un’altra intesa unitaria, anche con l’Associazione delle imprese

24 Novembre, 2008

Ecco un’altra notizia, dopo l’assemblea unitaria dei sindacati pensionati di Firenze e lo sciopero generale unitario di Massa Carrara, in controtendenza ed assolutamente importante. I sindacati confederali del settore tessile unitariamente e la Federazione delle imprese del settore moda aderente a Confindustria hanno firmato un protocollo d’intesa per fronteggiare la crisi. Come si vede la controtendenza segnata da questa intesa è addirittura duplice: da un lato l’unità delle confederazioni sindacali e dall’altra, addirittura, la firma pattizia tra le tre sigle sindacali e l’Organizzazione che rappresenta le imprese. Questo è un buon segno; speriamo, ora, che anche sugli artigiani si possa registrare una firma di tutte le organizzazioni. Tornando al sistema moda c’è da osservare, prima di tutto, un problema di metodo: l’intesa va esattamente nel senso più volte auspicato dal Pd, vale a dire la necessità che per fronteggiare la crisi e le sue nefaste conseguenze si ricerchi, innanzitutto, il concorso solidale di tutte le parti sociali. Almeno questo bisognerebbe, sempre e con caparbietà, provare a realizzare. Esattamente l’opposto di come si sta muovendo il Governo che ricerca la divisione sindacale come condizione, quasi preliminare, del suo agire. Il merito, poi, assume grande rilevanza perché le parti avanzano al Governo quattro proposte per gestire la crisi che avanza a grandissimi passi. Basti pensare che quest’anno sono a rischio, nel settore, 30000 posti di lavoro e altrettanti l’anno prossimo. Le quattro proposte riguardano l’aumento del reddito disponibile delle persone, attraverso una riduzione dell’Irpef, al fine di incentivare i consumi; il sostegno alle imprese, alle quali non deve venir meno il credito bancario e che dovrebbero essere aiutate con sgravi per chi sceglie di investire in prodotti eco-sostenibili; l’intensificazione della lotta alla contraffazione; la difesa dell’occupazione, attraverso l’uso di una parte del fondo europeo per la globalizzazione (destinato ai lavoratori tessili) per ricollocare e riqualificare chi dovesse perdere il posto di lavoro.


anche per Confindustria siamo in recessione

16 Novembre, 2008

imagesMancava il sigillo di Confindustria sul fatto che, come dicono i tecnici, siamo tecnicamente in recessione. L’associazione degli imprenditori – che per la verità aveva già lanciato segnali d’allarme – ci dice che stiamo vivendo la fase recessiva che non ha precedenti nella storia repubblicana italiana. Lo dimostrano i dati che il suo centro studi fornisce sulle previsioni dell’andamento del Pil, vale a dire -0,4% quest’anno e -1% l’anno prossimo. Raddoppia così in negativo le sue stesse stime precedenti. Le motivazioni alla base di questo pessimismo sono legate alla caduta della produzione nel secondo e terzo trimestre, e vanno ben al di là delle pur pessimistiche previsioni. Il panico degli effetti del terremoto nei mercati finanziari mondiali, ha poi fatto il resto. La fiducia delle imprese è scesa ai minimi di 15 anni fa, mentre l’indice di attività delle imprese manifatturiere è sceso sotto i 40 e quello dei servizi è di poco superiore a 45. Questi numeri probabilmente vi dicono poco, eppure sono assai importanti perché quando questi valori scendono sotto il 50 vuol dire che le aziende stanno riducendo le loro attività, con tutto quel che ne consegue. Ma allora, vien da chiedere alla dottoressa Marcegaglia, se sta arrivando un vero e proprio tzunami sull’economia reale italiana – ormai gli economisti più seri fanno esplicito riferimento alla grande crisi del ’29 – e se Confindustria pensa davvero che lo si possa affrontare dividendo il sindacato ed isolando la Cgil? E pensa davvero che le aziende da lei rappresentate, che si troveranno fra breve, alcune già ora, a dover fronteggiare gli effetti della crisi, potranno meglio governare la situazione senza il più grande sindacato? Salvo che si immagini che questa rottura nazionale sia assolutamente ininfluente a livello aziendale. Lo si crede davvero? E, infine, non crede la Presidente di Confindustria che sarebbe utile anche qualche aggiornamento delle proprie analisi sui temi della struttura della contrattazione, visto che lo scenario è totalmente cambiato, a partire dalla scelta delle priorità?

 


Confindustria espelle il “padrone delle ferriere”

24 Settembre, 2008

Bene, ci voleva! E dire che ci speravo è poco; ero praticamente certo che Confindustria di Salerno avrebbe reagito. Così è stato: l’Associazione degli industriali ha espulso per indegnità Rosario Pellegrino, quella “splendida” figura di “padrone delle ferriere” delle cui gesta ho scritto ieri. Un atto importante, dunque, anche per le motivazioni addotte dal Presidente Gallozzi: “solo in questo modo è possibile tradurre in concreto la ferma condanna di un atteggiamento che non mi appartiene. Che non ci appartiene.” Il Presidente, poi, in una lettera a Emma Marcegaglia aggiunge che “è doveroso prendere le distanze da un’azione in netto contrasto con i nostri principi basati sul confronto costruttivo con le istituzioni e le organizzazioni sindacali, nel rispetto dello stile confindustriale che ci contraddistingue”. La lettera si conclude con la forte riconferma delle “ragioni del senso etico che in ogni circostanza deve caratterizzare il comportamento dei soci della nostra organizzazione”.