La tragica vicenda di Stefano Cucchi, morto in circostanze ancora tutte da chiarire, dopo essere transitato in numerose sedi istituzionali (caserma, tribunale, carcere, ospedali), ha scosso umanamente tutti e, soprattutto, pone interrogativi inquietanti su cosa capita in strutture che hanno l’altissima responsabilità di tenere in custodia cittadini e sul trattamento che riserva loro e, ancora, su come sia possibile che in uno Stato democratico un ragazzo detenuto possa morire col corpo pieno di lividi e nelle condizioni che si comincia a conoscere giorno dopo giorno. C’è da chiedersi anche se è compatibile con la qualifica di Sottosegretario di stato rilasciare dichiarazioni come quelle dell’On. Giovanardi che attribuisce la morte di Stefano alla sua “colpevole” condizione di drogato e di anoressico. Ma la morte di Cucchi ha riacceso anche i riflettori sul grave e irrisolto problema delle carceri in Italia. La situazione nei centri di detenzione è, infatti, sempre più insostenibile, con casi di sovraffollamento che a volte raggiungono il doppio dei detenuti consentiti; sovraffollamento che non è certo figlio del caso, ma discende anche da scelte di politica criminale che introducono aggravanti, o reati ideologici inefficaci al fine della prevenzione e dalle politiche nefaste in tema di immigrazione. Situazione delle carceri caratterizzata, poi, dalla cronica mancanza di agenti penitenziari e di personale di assistenza qualificato e, più di ogni altra cosa, dal manifestarsi di un numero sempre crescente di suicidi e decessi spesso misteriosi. I numeri parlano chiaro: nel solo 2009 sono stati ben 61 i suicidi, su un totale di 148 morti, 17 volte di più in carcere rispetto all’esterno (vedi dato). Il 3 novembre abbiamo discusso in Aula della tragica vicenda di Stefano e il nostro gruppo ha chiesto al Ministro di grazia e giustizia Alfano di farsi garante dell’accertamento della verità, per rispetto dei familiari e degli amici di un giovane che, proprio in quanto affetto da problemi di droga, andava curato e sostenuto, non certo sbattuto in carcere senza neanche il diritto di incontrare il proprio avvocato. Gli abbiamo chiesto di fare piena luce sull’accaduto e agire con fermezza per scongiurare altri eventi del genere, di farsi carico dell’istituzione del Garante nazionale dei detenuti e di capire se l’intercettazione casuale fatta a Teramo – che indicava il solo luogo dei pestaggi nello scantinato del carcere – nasconda un odioso, orrendo fatto isolato o se, invece, caso isolato non sia affatto. Questa ricerca della verità il Ministro la deve anche al corpo degli agenti penitenziari e al personale in genere che opera con dedizione e con grandi sacrifici nelle carceri e che non può, in alcun modo, essere accumunato nell’esercizio di eventuali pratiche violente e intimidatorie. Gli abbiamo chiesto , infine, che si faccia garante di capire come sia possibile che Diana Blefari possa morire impiccata in carcere.
Giustizia e verità per Stefano Cucchi
13 Novembre, 2009Anche l’acqua privatizzano
12 Novembre, 2009
Ormai ci siamo abituati a tanto; non dico a tutto perché, purtroppo, sono convinto che ancora molto ci toccherà vedere e, si fa per dire, abituarcisi. E quindi si dà il caso che un Decreto resosi necessario per rispondere a procedure d’infrazione alle Norme comunitarie, per le quali sono previste scadenze precise entro le quali lo Stato interessato a correggere le norme è tenuto a provvedere, diventi un contenitore che interviene su materie che non c’entrano assolutamente nulla, neppur lontanamente, con quelle per le quali è stato legittimato il ricorso all’utilizzo della decretazione d’urgenza. E così prosegue l’atteggiamento di questi governanti – e di questa maggioranza supina – sprezzante nei confronti del Parlamento, ma anche offensivo dell’opinione pubblica che non può correttamente seguire i lavori parlamentari, perché all’improvviso, nel corso di un dibattito di conversione di un Decreto, può spuntare un emendamento che può cambiargli la vita, senza che quel tema possa avere la necessaria attenzione, dibattito pubblico, coscienza di causa collettiva. Qualcuno poteva aspettarsi che un Decreto non particolarmente importante, diventasse assolutamente centrale in virtù di un emendamento che introduce la privatizzazione dell’acqua? Invece è successo! E cosi, un “semplice” emendamento interviene su una materia che interroga in tutto il mondo, Stati e popoli. E cosi, un bene primario – il bene primario per eccellenza – viene privatizzato in una Aula parlamentare chiamata a discutere d’altro, in pochi minuti, senza che il paese sia messo nella condizione di conoscere e discutere. Abbiamo fatto la nostra parte, compatibilmente con i rapporti di forza che conoscete, prima denunciando la portata gravissima dell’operazione e poi, in seconda battuta e come si addice ad una forza di opposizione, provando a “ridurre il danno”. Abbiamo, quindi, presentato un emendamento – approvato – che sancisce che la proprietà dell’acqua non può che restare pubblica, che il carattere dell’accesso deve certamente mantenersi universalistico, che la gestione e l’organizzazione della società seppur privata, deve garantire che i prezzi, la qualità della fornitura e la stessa accessibilità siano salvaguardati dal pubblico, che deve, perciò, mantenere la responsabilità dell’effettiva fruizione del diritto all’acqua da parte di tutti i cittadini. Insisto, perché non ci siano equivoci: è stata un’operazione per “ridurre il danno” e per riaffermare un principio, che la maggioranza voleva cancellare. Da qui il Pd riprenderà la battaglia alla Camera e nel paese.
