Stiamo assistendo all’ennesima puntata della vicenda Alitalia. Non mi riferisco tanto al blocco selvaggio operato da un gruppo che ha tenuto in ostaggio e messo in serissime difficoltà migliaia di cittadini, perchè l’episodio si commenta da sé. Mi riferisco allo sciopero bianco in atto da più giorni ad opera, invece, di sindacati autonomi. Si tratta di una applicazione letterale dei regolamenti che produce ritardi notevolissimi e numerose cancellazioni di voli. E’ questa una forma di lotta che nel pubblico impiego, in anni passati, era abbastanza diffusa e contro la quale mi sono sempre battuto, considerandola da un lato vigliacca, perché colpisce esclusivamente cittadini del tutto incolpevoli delle vicende oggetto di conflitto e ignari dei disservizi che devono subire e, dall’altro, perché assai diseducativa in quanto una lotta che non si paga, che non costa sacrifici, che non crea intorno a sé consenso, alleanza, che non sposta davvero rapporti di forza, non ha, a nessun effetto, il diritto di chiamarsi lotta.
gli scioperi bianchi sono deleteri
12 Novembre, 2008la maggioranza “si vota” il decreto alitalia
2 Ottobre, 2008
Abbiamo (hanno) approvato l’ennesimo decreto legge, questa volta riferito ad Alitalia. E’ quel provvedimento di fine agosto col quale si regalava alla Cai la Compagnia di bandiera. Ho già detto sulle ultime vicende Alitalia la soddisfazione per l’accordo raggiunto da tutte le nove sigle sindacali e dell’impegno di Veltroni, in prima persona, per riportare sul binario un treno che Berlusconi aveva fatto deragliare. Ma non ho sottaciuto le responsabilità gravi del governo sull’insieme di questa vicenda. Per essere chiari, al punto in cui si era giunti, un grande Partito come il nostro aveva l’obbligo morale di contribuire a evitare il fallimento dell’azienda, senza però sottolineare la gravità politica, economica e sociale dell’ideazione dell’operazione stessa. Questo abbiamo spiegato in aula nella discussione sul decreto Alitalia. L’intervento del Vice Presidente del nostro gruppo, Luigi Zanda, esprime al meglio possibile la nostra posizione e, di conseguenza, il nostro voto contrario. Qui voglio solo ricordare che Berlusconi ha impedito la vendita ad Air France di Alitalia che avrebbe comportato un introito di tre miliardi e mezzo e, oggi, accolla allo Stato tutti i debiti che costeranno, ad ogni cittadino, un centinaio di euro e consegna alla Cai una azienda “ripulita”; che gli esuberi previsti da Air France e quelli oggi in discussione sono assai diversi e di qualche migliaia oggi superiore; che siamo in presenza di gravi conflitti di interesse relativamente a importanti azionisti entrati nella cordata Cai; che si sono sconvolte le regole della concorrenza, derogate le norme antitrust in materia di concertazione, sospese le norme sulle responsabilità di amministratori e dirigenti. Cose, quest’ultime, che non si erano mai viste prima.
Infine, una parola sull’ennesimo ricorso allo strumento del decreto. E’ dall’inizio della legislatura che il Parlamento è messo di fronte all’uso smodato e ingiustificato di tale strumento, svuotandone così il ruolo e la funzione. E quel che è peggio è che ieri Berlusconi, seccato dalle procedure parlamentari che considera un intoppo pressochè inutile, ha annunciato di voler governare utilizzando sempre più i decreti legge. Ho scritto governare, ma non so se, giunti a questo punto, sia la parola più giusta. Perché governare in democrazia non significa imporre, con i decreti, al Parlamento la propria volontà. La Costituzione dice altre cose, quando delimita, non a caso, l’ambito del possibile ricorso alla decretazione. Zanda si chiede se sia “questa la Repubblica democratica che vogliamo”. Non mi resta che girarvi la domanda.
finalmente salva l’Alitalia!!!
