Il regime vuole cancellare col sangue la voglia di democrazia

protestaQuello che sta accadendo in questi giorni in Iran è un evento di portata storica, che non va affatto sottovalutato. I brogli elettorali che hanno favorito la vittoria del conservatore Ahmadinejad, ormai ammessi dallo stesso ayatollah Khamenei, hanno portato agli occhi di tutto il mondo la nuova questione iraniana: a trent’anni dalla rivoluzione che instaurò il regime degli Ayatollah, finalmente si muove qualcosa. Sono soprattutto i giovani, studenti e studentesse, che spingono per l’innovazione e la democrazia, si battono per l’uguaglianza e la parità tra i sessi, in un paese dove dai tempi di Khomeini la condizione della donna è pessima e indegna di un paese civile, e dove Ahmadinejad ha ripristinato in toto la sharia e la pena capitale anche per reati di lieve entità.

Non è un caso, infatti, che tra i milioni di manifestanti che stanno invadendo Teheran e l’intera regione, una grossa fetta sia rappresentata dalle donne, le quali, velate e non, sfidano la repressione del regime in nome della propria libertà. La stessa repressione che in una settimana ha già mietuto una decina di vittime (ufficiali), tra cui Neda, una ragazza di soli 16 anni, uccisa da un proiettile sparato da un miliziano del regime.  In questa battaglia per la democrazia e i diritti civili, sto con la gente, con il popolo iraniano, con gli studenti e le studentesse che, per le strade di Teheran, esprimono e rendono viva la propria speranza di cambiamento.

Lascia un commento