Egregi signori, credo di aver dimostrato in questo ultimo periodo tutta la mia disponibilità ed eleganza nell’affrontare qualsiasi problematica da Voi evidenziatami, non ultima anche quella di incentivarvi sulla produttività e sulle presenze al lavoro, ma ora mi sto rompendo il CAZZO!!! a) Non vi è alcun problema di quanto esposto nel vs fax odierno. b) L’azienda è mia e comando io e basta chi non è d’accordo se ne andasse a FANCULO, verrà anche ringraziato. c)Per quanto riguarda l’organizzazione sindacale pensasse a difendere i posti di lavoro in un periodo di crisi e congiuntura come quello attuale ed educare i lavoratori a rispettare il posto di lavoro che occupano; se l’ organizzazione sindacale pensasse di comportarsi come con Alitalia gli rammento che mi chiamo Pellegrino e non Colaninno, Vi mando non solo a FANCULO, vi caccio fuori a calci nel sedere e vi sputo in faccia. d) Spero di essere stato molto chiaro e coinciso, non ho niente da dirvi né da ascoltare su queste stronzate che scrivere, se mi volete denunciare, fare sciopero, siete liberi di fare quello che volete non ci sono problemi, poi mi regolerò di conseguenza; il periodo del terrore o delle minacce, cari signori è finito da diverso tempo, dovete pensare a lavorare e basta!!!Buon lavoro a tutti. f.to Rosario Pellegrino
Con questa eleganza e signorilità, conoscenza della grammatica, si esprime un “padrone”, rivolgendosi al sindacato. Aprendo l’Unità di oggi ho trovato questa incredibile lettera che il Presidente di un’azienda di Salerno, la Pecoplast (azienda con 40 dipendenti che produce materiale plastico), ha inviato alla Cgil di Salerno. Se non fosse stata pubblicata da l’Unità – che prevedendo l’incredulità mia e di tanti altri si perita di informarci di aver compiuto tutte le verifiche e aver ricevuto conferma dallo stesso firmatario della lettera sulla sua autenticità - non ci avrei creduto. Che nel 2008 ci fosse ancora un “padrone delle ferriere” che addirittura gareggia con i suoi predecessori dell’800 e dei primi del ‘900 ha dell’incredibile. Il merito, poi, è ancora più allucinante; se la prende con il sindacato reo di aver avanzato una normale richiesta di incontro sindacale contro l’abuso del cottimo. In pratica: l’azienda metteva in ferie a turno i 40 dipendenti e si affidava a un gruppo di cottimisti riuniti in una cooperativa per non interrompere la produzione. In poco tempo, i lavoratori regolarmente assunti esaurivano tutto il monte ferie. E, quando si ripresentavano in azienda, venivano rimandati a casa. Senza reddito. A questo punto la Cgil richiedeva l’incontro semplicemente per provare a risolvere una situazione che così non poteva protrarsi. Le soluzioni potevano essere tante: cassa integrazione a rotazione, procedure di mobilità, altre forme di sostegno al reddito, ecc… E questa è stata la risposta del datore di lavoro: la lettera.




