C’era da aspettarselo: i morsi della crisi producono effetti purtroppo anche sulla disoccupazione. I dati di ieri ci dicono infatti che la disoccupazione stessa è salita in un anno di un punto percentuale, vale a dire 300.000 unità in più. Tale crescita interessa l’intero territorio nazionale; conferma ovviamente l’insopportabile divario tra nord e sud (6 punti percentuali); riguarda sia gli ex occupati, sia gli inattivi; coinvolge in particolare le donne del sud. Tutti fattori che testimoniamo appunto che la crisi allarga i suoi effetti e spinge alla ricerca di un lavoro anche fasce di popolazione che finora erano rimaste fuori dal mercato del lavoro. Questi dati si accompagnano ad altri che allargano la sfera dei problemi e delle preoccupazioni e rafforzano la profondità della crisi. Penso in particolare al 6 per cento di aumento della cassa integrazione nel primo semestre di quest’anno. E il governo che fa? Nulla per aiutare il reddito di chi lavora e sta in pensione e fa danni nell’ossessione che guida il ministro Sacconi di deregolamentare il mercato del lavoro, ridurne le tutele e aumentarne la precarietà. Vanno in questa direzione la reintroduzione del lavoro a chiamata; la possibilità di allungare la durata dei contratti a termine; il disinteresse per forme di incentivazione alle imprese affinchè trasformino contratti a progetti in contratti a lavoro subordinato; la cancellazione delle norme sulla stabilizzazione dei precari nel Pubblico impiego e, addirittura, la volontà di tagliare i livelli occupazionali nella scuola. Ecco quindi che anche questi dati sulla disoccupazione, sulla cassa integrazione, sulle politiche del governo in tema di difesa dei redditi e di lavoro rafforzano la necessità di reagire. L’appuntamento a Roma il 25 ottobre per la grande manifestazione del Partito Democratico è l’occasione per far sentire anche la tua voce.




