L’Istat ha pubblicato il nuovo indice sulla povertà, confermando che in Italia il 4,1 % delle famiglie vive in condizioni di povertà assoluta, il che significa che circa 2 milioni e 427 mila persone non possono permettersi una vita dignitosa. L’analisi conferma inoltre il pesante divario fra il nord e il sud del paese, visto che nel mezzogiorno l’indice di povertà assoluta è al 5,8 %, mentre al nord è del 3,5% e al centro del 2,9%. Inoltre, spiccano alcuni dati preoccupanti riguardanti alcune categorie particolari: tra le famiglie con cinque o più componenti – ad esempio con figli minori o anziani a carico – la media si alza vertiginosamente (8,2 %), e lo stesso vale per le famiglie monoparentali, soprattutto nel caso di donne separate o divorziate con figli a carico. Stando a queste cifre, non si capisce davvero dove siano andati a finire i soldi promessi delle famose social card, tanto pomposamente pubblicizzate dal governo. Sembra chiaro infatti che molte categorie non vi hanno accesso, semplicemente perché non rientrano di 100 euro nel novero degli aventi diritto. Ad esempio, gli over 65 con un reddito che non superi i 6.000 euro l’anno (cioè 500 euro al mese) hanno diritto alla social card, ma la soglia di povertà assoluta al nord è di 696,27 euro al mese, mentre al sud di 515,84 euro al mese. In questo modo, è ovvio che al nord c’è una buona fetta di persone (in questo caso gli over 65 con un reddito tra 500 e 696 euro al mese) che, pur avendone diritto, non gode tuttavia del sussidio della social card. Insomma, anche questa trovata del governo rischia di rivelarsi una grottesca truffa ai danni dei cittadini più esposti ai rischi della crisi economica, proprio mentre il centrosinistra invoca in generale una politica generalizzata di sostegno ai redditi più bassi e, in particolare, per ridurre gli effetti discriminatori della social card, chiede da mesi il coinvolgimento dei comuni, e soprattutto l’applicazione di procedure semplici e automatiche. Il ministro Sacconi (o chi per lui) non ha voluto seguirci, e ora non può che prendere atto del fallimento di questa mera manovra propagandistica.