La prima riunione dell’Assemblea del Pd
12 Novembre, 2009
L’assemblea nazionale del Pd eletta alle primarie si è riunita per la prima volta sabato scorso per gli adempimenti previsti dallo statuto. In primis, la ratifica dell’elezione di Pierluigi Bersani. Poi, l’elezione del Presidente nella persona di Rosy Bindi e di due vice presidenti, Marina Sereni e Ivan Scalfarotto, espressioni delle tre mozioni congressuali. Poi ancora, il discorso del Segretario, l’elezione della Direzione, nella quale anch’io sono stato eletto. E’ per me la prima volta che partecipo elettivamente ad un organismo di direzione di un partito, in quanto le responsabilità che ho ricoperto, per qualche decennio, in Cgil mi hanno sempre impedito – a causa della famosa e giusta norma sull’incompatibilità fra responsabilità sindacali e organi di direzione di partito di secondo livello (per intenderci quelli non diretta emanazione congressuale) – di farne parte. Confesso un po’ di emozione.
10 novembre 2009: sono quindici giorni che non scrivo post…
10 Novembre, 2009In questo periodo, a livello politico, per il Pd sono successe cose molto importanti (primarie, elezione di Pierluigi Bersani a Segretario e prima convocazione dell’Assemblea nazionale). Nell’attività parlamentare il Senato si è occupato degli infortuni sul lavoro, della vicenda della morte di Stefano Cucchi, del decreto ormai noto come quello che privatizza l’acqua, del bilancio dello Stato e, da oggi, della legge finanziaria. Mi scuso di questa “interruzione” di comunicazione con voi; proverò di seguito a colmare la lacuna. E INTANTO, MENTRE MI ACCINGO A SCRIVERE, LE AGENZIE RIPORTANO LA NOTIZIA DELL’IRRUZIONE DI QUESTA MATTINA ALL’ALBA DELL’EX AMMINISTRATORE DELEGATO DELLA SOCIETÀ EUTELIA, SAMUELE LANDI, ALL’INTERNO DEGLI STABILIMENTI DI ROMA DA GIORNI PRESIDIATI DAI LAVORATORI IN AGITAZIONE. E’ un episodio di inaudita gravità che, peraltro, dà il segno della qualità del vertice della Società e sul quale la magistratura è chiamata ad indagare, e che chiama in causa il governo e il Ministro del lavoro, affinché si convochi urgentemente un tavolo di confronto sul futuro industriale e occupazionale di Eutelia Agile e anche per scongiurare ulteriori escalation di tensione e violenza.