26 Settembre, 2008
Ho aspettato a scrivere sulle ultime ore della vicenda Alitalia perchè ero in attesa di sapere cosa i piloti avessero deciso. Purtroppo ancora non si sa nulla e francamente non posso più aspettare a dire quanto sia grande la mia soddisfazione per quanto avvenuto ieri. La firma della Cgil rimette sul binario un vagone che era deragliato, per responsabilità del governo di cui ho ampiamente già detto, e consente di scongiurare l’ipotesi del fallimento dell’Azienda. I contenuti dell’accordo sono ben spiegati dal comunicato della Filt Cgil. E’ però del tutto evidente – e ogni organo di stampa ne dà conto – che l’iniziativa di Walter Veltroni è stata decisiva per la ripresa del negoziato e, quindi, per il suo felice esito. Non nascondo poi la mia soddisfazione anche per il fatto che il ministro Sacconi abbia clamorosamente perduto la sua battaglia tesa a dividere il sindacato e a ghettizzare la Cgil. Operazione che, non scordiamocelo, lo stesso ministro aveva e ha in animo di percorrere non solo su Alitalia ma in generale. E’ del tutto evidente che se avesse sortito il risultato su Alitalia la forza di questa sua idea ne sarebbe uscita rafforzata. E poi, che dire del Presidente del Consiglio che fino a poche ore prima della conclusione nel negoziato ancora “blaterava” sulla necessità di andare avanti ugualmente anche senza la Cgil. Ovviamente in entrambi, accanto alla Cgil, il bersaglio grosso è sempre stato il Pd e il suo segretario. Logico sarebbe immaginare che i soggetti in questione traessero insegnamento dall’intera vicenda, ma la logica….
la proposta di Veltroni su Alitalia
24 Settembre, 2008
Nella brutta vicenda Alitalia, Veltroni ieri ha assunto un’iniziativa molto importante: ha scritto una lettera al Presidente del Consiglio, formulando tre proposte concrete per uscire dallo stallo prodotto da Berlusconi, il principale responsabile della situazione di oggi. Brutta vicenda che il capo della maggioranza ha utilizzato spregiudicatamente in campagna elettorale, strumentalizzando la precaria situazione di migliaia di lavoratrici e lavoratori. Ha impedito, a suo tempo, la soluzione più logica, quale la vendita ad Air France; si è inventato l’italianità come valore in sé per orientare la soluzione della gravissima crisi aziendale; ha sospeso leggi importanti, l’Antitrust, pur di favorire la cordata Cai; è passato sopra ad evidentissimi conflitti d’interesse presenti in imprenditori della Cai stessa, in piena continuità, per altro, col suo negare, in generale, l’esistenza stessa del tema; ha consentito una gestione a dir poco dilettantesca e faziosa verso una Confederazione sindacale (la maggiore) della complessa trattativa sindacale – operata, in particolare, dal suo Ministro del lavoro – condotta all’insegna di ultimatum, penultimatum, terzultimatum… Ogni giorno abbiamo assistito, infatti all’individuazione di una data invalicabile, con la quale ricattare i soggetti del negoziato stesso; ha messo in atto una campagna mediatica tesa a scaricare, comunque e preventivamente, la responsabilità sul possibile (e sciagurato) fallimento dell’azienda, sulle spalle della Cgil e del Pd. Veltroni, pur rimarcando con nettezza le colpe del governo si è assunto la responsabilità di indicare una via d’uscita dal cul de sac nel quale il governo stesso ha messo tutta la vicenda, dimostrando così la responsabilità con la quale il più grande Partito d’opposizione esercita concretamente la sua funzione. Dica ora il governo cosa intende fare.
