Un Dpef di rassegnazione e rinuncia

8 Agosto, 2009

imagesNel Dpef poche sono le cose che colpiscono, molte quelle che ci si aspetterebbe di trovare e che, invece, non ci sono. Fra le prime certamente balza agli occhi il dato sulla spesa corrente primaria che aumenta di ben tre punti di prodotto. Ora, in tempi di crisi così drammatici il dato potrebbe, perfino, considerarsi basso: sostegno alle imprese, ai redditi dei lavoratori e dei pensionati, il sistema degli ammortizzatori sociali per difendere il lavoro ecc., tutti interventi che comportano risorse pubbliche ingenti. Interventi  di cui i governi del mondo intero si sono occupati, praticamente 24 ore su 24 dall’inizio della crisi. Invece, leggendo il Dpef si scopre che di quei tre punti solo lo 0,70 per cento riguarda il sistema delle tutele, cosa questa che suscita vivo allarme e conferma che il nostro esecutivo ed in particolare il suo Presidente, di tutto si sono occupati in quest’anno, fuorché di economia in modo organico ed efficace. Oltre il danno, quindi, la beffa: hanno fatto lievitare spropositatamente la spesa, senza alcuna giustificabile e positiva finalizzazione! E sempre su questo fronte, non resta che registrare che il vero e proprio disastro dei conti si completa con quei dieci punti in più di debito pubblico che lo fanno lievitare al 117-118 per cento del Pil nel prossimo triennio. Un’altra cosa che colpisce è la filosofia che sottintende l’intero documento: rassegnazione e rinuncia. Totale assenza di coraggio! Penso all’assenza di scelte espansive a sostegno dell’economia, a misure certe di risparmio di spesa (anzi, la spesa corrente si potrà ridurre con l’attuazione del federalismo fiscale – cioè tra sette anni), all’aumento, addirittura, in piena e drammatica crisi della pressione fiscale quest’anno di ben 0,6 punti di prodotto, all’assenza di ogni idea riformatrice (pensiamo al versante così scoperto delle tutele di chi lavora e di chi il lavoro non ce l’ha, a partire dalle donne; piuttosto alle liberalizzazioni e all’apertura dei mercati chiusi, a partire dal settore energetico). E’ come se il Governo confessasse di non nutrire nessuna fiducia nel Paese che governa (si fa per dire!) e di vivacchiare, di conseguenza, alla giornata, incapace di compiere le scelte che questo grande Paese richiederebbe. E poi i catastrofisti saremmo noi…


Bankitalia prevede per l’anno prossimo crescita zero

15 Luglio, 2009

imagesBankitalia conferma la previsione del Governo, contenuta nel Dpef, di un crollo quest’anno del Pil del 5,2%. Avanza, però, una previsione diversa per il 2010: crescita 0, anziché 0,5 prevista dal Documento del Governo. Ovviamente, non stiamo sottilizzando su pochi decimali. Stiamo parlando dell’eventualità, indicata da una fonte così autorevole, che l’anno prossimo non sia quello almeno dell’avvio dall’uscita della crisi. A conferma di questa seria preoccupazione, l’Istituto parla anche di “preoccupante deterioramento” del mercato del lavoro.

Ma il Governo continua nella intollerabile operazione di rimozione del tema crisi.


Licenziato dal Senato il Dpef

11 Luglio, 2008

Ieri in prima lettura il Senato ha approvato il documento di programmazione economica e finanziaria 2009-2013. Il documento passa ora all’esame della Camera. Sinceramente non credo che i deputati dell’opposizione abbiano molte possibilità di apportare modifiche. Per cui presumibilmente ci ritroveremo più o meno con lo stesso testo che ho più volte già commentato.

A questo proposito vi consiglio due letture. La prima è una nota di lettura sul testo a cura dell’Ufficio legislativo del gruppo Pd al Senato; la seconda è la dichiarazione del Sen. Enrico Morando con cui annuncia il voto contrario del gruppo del partito democratico al dpef.


6 mosse per il Dpef

9 Luglio, 2008

Oggi abbiamo depositato una Risoluzione sul Dpef  per chiedere al di abbassare le tasse e aumentare salari e pensioni. Secondo noi sono queste le vere priorità dell’Italia.”La politica economica del governo – si legge nella Risoluzione – non è all’altezza dei problemi del Paese ed è controproducente ai fini dell’aggiustamento della finanza pubblica. non affronta le vere priorità: l’anemia della crescita, la perdita del potere d’acquisto dei redditi da lavoro e da pensione”.Chiediamo all’esecutivo:(1) di ridurre la pressione fiscale per redditi da lavoro e da pensione, (2) di impegnarsi concretamente sui servizi essenziali, come il servizio sanitario nazionale e la scuola, (3)di impegnarsi in ogni modo per il contrasto all’evasione fiscale, al lavoro nero e al riciclaggio di denaro, (4) di impedire con ogni mezzo che gli inasprimenti fiscali previsti dalla la Robin tax possano scaricarsi sui consumatori finali, (5) di introdurre per i lavoratori un incentivo contributivo automatico sulla parte di retribuzione legata alla produttività, (6) e per le madri lavoratrici una detrazione fiscale “al fine di contribuire alla copertura dei costi per la spesa dei figli.

Se il governo recepisse – ma ovviamente non lo farà – queste indicazioni, potrebbe rendere utile un Dpef, allo stato attuale, assolutamente inutile. Inutile dal punto di vista della funzione che la legge gli attribuisce, poichè vanificato dai decreti che già attuano una politica economica prima ancora che il Dpef ne definisca le linee strategiche. Inutile – e quindi come spesso accade alle cose inutili rischiano di diventar dannose – proprio perchè o non affronta o dà soluzioni opposte proprio a questi sei problemi che abbiamo sollevato.

 


Il Dpef e la “distrazione” su salari e pensioni

3 Luglio, 2008

Vi parlerò spesso, nei prossimi giorni, del Documento di programmazione economica e finanziaria 2009-2013 e dei decreti sostanzialmente ad esso collegati. Ma vi dico subito che la cosa che più colpisce del Documento è l’assenza totale del tema vero della politica economico-sociale del Paese: la questione salariale e dei redditi da pensione. Solo Tremonti e gli altri Ministri, neppure in una manciata di secondi dei nove minuti impiegati per approvarlo, non si sono ricordati di questo “particolare” e questa mi pare onestamente una colpa grave. Tenderei ad assolvere il Presidente del consiglio, poiché sappiamo assai impegnato, in ogni istante ed esclusivamente, a pensare come legiferare per se stesso. Come abbiano potuto il Ministro dell’economia e gli altri a “distrarsi” su questo punto, ancora non riesco a spiegarmelo. Anche perché, quando hanno deciso la percentuale di inflazione programmata, qualche secondo a riflettere sulle implicazioni avran ben dovuto spenderlo. E allora, come può non esser loro venuto in mente la vera e propria emergenza nazionale rappresentata dagli stipendi e dalle pensioni, visto lo stretto rapporto fra questi e il tasso d’inflazione programmata? Insisto: comprendo il Presidente del consiglio, ma loro…