Oltre tre milioni di cittadini alle primarie: Pierluigi Bersani Segretario del Pd
10 Novembre, 2009
Si è fatto un gran discutere, nella prima parte di questo lungo iter congressuale, sulle primarie, sul loro valore reale, sul fatto se fosse corretto o meno che un segretario di un partito fosse eletto non dai soli iscritti, ma anche dagli elettori, ecc. Il 25 ottobre, con la straordinaria partecipazione di popolo al voto sul segretario del Pd e per la costituzione dell’Assemblea nazionale, che rappresenta il primo organo di direzione del Partito, mette fine (almeno spero!) a qualsiasi riaffacciarsi della “discettazione” sul tema primarie. Mi pare si possa, infatti, dire che dopo la straordinaria vicenda delle primarie 2007 queste ultime segnino un punto di non ritorno sulla partecipazione degli elettori alla scelta del segretario del Partito che si candida ad essere alternativa di governo. Questo quindi è il primo grande fatto di quella giornata. Il secondo è il messaggio politico chiaro e fortissimo che quei milioni di cittadini hanno voluto dare alla maggioranza di governo e al suo Presidente. Vale a dire che essi rappresentano tanti altri che non si rassegnano all’attacco che egli porta e al fastidio che prova nei confronti delle istituzioni, siano esse il Presidente della Repubblica, o la Corte Costituzionale, oppure ancora il Parlamento, o la Magistratura, alla continua volontà di legiferare in funzione dei propri interessi personali e per sfuggire alla giustizia, allo spettacolo che egli dà con i suoi comportamenti e la cultura che essi esprimono e trasmettono, specie nei confronti delle donne e a tanto altro ancora. In sintesi, quella domenica ha dimostrato che un’opposizione c’è, ha seguito, consenso; che le condizione per un’alternativa credibile vi sono, basta continuare con grande lena nel lavoro. Il terzo, è la maggioranza assoluta dei voti che Pierluigi Bersani ha ottenuto, diventando perciò segretario del Partito senza passare dal ballottaggio nell’assemblea nazionale. Dico questo perché penso che quell’ipotesi avrebbe lasciato spazio a vecchie logiche fatte di accordi di potere che, inevitabilmente, avrebbero indebolito la forza del segretario. Tra parentesi: a mio giudizio lo Statuto dovrebbe essere, a questo proposito, modificato in modo che la selezione dei candidati, operata fra gli iscritti nella prima parte del Congresso, porti ad individuare solo due candidati da sottoporre alle primarie. Come vi è noto ho sostenuto Dario Franceschini e ho lavorato perché potesse diventare Segretario. L’ho fatto convinto che la sua proposta politica, la sua idea di partito, le risposte ai nodi sui quali le mozioni marcavano diversità per nulla marginali e di cui ho avuto modo di parlarvi (vocazione maggioritaria e politica delle alleanze) delineassero un partito riformista in linea con l’ispirazione per la quale è nato. Le primarie hanno attribuito un consenso importante a Dario, ma premiato la proposta politica di Bersani. Pier Luigi è il nuovo Segretario del Pd. E lo è, davvero, di tutto il Partito. Con totale lealtà potrà contare sul mio contributo e impegno.
La relazione della Commissione sugli infortuni
10 Novembre, 2009
Il 21 ottobre abbiamo svolto in Aula un dibattito importante sugli infortuni sul lavoro. L’occasione, per una volta, non c’era data da qualche lavoratore morto in una città, o in un’altra, bensì dalla prima relazione intermedia sull’attività svolta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro. Un lavoro unitario importante, seppur svolto in un contesto nel quale il Governo è intervenuto con atti che hanno messo seriamente in discussione un quadro legislativo che il Governo Prodi aveva positivamente delineato con il testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Un lavoro unitario che ha prodotto, per esempio, un’importante iniziativa emendativa della Commissione allorquando il Governo licenziò quell’obbrobrio di norma – di cui vi parlai allora – che deresponsabilizzava i manager d’azienda in caso di incidenti gravi (la cosiddetta norma salva-manager). Ricorderete che intervenne anche il Presidente della Repubblica per denunciare la pericolosità di quella norma… Un lavoro unitario che, in generale – e questa è il risultato più importante e duraturo, sul quale andare ancora più avanti nel lavoro della Commissione – ha contribuito a diffondere la cultura della sicurezza sul lavoro che è una condizione decisiva per combattere proficuamente il fenomeno.
Avanti con la politica degli annunci!
22 Ottobre, 2009
Proseguono con lo stupirci con effetti speciali. Ha iniziato Tremonti con il posto fisso, Berlusconi gli ha dato ragione, ma non potendo essere secondo al suo ministro, ecco che diventa protagonista in prima persona di un nuovo effetto speciale: il taglio dell’Irap alle imprese. Sembra, quindi, di capire che per il Presedente Berlusconi questo sia il tempo nel quale ritorna il refrain del taglio delle tasse. Ora, non ci resta che aspettare per vedere quanto durerà e, soprattutto, se avrà un seguito concreto. E la domanda è più che legittima visto che nella Finanziaria in discussione al Senato non c’è traccia di tale volontà. Eppure non vi è sede migliore per una discussione sul livello della pressione fiscale sulle imprese e sui redditi dei cittadini e sulla volontà di diminuirlo. In tutti i casi, se fosse davvero questo il tempo per il Governo di tagliare le tasse, è lecito chiedere se, quando e come si pensa di sostenere anche i redditi di chi lavora, di chi sta in cassa integrazione, di chi il lavoro lo ha perso, o di chi sta in pensione con redditi minimi? Oppure dobbiamo credere che l’intervento annunciato da Berlusconi è monodirezionale, vale a dire solo verso le imprese? Ci sarebbe, infine, un’ultima domanda: se si cancella l’Irap come si finanzia la sanità? Capisco che rispondere a questa domanda non appartiene esattamente alla casistica dello stupire con effetti speciali, ma un capo di un governo di un paese normale quando “spara una cannonata” come questa, ha il dovere di analizzare tutte le conseguenze informando i cittadini sugli effetti finali.