è il momento di scelte davvero responsabili
19 Settembre, 2008
Con il ritiro della offerta di acquisto di Alitalia da parte della cordata Cai si apre una fase drammatica per il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori della compagnia di bandiera e per la stessa azienda. E’ francamente meschino il tentativo di scaricare la responsabilità di questa situazione sulle spalle della Cgil da parte del Presidente del Consiglio, del Ministro del Welfare e di una pletora di grilli parlanti della maggioranza di governo. Una classe dirigente degna di questo nome di fronte al possibile fallimento di un proprio disegno, con ripercussioni così drammatiche, dovrebbe interrogarsi sulle ragioni profonde di tale fallimento, partendo dalla domanda delle domande e cioè: “se il progetto era davvero l’unico possibile”. Ma giocare oggi allo scarico delle responabilità non può che produrre ulteriori disastri oltre a quelli già abbondantemente realizzati e non può oscurare in alcun modo che gli unici responsabili della situazione prodottasi in Alitalia siano il Presidente del Consiglio, il suo governo e la sua maggioranza. Altro che chiamare sul banco degli imputati Guglielmo Epifani. Semmai, se si ritenesse proprio che questo sia il tempo dello scambio di accuse, allora l’on. Berlusconi dovrebbe spiegare al paese perché ha messo in fuga, in piena campagna elettorale, AirFrance, impedendo l’unica soluzione in grado davvero di garantire il presente e il futuro della Compagnia; perché ha strumentalizzato la condizione di migliaia di famiglie per un puro interesse elettorale; perché ha favorito il formarsi di una cordata di imprenditori, alcuni dei quali portatori di giganteschi conflitti di interesse; perché ha immaginato di sospendere l’applicabilità di alcune leggi – vedi antitrust – pur di favorire quella soluzione; perché ha operato scaricando sulla collettività il costo della separazione, indispensabile per il suo disegno, di Alitalia in due Società, una piena di debiti, a carico dello Stato e, l’altra, da “regalare” a Cai? Detto questo e tranquillizzato il Presidente che sulle responsabilità, le sue, ci torneremo, eccome, adesso il tempo è unicamente quello della ricerca della soluzione del problema. Si concentri su questo il Presidente del Consiglio, con l’umiltà, se le condizioni la rendessero necessaria, anche di ricercare una nuova, diversa e definitiva soluzione. Infine – so di toccare un tasto assai ostico per il Presidente del Consiglio – impari a credere che la ricerca del consenso di chi tutti i giorni lavora in azienda non è un esercizio inutile, una pura perdita di tempo, bensì la condizione per una duratura prospettiva per qualsiasi soluzione per l’azienda.
audizione kafkiana
5 Agosto, 2008
La senatrice Finocchiaro venerdì in Aula ha richiesto al Presidente del Consiglio di venire a riferire sulla vicenda Alitalia. Questo ovviamente in considerazione delle continue interviste rilasciate dal Presidente stesso circa trattative, esuberi, miliardi, cordate, ecc. Anche il Presidente della Camera aveva sollecitato il governo a riferire. Il Presidente del Consiglio ha girato la “patata bollente” al suo Ministro dell’Economia, il quale – delle serie “vai avanti tu che a me viene da ridere” – l’ha rigirata a sua volta al Ministro per i rapporti col Parlamento. Tralascio, quindi, ogni considerazione sul rispetto istituzionale, nell’ordine del Presidente del Consiglio e del Ministro dell’Economia. Vorrei soltanto informarvi che l’Aula di palazzo Madama ha avuto l’onore della presenza del Presidente del Consiglio solo per pochi minuti, il giorno della prima fiducia al nuovo governo. Oggi si è svolta, quindi, l’audizione del Ministro Vito che potrei sintetizzare così: poichè la vicenda Alitalia è molto delicata, cari Senatori, il Governo non vi dice niente. In più, ha aggiunto,che le notizie apparse su mass media sono praticamente prive di fondamento. Dal che ne ho dedotto – e detto pubblicamente in Commissione – che prendevo atto che eravamo in presenza di un Presidente del Consiglio che, da tempo, e ultimo oggi, straparlava a destra e a manca su una vicenda “delicata”.
