I dati sulla Cassa integrazione testimoniano di una grande difficoltà del nostro sistema produttivo. E sono dati che ancora non impattano con gli effetti, peraltro ampiamente prevedibili, della drammatica crisi finanziaria mondiale sull’economia reale. Per questo i dati sono ancora più allarmanti. 73 mila posti di lavoro sono scomparsi con il ricorso alla Cassa integrazione a zero ore; 1200 sono le aziende che hanno ricorso agli ammortizzatori sociali, di cui quasi 700 quelle che la richiedono per crisi aziendali. Il che significa che, queste ultime, sono aziende sottoposte a processi di ristrutturazione proprio mentre si addensano le nubi della crisi finanziaria mondiale. La Cassa integrazione ordinaria aumenta del 25 per cento rispetto al 2007. Fin qui i dati. Fin qui una preoccupazione evidente e fin qui ancora il silenzio del governo italiano. Prosegue questo testardo disinteresse per la situazione economica e produttiva del nostro paese, evidenziata anche ieri nel documento di variazione del bilancio dello Stato nel quale, appunto, non vi è traccia di un intervento a sostegno dei redditi di chi lavora e di chi sta in pensione, che rappresenterebbe un contributo essenziale alla ripresa dei consumi e, quindi, della produzione e di interventi a favore dell’assetto del nostro sistema produttivo.




