. Ma siccome al peggio non c’è mai limite, contemporaneamente al Dpef, ecco un Decreto col quale si fa l’ennesima manovra fuori sessione di bilancio, addirittura collegandola al Dpef che – dettaglio non trascurabile – non è ancora approvato. Ma non è finita! Siccome quel Decreto contiene – a detta anche del Quirinale – norme incostituzionali, oltre che errori e aggressioni alle autonomie di Istituzioni, anziché consentire al Parlamento di correggerlo, come sarebbe del tutto logico e costituzionalmente normale, si pone la fiducia sul testo sbagliato, rendendolo immodificabile e si emette un nuovo provvedimento correttivo del precedente. Ovviamente non c’è solo incapacità, furbizia da quattro soldi e altro ancora di questa specie. C’è anche più di un problema nella maggioranza che da un anno a questa parte viene tenuta insieme con l’unica arma del voto di fiducia. Alla faccia degli straripanti numeri che hanno a disposizione e della sbandierata coesione della coalizione. Cosi è! A settembre non gli daremo tregua, nell’interesse di un paese che sta fronteggiando la più grande crisi degli ultimi ottant’anni, senza un Governo degno di questo nome.
Un Dpef di rassegnazione e rinuncia
8 Agosto, 2009
Nel Dpef poche sono le cose che colpiscono, molte quelle che ci si aspetterebbe di trovare e che, invece, non ci sono. Fra le prime certamente balza agli occhi il dato sulla spesa corrente primaria che aumenta di ben tre punti di prodotto. Ora, in tempi di crisi così drammatici il dato potrebbe, perfino, considerarsi basso: sostegno alle imprese, ai redditi dei lavoratori e dei pensionati, il sistema degli ammortizzatori sociali per difendere il lavoro ecc., tutti interventi che comportano risorse pubbliche ingenti. Interventi di cui i governi del mondo intero si sono occupati, praticamente 24 ore su 24 dall’inizio della crisi. Invece, leggendo il Dpef si scopre che di quei tre punti solo lo 0,70 per cento riguarda il sistema delle tutele, cosa questa che suscita vivo allarme e conferma che il nostro esecutivo ed in particolare il suo Presidente, di tutto si sono occupati in quest’anno, fuorché di economia in modo organico ed efficace. Oltre il danno, quindi, la beffa: hanno fatto lievitare spropositatamente la spesa, senza alcuna giustificabile e positiva finalizzazione! E sempre su questo fronte, non resta che registrare che il vero e proprio disastro dei conti si completa con quei dieci punti in più di debito pubblico che lo fanno lievitare al 117-118 per cento del Pil nel prossimo triennio. Un’altra cosa che colpisce è la filosofia che sottintende l’intero documento: rassegnazione e rinuncia. Totale assenza di coraggio! Penso all’assenza di scelte espansive a sostegno dell’economia, a misure certe di risparmio di spesa (anzi, la spesa corrente si potrà ridurre con l’attuazione del federalismo fiscale – cioè tra sette anni), all’aumento, addirittura, in piena e drammatica crisi della pressione fiscale quest’anno di ben 0,6 punti di prodotto, all’assenza di ogni idea riformatrice (pensiamo al versante così scoperto delle tutele di chi lavora e di chi il lavoro non ce l’ha, a partire dalle donne; piuttosto alle liberalizzazioni e all’apertura dei mercati chiusi, a partire dal settore energetico). E’ come se il Governo confessasse di non nutrire nessuna fiducia nel Paese che governa (si fa per dire!) e di vivacchiare, di conseguenza, alla giornata, incapace di compiere le scelte che questo grande Paese richiederebbe. E poi i catastrofisti saremmo noi…
Spesa pubblica fuori controllo
4 Agosto, 2009
Le notizie sull’enorme buco dei conti pubblici dimostrano che i nostri dubbi non sono infondati. A fronte di una evasione fiscale che è ripresa a galoppare come non accadeva da un decennio – abbiamo già detto come tale pratica rubi alle casse dello Stato l’equivalente del 18 % di Pil – c’è stato un inspiegabile incremento della spesa pubblica. Da gennaio a luglio il governo, soprattutto nelle figure di Tremonti e Brunetta, è riuscito a spendere 53 miliardi di euro: una cifra folle, se si pensi che per lo stesso periodo nel 2008 la spesa pubblica è ammontata ad “appena” 22.321 milioni. Come si spiega quest’aumento di ben 31 miliardi circa, a cui vanno aggiunti altri 4 miliardi per le spese dell’ultimo mese? Di sicuro, possiamo essere certi che i miliardi sperperati dal governo non sono serviti ad attenuare la crisi economica in Italia, che purtroppo si fa ancora sentire per milioni di famiglie e lavoratori, studenti e pensionati. E infatti, come ha spiegato anche il governatore della Banca d’Italia Draghi, solo un quarto del totale è stato utilizzato per fronteggiare la crisi, con risultati alquanto deludenti. Su questo tema il Partito Democratico darà battaglia, perché è impensabile che i cittadini non siano a conoscenza della destinazione del proprio denaro versato allo Stato. Di fronte a queste cifre, bisognerà fare molta chiarezza, per scoprire innanzitutto come il governo sia riuscito a spendere più del doppio rispetto allo scorso anno, e come e quanti soldi avrà intenzione di investire in futuro per la spesa corrente. Finora non c’è stata nessuna trasparenza, ma soltanto sprechi e prese in giro.
