Il disegno di legge di cui vi ho parlato la volta scorsa, relativo alle future politiche energetiche, è stato alla fine approvato dalla maggioranza, nonostante il voto contrario del Partito Democratico. Oltre alle questioni già discusse (tra le quali, in primis, il depotenziamento della “class action”), ve ne sono altre a supporto della nostra contrarietà: basti pensare che, per quanto riguarda le ipotetiche centrali nucleari, la loro realizzazione verrebbe affidata esclusivamente a imprese francesi, che posseggono le licenze e le tecnologie adeguate, con il risultato che le imprese energetiche italiane non risulteranno minimamente coinvolte. Per di più, senza un valido progetto industriale, il ritorno al nucleare rappresenta un rischio economico troppo grande, dal momento che si dovranno spendere almeno 20 miliardi di euro, che andrebbero indirizzati a ben altre attività di ricerca e sperimentazione. Di conseguenza, la scelta di tornare al nucleare rischia di diminuire la dipendenza dell’Italia dal gas, ma non certo dai paesi esteri che, anzi, aumenterà. Inoltre, costruire nuove centrali energetiche in Italia sarebbe un paradosso, dal momento che le nostri centrali elettriche sono utilizzate, in media, per il 50 % delle loro capacità. È dunque inutile continuare nella costruzione di nuove centrali, quando si potrebbero sfruttare al meglio quelle che già ci sono. Come se non bastasse, le centrali nucleari che il governo ha in mente di costruire, sono quelle della cosiddetta “terza generazione”, che gli Stati Uniti non costruiscono più dal 1972. Infatti, la ricerca tecnologica è arrivata a sviluppare una “quarta generazione” di impianti nucleari, che garantisce maggior sicurezza e, soprattutto, assicura il riutilizzo delle scorie per la produzione di energia. Il governo ha invece scelto una tecnologia arretrata ed inquinante.Come vedete, queste osservazioni sono tutt’altro che ideologiche. La contrarietà alla proposta del governo di istituire questo nucleare in questo modo risponde a solidissime ragioni di merito. A queste ovviamente ognuno può aggiungere legittimamente valutazioni ideologiche.
Un’ultima cosa. Sia chiaro che in Sardegna il nucleare non metterà piede. Il PD si batterà con tutte le sue forze e con chiunque abbia a cuore la salvaguardia dell’isola per questo obiettivo. I deputati sardi a questo proposito hanno già presentato alla camera una interrogazione al ministro dello sviluppo economico.




