la maggioranza “si vota” il decreto alitalia

Abbiamo (hanno) approvato l’ennesimo decreto legge, questa volta riferito ad Alitalia. E’  quel provvedimento di fine agosto col quale si regalava alla Cai la Compagnia di bandiera. Ho già detto sulle ultime vicende Alitalia la soddisfazione per l’accordo raggiunto da tutte le nove sigle sindacali e dell’impegno di Veltroni, in prima persona, per riportare sul binario un treno che Berlusconi aveva fatto deragliare. Ma non ho sottaciuto le responsabilità gravi del governo sull’insieme di questa vicenda. Per essere chiari, al punto in cui si era giunti, un grande Partito come il nostro aveva l’obbligo morale di contribuire a evitare il fallimento dell’azienda, senza però sottolineare la gravità politica, economica e sociale dell’ideazione dell’operazione stessa. Questo abbiamo spiegato in aula nella discussione sul decreto Alitalia. L’intervento del Vice Presidente del nostro gruppo, Luigi Zanda, esprime al meglio possibile la nostra posizione e, di conseguenza, il nostro voto contrario. Qui voglio solo ricordare che Berlusconi ha impedito la vendita ad Air France di Alitalia che avrebbe comportato un introito  di tre miliardi e mezzo e, oggi, accolla allo Stato tutti i debiti che costeranno, ad ogni cittadino, un centinaio di euro e consegna alla Cai una azienda “ripulita”; che gli esuberi previsti da Air France e quelli oggi in discussione sono assai diversi e di qualche migliaia oggi superiore; che siamo in presenza di gravi conflitti di interesse relativamente a importanti azionisti entrati nella cordata Cai; che si sono sconvolte le regole della concorrenza, derogate le norme antitrust in materia di concertazione, sospese le norme sulle responsabilità di amministratori e dirigenti. Cose, quest’ultime, che non si erano mai viste prima.

Infine, una parola sull’ennesimo ricorso allo strumento del decreto. E’ dall’inizio della legislatura che il Parlamento è messo di fronte all’uso smodato e ingiustificato di tale strumento, svuotandone così il ruolo e la funzione. E quel che è peggio è che ieri Berlusconi, seccato dalle procedure parlamentari che considera un intoppo pressochè inutile, ha annunciato di voler governare utilizzando sempre più i decreti legge. Ho scritto governare, ma non so se, giunti a questo punto, sia la parola più giusta. Perché governare in democrazia non significa imporre, con i decreti, al Parlamento la propria volontà. La Costituzione dice altre cose, quando delimita, non a caso, l’ambito del possibile ricorso alla decretazione. Zanda si chiede se sia “questa la Repubblica democratica che vogliamo”. Non mi resta che girarvi la domanda.

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