A proposito dell’essere già fuori dalla crisi……
19 Maggio, 2009
Gli ultimi dati sul PIL italiano del primo trimestre 2009 smentiscono apertamente l’ipocrisia di Tremonti e Berlusconi, che si ostinano a raccontare la favola della crisi che è praticamente passata. Nulla di più falso: un PIL a – 5,9 % indica che la situazione è dunque tuttora assai grave e impone un atteggiamento di serietà, lucidità e responsabilità per essere affrontata al meglio, cose che finora non si sono verificati da parte del governo. Come se non bastasse, l’Ocse ha reso pubblici i dati sui salari nel mondo, e l’Italia è scivolata al 23esimo posto, dopo Grecia e Spagna. E questo perchè i lavoratori italiani sono i più colpiti dal fisco, il che fa sì che il loro potere d’acquisto sia drasticamente minore di quello degli altri lavoratori. A fronte di questi dati, il governo dovrebbe finalmente smetterla di prendere in giro i cittadini, e delineare finalmente una politica in grado di sostenere davvero l’economia, le imprese e il lavoro. Ciò significa sostenere i redditi dei lavoratori, aiutare le imprese ,specie le piccole, in questa situazione così difficile e applicare misure severe per combattere l’evasione fiscale, in modo da assottigliare il debito pubblico, ormai alle stelle.
Le entrate fiscali crollano
17 Aprile, 2009
Meno 9.6% rispetto al febbraio di un anno fa e meno 7,2% rispetto al mese scorso. Pagano meno imposte le imprese e i lavoratori autonomi. In crescita il gettito da lavoro dipendente. E così aumenta sempre più la sensazione di iniquità. Il supplemento del Bollettino mensile della Banca d’Italia, diffuso oggi delinea come le condizioni del bilancio pubblico siano in costante peggioramento. Palazzo Koch fa notare come la spesa primaria corrente sia cresciuta a un tasso superiore a quello medio del biennio precedente e come per il 2009 il Governo aveva stimato, a febbraio, un ulteriore aumento del disavanzo (pari a circa un punto percentuale del PIL) dovuto all’aggravarsi della congiuntura. Il Bollettino sottolinea inoltre come “la flessione del reddito e alcuni sgravi fiscali hanno ridotto la dinamica delle entrate fiscali”. Gli sgravi fiscali cui si riferisce la Banca d’Italia sono quelli relativi all’ICI (con legge del 2008) e all’Irap (con legge del 2007). Mettiamo due numeri. Gli incassi tributari nei primi due mesi dell’anno sono diminuiti rispetto allo stesso periodo del 2008 di 4 miliardi in meno in valore assoluto mentre allo stesso tempo aumenta il debito pubblico, salito complessivamente alla cifra record di 1.708,60 miliardi di euro. Una cifra che non era mai stata raggiunta fino ad ora. L’andamento del debito è preoccupante anche perché mostra una crescita tendenziale; in aumento dello 0,52% nei primi due mesi dell’anno. Meno imprevisti sono gli andamenti delle entrate tributarie avendo del tutto scardinato l’attuale maggioranza nei primi dodici mesi di governo, l’intero apparato predisposto dal Governo Prodi in materia di evasione e elusione fiscale. Ora le cifre mostrano come tali decisioni legislative abbiano prodotto un prevedibile effetto sulle entrate. Il disavanzo (la differenza fra entrate e uscite su base annua) è adesso pari al 2,7% del prodotto interno lordo, scontando principalmente, secondo i dati della Banca d’Italia, il forte decremento delle entrate relative alle imposte indirette (Iva). In particolare, ciò che emerge è il forte calo dei versamenti da parte delle imprese, oltre a quelli relativi alle imposte indirette, che negli anni passati avevano invece grandemente contribuito alla crescita del gettito. Ciò che continua ad aumentare, anche se in misura ridotta, è il gettito delle imposte dirette, quelle che in massima parte provengono dalle ritenute alla fonte sui redditi da lavoro dipendente. Esso ha visto una progressione pari al 3,5% sull’anno precedente (ma nel 2006 era salito del 12,7% e nel 2007 del 9,1%). Secondo la Banca d’Italia, tale aumento è dovuto alla “struttura fortemente progressiva dell’Irpef”, il che significa che l’aumento delle entrate da imposte dirette non solo dipende quasi esclusivamente dal lavoro dipendente (che non può evadere) ma che ad inasprire la pressione contribuisce in modo determinante il “fiscal drag”, cioè il prelievo su aumenti retributivi soltanto nominali (cioè non depurati dal tasso di inflazione). Come se non bastasse, occorre tenere conto che, anche a livello locale, sono aumentate le addizionali Irpef regionali e comunali, per effetto di delibere di aumento stabilite nel 2007. Un altro dato che emerge dalle analisi del nostro istituto bancario centrale è quello relativo alla diminuzione dell’avanzo primario, cioè la differenza fra entrate e uscite non contando la spesa per il pagamento degli interessi, un indicatore molto importante in quanto esprime le linee tendenziali del risanamento della finanza pubblica. Ebbene esso è diminuito, passando dal 3,5 al 2,4% del prodotto interno lordo. Insomma, ancora un salasso per i lavoratori dipendente. Tutto ciò contribuisce ad aumentare l’iniquo divario nella distribuzione del reddito nel nostro Paese.