Alitalia: Berlusconi ha fatto la campagnia elettorale sulla pelle dei lavoratori
30 Giugno, 2008
Berlusconi ha usato la drammatica vicenda dei lavoratori Alitalia come mezzo di propaganda elettorale parlando per settimane di cordate imminenti rivelatesi poi del tutto infondate. Adesso, dopo aver fatto fuggire Air France, gigante del settore che poteva dare un respiro industriale ad Alitalia, si parla di un piano industriale con 4.000 esuberi che renderebbe la compagnia di bandiera un moscerino incapace di concorrere sui mercati internazionali. Il premier, dovrà rendere conto ai lavoratori Alitalia di quanto assicurato in campagna elettorale e poi mai verificatosi.
Alitalia: sì al decreto, ma adesso?……
26 Maggio, 2008
Non vi ho parlato la settimana scorsa del dibattito in Aula sulla conversione del decreto legge su Alitalia. Me ne scuso, ma temo, purtroppo, che ci sarà tempo e modo per tornare sull’argomento. Temo, perchè una vicenda che si poteva e doveva chiudere due-tre mesi fa, nessuno sa quando e soprattutto come si concluderà.
Per senso di responsabilità nei confronti dei lavoratori di Alitalia noi senatori del Partito Democratico abbiamo votato a favore del decreto sul prestito ponte in favore della Compagnia di Bandiera. Per senso di responsabilità, perchè la situazione che si è creata – in particolare per colpa dell’attuale maggioranza e per l’uso sconsiderato che ne ha fatto in campagna elettorale – è a dir poco drammatica.
Detto questo e sempre nell’ottica che il principale obiettivo rimanga quello di fornire all’Italia un vettore competitivo garantendo ai dipendenti una occupazione stabile, speriamo che questi altri trecento milioni di euro, dopo i tantissimi precedenti, servano davvero a garantire il tempo per una soluzione al problema, anche se temo che la tanto annunciata cordata, qualora si dovesse manifestare davvero, non sarà composta da società operanti nel settore aereo in grado di garantire lo sviluppo della compagnia. Temo, infatti, che qualora dovesse manifestarsi questa cordata sarà formata da c.d. player finanziari che, da sempre hanno più interesse a valorizzare gli asset (lucidare i gioielli prima di venderli) che sviluppare l’impresa.
In sostanza, se non si troverà una compagnia internazionale a livello di Air France-Klm in grado di predisporre un piano industriale credibile, il futuro di Alitalia rischia di essere segnato.
Alitalia, un epilogo scritto un mese fa
23 Aprile, 2008Le decisioni di ieri, richieste – specie nella quantità del prestito – dal futuro premier, rappresentano la conseguenza di una irresponsabile gestione politica di una vicenda, già di per se drammatica per molte lavoratrici e lavoratori, quale quella apertasi con la necessità assoluta di vendere Alitalia ad Air France. Su tale scelta, assunta nel momento nel quale era evidente non vi fossero assolutamente alternative, si è operata, da un lato, una gigantesca speculazione politica della destra e, dall’altro, una assai
complessa trattativa sindacale tesa, com’è logico per chi rappresenta i lavoratori, a difendere il maggior numero di posti di lavoro. Ora, con il ritiro della Compagnia francese e con una compagine governativa che ha dimostrato, in campagna elettorale, di piegare ad un proprio interesse di parte, quello della Compagnia di bandiera, il futuro di Alitalia e di chi ci lavora (Fiumicino compreso) eufemisticamente possiamo definirlo assai incerto. Anche per il sindacato il nuovo scenario è ancora più carico di rischi e incognite, compreso il rischio di liquidazione, di quello presente un mese fa. In tutti i casi, la prima mossa, a questo punto, spetta al prossimo Governo.
Pubblicato da achillepas
Pubblicato da achillepas
Pubblicato da achillepas 



