L’accordo separato sul contratto dei metalmeccanici è l’esatto contrario di quel che sarebbe necessario in questa fase di crisi dell’economia e delle nostre industrie, in particolare, di quelle metalmeccaniche. Lo dico, sinceramente scevro (almeno il più possibile) da richiami d’appartenenza alla mia vecchia e cara “ditta”. Non voglio parlare di merito, dei contenuti dell’intesa, sui quali ho pur delle opinioni. Parlo di una questione politica che viene prima dei contenuti. Che attiene all’approccio stesso alle relazioni sindacali, specie in tema di contratto. Diciamo allo spirito col quale ci si siede ai tavoli. All’idea politica che si intende perseguire nell’occasione principe delle relazioni stesse, vale a dire il contratto. Per questo mi pongo delle domande. Che senso ha escludere la più grande organizzazione di rappresentanza dei lavoratori di quel settore? Che senso ha mettere in mora la parte maggioritaria dei lavoratori quando si definisce il contratto, cioè la cosa più importante che hanno a loro disposizione per difendere le condizioni di lavoro, professionali ed il loro salario? E’ questo l’interesse vero delle aziende? E’ questo quel che serve alle aziende in un momento come questo? Assisto ad un dilagare di insensatezza e di una vera e propria furia ideologica di quella parte di Federmeccanica che ha imposto la strada dello scontro, che non porterà nulla di buono, innanzitutto per le imprese. Capisco, invece, perfettamente l’atteggiamento del governo e del suo Ministro del lavoro che perseguono questa sciagurata strada da quando si sono insediati. Dividere, isolare la Cgil e le sue categorie, sono state, infatti, le parole d’ordine, anzi l’ossessione (perché di questo si tratta) di Sacconi. Quando si dice “un paese normale”… Quel Ministro è uno degli emblemi della (ahi noi!) nostra anormalità. Uno che vive il proprio mandato al solo scopo di colpire la più grande organizzazione di rappresentanza del paese, come può svolgere la sua funzione, almeno decorosamente? Che tristezza! Ultima domanda: e adesso? Vedremo nei prossimi giorni cosa deciderà la Fiom per riconquistare concretamente il proprio ruolo contrattuale. Il Pd deve non estraniarsi da questa vicenda. E lo deve fare in modo rispettoso dell’autonomia delle parti sociali evitando, per esempio, di dar pagelle sul merito perché non credo che questo sia compito di un partito. Quel che è utile e giusto per un partito come il nostro è quello di chiedere, senza ambiguità, che le lavoratrici e i lavoratori possano, con il voto, DECIDERE sul loro contratto. Solo per questa via è possibile provare ad aggiustare i cocci.




