La tragedia annunciata di Messina

6 Ottobre, 2009

imagesAncora morti, dispersi, feriti. Ancora distruzioni. Fango e macerie. E ancora per responsabilità dell’uomo. Per la sua incuria, per lo sprezzo della sicurezza e della legalità, per menefreghismo, per irresponsabilità nella gestione della cosa pubblica, per lucro, per noncuranza del territorio. Questa volta è toccato a Messina. A questo momento le vittime sono 25, i dispersi accertati sono 10 e le speranze che siano ancora in vita sono pressoché nulle e poi centinaia i senza tetto; un bilancio terribile. E adesso assisteremo al solito scaricabarile, fuga dalle responsabilità, al “tutti siamo responsabili” e così ci si assolve tutti. La magistratura farà quel che può, con i suoi tempi e le sue procedure. E dopo i giorni del lutto progressivamente la tragedia scivolerà nelle pagine interne dei giornali, fino a scomparire. Ma il compito nostro è che ciò non avvenga, che le responsabilità politiche di chi avrebbe dovuto agire e non lo ha fatto o, addirittura, ha agito al contrario, per garantire il territorio, la legalità, le risorse per la messa in sicurezza di vastissime aree del paese, vengano individuate con precisione. La commozione del momento non può essere una coperta che copre tutto.


Per il Pdl i ghiacciai non si stanno sciogliendo…

9 Aprile, 2009

images1Il Pdl ha presentato in Senato una mozione a dir poco strampalata in merito al problema del surriscaldamento globale. Secondo il senatore Possa e, fra gli altri, il sottosegretario Guido Bertolaso e Marcello Dell’Utri (fra i firmatari della mozione), non ci sarebbe alcun segnale dell’effetto negativo delle emissioni di CO2 sull’atmosfera. Sbagliano quindi gli scienziati e i comitati scientifici di tutto il mondo, gli innumerevoli esperti e premi Nobel: in realtà, spiegano gli “esperti” governativi, “i ghiacciai non si stanno sciogliendo”, così come “non stanno aumentando la temperatura media, i cicloni e gli uragani tropicali”. Questo è un atteggiamento vergognoso, che tende a negare l’evidenza di un problema reale e scientificamente provato, che potrebbe arrecare immensi danni a tutta l’umanità.

Così facendo il governo spera di contrastare la Commissione europea e il cosiddetto accordo “20-20-20” per la riduzione delle emissioni di CO2 (di cui ci siamo già occupati – vedi vecchio post), senza rendersi conto che tutta la comunità politica internazionale ha ormai posto in primo piano la questione ambientale. Dalla Convenzione sul clima di Rio de Janeiro del 1992 alla ratifica nel 2002 del protocollo di Kyoto, sono stati fatti molti passi avanti in termini di pronunciamenti formali di intervento, che sono rimasti purtroppo in parte disattesi sul piano concreto, a causa delle continue rimostranze degli USA che, tuttavia, sembrano aver decisamente cambiato prospettiva dopo l’elezione del presidente Barack Obama.

Nonostante i ripetuti appelli verso una nuova consapevolezza ambientale, che si susseguono già da un buon decennio, e non solo da parte di esperti geologi, ma anche di tutti i maggiori leaders politici di tutto il mondo (la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Nicolas Sarkozy, il premier inglese Gordon Brown), il governo si dimostra cieco e disinteressato a una questione di così fondamentale importanza, dichiarandosi contrario a misure finalizzate al miglioramento ambientale. Ma l’errore più grande che il governo commetterebbe schierandosi contro la green revolution, sarebbe quello di sottovalutare gli enormi vantaggi in chiave anticrisi che si trarrebbero dall’uso di risorse alternative al petrolio: tutti i paesi più avanzati stanno infatti investendo per creare nuovi posti di lavoro intorno alle nuove tecniche di reperimento di energia pulita ed ecosostenibile.

Proprio a tal fine il Partito Democratico ha presentato una mozione, che impegna il governo a condividere e sostenere la scelta di porre l’Europa all’avanguardia nell’impegno per fronteggiare i mutamenti climatici, pretendendo nello stesso tempo la valorizzazione delle esperienze industriali e tecnologiche d’eccellenza italiane, e un investimento più consistente delle nostre industrie chimiche nel campo della ricerca scientifica e del rinnovamento energetico.


il Governo non ama l’ambiente

18 Ottobre, 2008

Un’altra figura barbina, per dirla con un eufemismo, del nostro Governo in Europa. Il Commissario europeo dell’ambiente Stavros Dimas ha sbugiardato Berlusconi che aveva sostenuto che i costi italiani della riduzione delle emissioni di Co2 – la Ue chiede di tagliare le emissioni di Co2 entro il 2020 del 20%, di aumentare l’efficienza energetica del 20% e di aumentare la quota di fondi di energia rinnovabile del 20% –  ammontano a qualcosa come 18 – 25 miliardi di euro. Si tratta, secondo Dimas, in realtà, di una cifra che va da 9,5 a 12,3 miliardi. La metà! In realtà siamo in presenza di uno schermo, per altro falso, per coprire la crociata del Governo contro gli obiettivi ambientali dell’Unione. Crociata condotta anche per conto di ambienti industriali che non nascondono la loro indisponibilità ad una riconversione del modo di produrre. Crociata di chi si dimostra disinteressato alle sorti del nostro pianeta e dell’Europa. Jeremy Rifkin, in un’intervista a La Repubblica, spiega benissimo la posizione del Governo italiano e le conseguenze che produce che “rischiano di trascinare l’Europa verso il basso. Berlusconi ha lo sguardo rivolto verso il passato, vede e pensa alla vecchia economia: ma su quella strada non c’è scampo perché la crisi ha una dimensione non affrontabile coni parametri tradizionali. Per salvarsi bisogna innovare, rilanciare, scommettere sul futuro.”