Il Primo maggio: una giornata particolare
Dopo tanti anni, questo primo di maggio non ho fatto un comizio, ne un corteo. Ho partecipato alla cerimonia per la consegna delle onoreficenze di Maestri del Lavoro alla Sala dei Cinquecento a Palazzo Vecchio. Una modalità diversa dalla mia tradizione di festeggiare la festa del lavoro. Il carattere molto istituzionale dell’iniziativa mi ha indotto a pensare ancora una volta alla nuova esperienza che mi attende. La veste di senatore della repubblica mi emoziona e mi rende allo stesso tempo carico di responsabilità. Sento forti in me le direttrici su cui ho intenzione di impostare i miei anni di mandato. Ritengo necessario che ci si impegni affinché il nostro sia un paese moderno; dove avere un lavoro sicuro sia un opportunità per tutti e non un privilegio per pochi. Un paese in cui si valorizzino le persone – in particolar modo i giovani - dando loro condizioni e possibilità migliori di quelle avute dai loro genitori. Una nazione dove, a chi esce dal mondo del lavoro, possa essere assicurato un percorso formativo tale da permettere un reinserimento rapido e dignitoso. Ma prima di ogni cosa la sicurezza sul lavoro: che non sia più materia di divisione fra le classi produttive del nostro paese. Dal primo gennaio ci sono stati 301 incidenti mortali e 270 mila infortuni. Questi numeri non sono degni di una Repubblica che si dichiara fondata sul lavoro. Il Presidente Napolitano inaugurando a Roma il bassorilievo che ricorda le vittime delle tragedie sul lavoro ha detto che: “…quando si verificano assurde e atroci tragedie sul lavoro in angosciosa sequenza in cui perdono la vita dei lavoratori, si leva ancor più fortemente il grido: basta!. Non può continuare così non ci si può rassegnare come una inevitabile fatalità. Dobbiamo tutti rimboccarci le maniche”. Credo che sia dovere di noi tutti impedire queste tragedie quotidiane. Possiamo, dobbiamo fare di più.



