il governo si ostina a negare il diffondersi del razzismo

La proposta della Lega di istituire il permesso di soggiorno a punti per gli immigrati ci ricorda che non c’è limite al grottesco: secondo loro, come per la patente, ogni volta che l’immigrato viola la legge, perde i punti, fino all’espulsione. Non bastava l’aggravante di pena per i reati commessi dai clandestini, approvata dal governo in barba alla bocciatura dell’Unione Europea; non bastava il reato di immigrazione, che è una cosa mai vista in nessun paese civile. Ora anche questa. E non solo; a parte l’aberrante presupposto che un immigrato – in quanto tale – sia sempre in procinto di commettere un reato, la proposta porta con sé altri strumenti della famosa tolleranza zero perpetrata dal governo: pene ancora più pesanti per gli stranieri che commettono reati contro il domicilio, restrizioni per l’accesso ai servizi sociali e all’assistenza sanitaria, maggiori difficoltà a celebrare matrimoni misti – che diventerebbero quasi impossibili se l’immigrato non ha il diritto di residenza.

Il ministro Maroni dice che non c’è alcuna emergenza razzismo. E allora, da cosa deriva, da quale cultura proviene questo accanimento contro il diverso, questo tentare in ogni modo di limitare diritti e libertà ad una determinata sfera della società civile, identificata nello straniero? I terribili episodi dei giorni scorsi, dall’omicidio del giovane Abdoul a Milano, alle sei vittime di Castel Volturno, all’aggressione subita da un ragazzo ghanese a Parma, per non parlare delle continue violenze fisiche e verbali che ormai si verificano quasi quotidianamente in ogni città, da dove arrivano?  E’ contro questo preoccupante diffondersi del razzismo e della xenofobia che ci siamo battuti in Parlamento e ci batteremo nel paese, a partire dalla grande manifestazione di Roma del 25 ottobre che avrà al suo centro questo tema .

 

 


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