Qualche settimana fa vi ho parlato del decreto sicurezza. Era, infatti, in discussione, in prima lettura, in Senato. L’altro ieri lo abbiamo (l’hanno) approvato definitivamente. Ricorderete. Era la fine di maggio, era ancora il tempo nel quale il “lupo” sembrava diventato improvvisamente agnello. Il tempo nel quale sembrava potesse iniziare una Legislatura improntata alla civiltà dei rapporti maggioranza-opposizione, perfino che si potesse iniziare un lavoro comune per le modifiche istituzionali, da tutti definite necessarie al Paese. Poi, all’improvviso, durante un weekend, il Presidente del consiglio scrive una lettera al Presidente del Senato. Una lettera che rovescia completamente la fase politica. Precipita sul Senato quell’emendamento salva processi(o), proprio quando stavamo discutendo, senza pregiudizi da parte nostra, sul decreto. E da lì il resto è cronaca che conoscete. Ora il decreto è tornato da noi, quell’emendamento – che ormai non serve più, avendolo meglio sostituito con il “lodo Alfano” – è stato riformulato, risultando ora una specie di pastrocchio essendo venuto meno la ragione vera che lo aveva originato, il carattere di estrema urgenza con il quale era stato presentato a maggio ha lasciato il campo al provvedimento sull’immunità per Berlusconi, che infatti ha scavalcato nell’agenda il decreto stesso. Abbiamo presentato emendamenti che ci sono stati regolarmente bocciati, anche se la stessa maggioranza ne abbia riconosciuto la sensatezza e l’opportunità. Parlavano concretamente di lotta alla mafia, alla grande criminalità internazionale, di traffici di essere umani, di grave sfruttamento sul lavoro, di violenza sulle donne e minori, di sfruttamento della prostituzione anche internazionale e minorile, di sicurezza stradale. Ma tant’è, cosi va il mondo! La maggioranza è d’accordo, ma non li vota. Perché? Perché no! Ci penseranno loro; cosi ci hanno detto, senza però dirci quando. In attesa di quel tempo, hanno pensato bene, intanto, di tagliare nettamente le risorse per il comparto sicurezza e per la giustizia, riuscendo in un capolavoro che non ha precedenti: “unificare” tutte le forze di polizia, sicurezza e prevenzione del Paese, di ogni orientamenti ideale, di destra e di sinistra. Rappresentanze di 500.000 lavoratori del comparto sicurezza e difesa che hanno sottoscritto un unico documento di condanna dell’operato del Governo. Sosterremo la loro lotta, ritenendo gli obiettivi che si prefigge necessari alla sicurezza dei cittadini.




