Il Senato ha approvato, il 28 aprile, il disegno di legge sul federalismo fiscale. Come ben sapete, il Partito Democratico ha scelto di astenersi nella votazione, in quanto la bozza finale – grazie alla nostra iniziativa parlamentare – rappresenta senza dubbio un passo in avanti rispetto alla prima stesura del testo: si è, infatti, radicalmente modificato l’assetto originale del ddl, venendo incontro alle predisposizioni che la stessa Costituzione prevede. E questo lavoro parlamentare – è bene sottolinearlo – è avvenuto in un clima di dialogo, assolutamente necessario nella discussione di riforme d’importanza basilare per il futuro del paese. Non sono poche le misure da noi proposte che sono state inserite nella bozza approvata in Senato: dalla mozione Franceschini, che esorta a impegnarsi per la compensazione dovuta agli enti locali per la perdita del gettito ICI sulla prima casa, all’istituzione di una Commissione parlamentare che vigilerà effettivamente sulla delega del Governo; dall’introduzione del Patto di convergenza, che assicurerà alle zone più in difficoltà la possibilità di adeguarsi in maniera progressiva; alla cancellazione a qualsiasi riferimento equivoco alla territorialità delle imposte. Tuttavia, non possiamo ancora ritenerci soddisfatti: sono infatti ancora molte le questioni rimaste aperte e, in qualche caso, non prive di contraddizioni. Ad esempio, non si vede dove risieda tanta passione federalista (Lega esclusa) in un governo che va avanti a colpi di fiducia e di decretazioni d’urgenza, dimostrando semmai una grave tendenza centralizzante e autoritaria. Inoltre, bisogna denunciare il silenzio del ministro dell’economia Tremonti sui costi di tutta l’operazione, a suo dire “impossibili da conoscere allo stato attuale”: molto probabilmente teme di essere smentito dai suoi stessi dati, che incrinerebbero la propaganda del governo. Altra contraddizione: si parla di autonomia degli enti locali, ma si riducono i fondi dei comuni tagliando il gettito dell’ICI, fondamentale per la maggior parte dei comuni italiani. Non solo: col nuovo Patto di stabilità interno verrà impedito agli enti locali di utilizzare le risorse che hanno in cassa per ultimare i pagamenti di opere già appaltate, con il risultato di una grave crisi nel settore edilizio e, in generale, di immettere risorse importanti nell’economia del territorio in una fase di crisi così pesante. Infine, chiediamo che venga ripristinato il diritto allo studio fra i livelli essenziali delle prestazioni, come era stabilito nel vecchio testo, così come sarebbe il caso di togliere la città di Reggio Calabria dalla lista delle Città metropolitane, in quanto c’è il rischio che anche altre città pretendano di entrare a farvi parte, per avere diritto a finanziamenti. Insomma, il Partito Democratico con la sua azione concreta non nasconde la propria volontà di cambiare l’Italia, di affrontare il futuro con coraggio e responsabilità, nel nome delle riforme condivise e del dialogo serio e mirato all’interesse di tutto il paese.




