Immagino che gli oltre quattro milioni di lavoratrici e lavoratori che, in questi anni, hanno aderito alla previdenza complementare, si stiano, con qualche angoscia, interrogando sul destino delle somme versate, visto il crollo dei mercati finanziari. Immagino anche che analogo angoscioso interrogativo corra in centinaia di sindacalisti – o ex, come nel mio caso – che hanno condotto per anni una battaglia per costruire il pilastro della previdenza complementare e per convincere i lavoratori ad iscriversi. Luigi Scimmia, ex presidente della Commissione di vigilanza sui fondi pensione, corre in nostro soccorso spiegando che “chi ha sottoscritto un fondo pensione può stare tranquillo poiché il 90% degli investimenti è stato fatto in titoli di Stato”. E questa scelta assai oculata è stata assunta nonostante, da più parti, a partire da intermediari del settore, si spingesse per cambiare le direttive sui fondi pensione al fine di consentire l’accesso ad “investimenti più rischiosi”. Bene!




