Non c’è niente da fare. E’ più forte di lui. Neppure le sconfitte storiche che subisce consigliano al Ministro Sacconi ad una qualche cautela. La debacle della battaglia che lo vide protagonista – in compagnia di quel mai rimpianto dai suoi stessi colleghi, Presidente di Confindustria d’allora – ingaggiata nel 2002 sull’articolo 18 e la più recente sconfitta personale sulla vicenda Alitalia, non gli sono, infatti, bastate. Imperterrito inizia, ora, un’altra campagna, questa volta contro il diritto di sciopero. Guardate, cambia di volta in volta il tema ma la sostanza è sempre la stessa: attaccare le regole che presiedono il mondo del lavoro. Questa volta mette in discussione, perfino, norme costituzionalmente garantite. Per la verità, da anni la sua “attenzione” è rivolta spasmodicamente, in particolare, alle regole che, direttamente o indirettamente, coinvolgono il ruolo, la funzione, la rappresentanza sindacale. La ricerca, poi, dello scontro con la Cgil rappresenta l’essenza stessa del suo operare. Va bè. Prendiamo atto di questa vera e propria patologia e attrezziamoci a dargli un altro dispiacere.




