Lo scorso 13 maggio la legge 180 ha compiuto 30 anni. In quel giorno la vita di migliaia di persone cambiò. Cancellando il metodo repressivo nel trattamento delle malattie psichiatriche si prendeva non solo una decisione di politica medica, ma anche e soprattutto una decisione di umanità e si compiva un passo importantissimo sul terreno della democrazia e della libertà nel nostro paese. Si intendeva puntare su un rapporto con il malato soggettivo e relazionale. La decisione di chiudere i manicomi, puntando sull’assistenza di prossimità, ha dimostrato nel tempo la sua validità. La chiusura dei manicomi non ha comportato nessun aumento dei casi di violenza, smentendo le arcaiche tesi che vogliono la follia legata al delitto. Adesso è necessario implementare i servizi e continuare ad ampliare le reti di sostegno sociale per non abbandonare le persone più vulnerabili. I diritti e la dignità di chi soffre sono riconosciuti se i trattamenti e gli accertamenti sanitari sono offerti e garantiti a tutti; non già quando diventano il rimedio per nascondere ed emarginare le persone in difficoltà.
Vi segnalo il documento della Cgil sulla legge 180




