Ho partecipato alla manifestazione della Cgil svoltasi a Roma in occasione dello sciopero generale del 12 novembre scorso. Nonostante la pioggia che non ha smesso un attimo, migliaia di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati hanno sfilato in corteo e hanno fatto sentire forte la loro voce. Nei giorni precedenti lo sciopero mi sono sentito rivolgere la domanda se avrei partecipato; perché; e come mai il Pd non aderiva. Sui giornali queste domande sono state rivolte anche a molti altri esponenti del Pd. Era diventato una sorta di tormentone. Da quando la Cgil ha indetto lo sciopero ho chiarito che l’adesione del Partito sarebbe stata fuori discussione, perché non ha senso che un grande partito riformista, oggi all’opposizione, domani al Governo, aderisca in quanto tale ad uno sciopero. Altra cosa è la condivisione degli obiettivi della lotta – in questo caso della Cgil, ma vale per ogni tipo di iniziativa indetta dalle varie forze sociali, o dal mondo dell’associazionismo e dai movimenti che di volta in volta si affacciano sulla scena sociale e politica - e altra ancora la partecipazione di suoi dirigenti e militanti alle iniziative che accompagnano la lotta stessa. Ho provato a dire che, in questo come in altri casi, il problema va, innanzitutto e comunque, rovesciato. Vale a dire, che occorre partire sempre dalla propria piattaforma, quella del Pd e avendo a riferimento quella, giudicare – ed ovviamente essere anche giudicati – le piattaforme e i comportamenti altrui, forze sociali comprese. Solo così un Partito esercita la propria autonomia e rispetta l’autonomia altrui e svolge fino in fondo la propria funzione di forza politica. E da questo punto di vista ero e sono tutt’ora convinto che vi sia una sostanziale sovrapponibilità fra la nostra piattaforma e quella della Cgil. E questo è un dato assai importante. Rimane una differenza nel Partito sulla forma di lotta. Fermo restando che tutti siamo concordi , a partire credo da Epifani, nel ritenere che sarebbe stato meglio uno sciopero unitario, io penso che, al punto in cui si era giunti, sia nei rapporti fra i sindacati e con alcune controparti, sia nei confronti della crisi, del giudizio da dare sulla drammaticità della stessa, sull’assoluta inadeguatezza dell’azione di governo nel fronteggiarla, la Cgil non avesse altre strade possibili. Ovviamente si possono avere opinioni diverse su questo – e, come ho detto, ci sono – ; quel che non è dato, a mio avviso, è sostenere che in una situazione economica così difficile la forma di lotta dello sciopero sia sbagliata. Questa tesi è fuori dalla storia! È proprio nei momenti di difficoltà, infatti, che un sindacato ha il dovere di chiamare alla partecipazione e alla lotta. Non si lasciano soli, magari davanti alla televisione, le persone che vivono con ansia ed angoscia il proprio presente e soprattutto il futuro. Gli si deve chiedere di essere attori protagonisti della fase e non inermi spettatori. E’ del loro destino che si tratta e su quello non possono decidere altri, senza il loro assenso. Infine, ho già detto che vi è anche la questione della partecipazione di dirigenti e militanti alle iniziative e alle manifestazioni. E qui, è giusto che ognuno decida! Io c’ero! E vi prego di credere che la mia presenza non ha avuto alcun significato sentimentale. E’ frutto del ragionamento che ho qui provato a svolgere.