Cortine di reddito
4 Marzo, 2009
Robert Zoellick, il Presidente della Banca Mondiale ha detto: :«Sarebbe una tragedia, se vent’ anni dopo l’ Europa tornasse divisa». Due decenni dopo la rivoluzione polacca e la caduta del Muro di Berlino, dieci anni dopo l’ingresso delle nuove democrazie nella Nato e cinque anni dopo l’allargamento della Ue, tornano a soffiare venti minacciosi e gelidi di paura. Il grande incubo della nuova Europa si chiama crisi finanziaria globale: ed è un incubo nuovo per i paesi dell’oltrecortina. Un tormento fatto dei disinvestimenti delle grandi multinazionali; fatto dalle logiche del protezionismo più spinto che blocca l’export; fatto di banche controllate locali – alcune anche da istituti finanziari italiani – sull’orlo del baratro; fatti di anni a crescita zero o in decrescita per chi era abituato ad uno sviluppo a doppia cifra.
Che oggi il quadro economico europeo sia particolarmente preoccupante per tutti noi, cittadini dell’unione e non, è una angosciante realtà. Purtroppo una delle cose peggiori che accade quasi sempre durante i periodi di recessione economica è il ritorno alle politiche nazionaliste ed estremiste. L’etnicismo – come ha detto Morin – contrapposto all’internazionalismo. Comunque si voglia leggere, l’unione delle due cose – recessione e spinta politica estremista – spesso genera molti danni.
Il crollo della produzione industriale
6 Febbraio, 2009
Secondo l’Istat è scesa del 4,3% nell’anno e del 12 per cento a dicembre, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Drammatica la situazione nel settore dell’auto: – 18 % sull’anno e – 48% nel mese di dicembre. E’ la quarta forte caduta consecutiva mensile della produzione industriale: una flessione del 7,5% con un tendenziale in calo dal maggio scorso. L’indice della produzione industriale corretto per giorni lavorativi, ha segnato a dicembre le variazioni tendenziali negative più marcate nei settori dei mezzi di trasporto (-31,5%), della lavorazione di minerali non metalliferi (-25,3%), della gomma e materie plastiche (-25,2%) e della produzione di metallo e prodotti in metallo (-22,4%).
Sconfessata la prima promessa di Berlusconi
31 Gennaio, 2009
La prima promessa fatta dal Cavaliere agli elettori è che il Pdl non metterà le mani nelle tasche degli italiani e cercherà di ridurre la pressione fiscale sotto il 40 per cento. Il 2009 conferma l’Italia il 6° paese al mondo per pressione fiscale: infatti mentre si registrerà un calo del gettito fiscale del 2,2%, per effetto della riduzione della crescita, ci sarà un aumento della pressione fiscale che tornerà dal 43% del 2008 al 43,3%. La pressione fiscale, cioè il rapporto tra le tasse incassate e la ricchezza prodotta dal paese, tornerà a scendere sotto la soglia del 43% solo nel 2013 (42,9%). Più preoccupante è invece l’andamento del debito, che nelle nuove previsioni dal 105,9% del 2008, tornerà a salire per rimanere fermo sopra al sopra il 111% del Pil nel triennio 2009-2012 (con il picco del 112,5% il prossimo anno) e poi ridursi lievemente al 101,5% nel 2013: cioè alla fine del quinquennio considerato il debito sarà quattro punti più alto dell’attuale.
al via il World Economic Forum
28 Gennaio, 2009
Oggi si è aperto il World Economic Forum di Davos l’evento globale che riunisce i più alti esponenti della finanza, dell’economia e della politica e la cui parola d’ordine di quest’anno sembra essere collaborazione. L’incontro si è aperto – in un clima di grande preoccupazione per la crisi che sta investendo tutte le maggiori economie mondiali, la più grave dal periodo della seconda guerra mondiale – con le parole del leader cinese Wen Jabao sulle opportunità che pur tra enormi problemi questa periodo difficile porta con se. Per i tre anni successivi – il Presidente di Morgan Stanley Asia Roach – prevede a livello globale una crescita “anemica” che potrà arrivare al massimo al 2,5% annuo, la metà dei tassi di sviluppo al 5% della metà degli anni 2000. Ci attendono anni difficili; anni in cui la nostra economia dovrà dimostrarsi in grado di saper innovare rispettando i talenti e la dignità dei lavoratori e valorizzandone le capacità ed i meriti.
Pubblicato da achillepas
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