La Cgil in piazza per il lavoro
22 Ottobre, 2009
In questi giorni è iniziata una campagna di presidi della CGIL, volta a dare più visibilità possibile alle problematiche del mondo del lavoro, a tutte le lavoratrici e i lavoratori di ogni categoria, che in questi lunghi mesi stanno soffrendo le tragiche conseguenze della crisi economica. Per un intero mese, dal 19 ottobre al 13 novembre, i lavoratori di tutto il paese si incontreranno nelle piazze di Roma, per protestare contro la pessima gestione della crisi da parte del governo.
Questa mattina sono andato a porgere il mio saluto al presidio di Piazza Barberini a Roma e, soprattutto, a portare tutta la mia solidarietà ai lavoratori del Lazio, Piemonte, Val d’Aosta, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trento e Bolzano, che rappresentavano con la loro presenza le migliaia di donne e di uomini di quelle regioni che si stanno battendo per la difesa del proprio posto di lavoro.
Spero che a questo punto il governo, piuttosto che andare dietro alla ormai celebre boutade di Tremonti sul posto fisso, si occupi finalmente, come tutti i governi del mondo, della crisi, delle sue implicazioni in termini di occupazione e di prospettive produttive, di dare coperture più solide e soprattutto universalistiche a chi oggi perde o rischia di perdere il posto di lavoro e, in generale, decida di sostenere i redditi da lavoro e da pensione, perché ve ne è un gran bisogno e perché ciò può determinare il necessario rilancio della domanda.
Spero anche che i media decidano di occuparsi stabilmente del tema lavoro e non solo episodicamente quando la cronaca lo impone magari per dar conto di forme di lotta eclatanti come quelle alle quali assistiamo da qualche mese, peraltro esse stesse figlie del silenzio assordante sulle condizioni di occupazione che la crisi ha determinato.
Solidarietà a Francesca Barracciu
21 Ottobre, 2009
Non ci potevo credere. Nel pomeriggio mi hanno telefonato dicendomi che su un sito che fa riferimento a un’area del Partito democratico sardo è comparsa una frase con la quale Francesca Barracciu veniva definita “più bella che democratica”. Non ci volevo credere perché semplicemente un democratico normale si rifiuta di pensare che all’interno del proprio partito ci possa essere lo stesso maschilismo, la stessa considerazione delle donne del Presidente del Consiglio. E invece….. Sono assolutamente certo che quella frase non rispecchia il pensiero delle persone alle quali si rivolge o funge da portavoce di quel sito. Ma certo chi ha scritto materialmente il pezzo qualche problema ce l’ha! Certo di interpretare i sentimenti delle democratiche e dei democratici sardi sono indignato e sinceramente vicino e solidale con Francesca Barracciu.
Niente male Tremonti sul lavoro stabile
20 Ottobre, 2009
Buona l’uscita di Tremonti sul lavoro stabile. Davvero niente male. Ancora una volta il Ministro dell’Economia ci stupisce con una novità che, come spesso capita per i pensieri che diffonde, crea clamore e spesso disorienta. Il tema di questa volta non fa eccezioni. Anzi… E quindi, nessuna difficoltà a riconoscergli che ha ragione, né è utile attardarsi su giudizi del tipo “meglio tardi che mai” o simili. Che il Ministro più importante del Governo metta la parola fine a quella vera e propria ideologia della flessibilità-precarietà propinataci per quasi un ventennio e ristabilisca, anche da destra, la verità in tema di lavoro – anche in termini di inscindibilità fra stabilità, realizzazione di sé e progetti di vita – non può che essere salutata come molto positiva. Il piccolo particolare che ancora manca – ma sono certo che arriverà “a stretto giro di posta” – è la traduzione di questo pensiero in azione di governo. Il che significa, innanzitutto e principalmente, invertire, capovolgere un’intera politica in tema di lavoro e mettere fuori gioco gente come Sacconi e Brunetta che, proprio di quella ideologia, non solo sono i principali propugnatori, ma anche i migliori pratici realizzatori. Non a caso il primo è stato zitto ed il secondo ha liquidato l’uscita di Tremonti in malo modo. Ovviamente non perdiamo il sonno per quei due, ma siamo molto attenti e curiosi di vedere se e come Tremonti darà seguito in modo conseguente al ragionamento di ieri.
Pubblicato da achillepas
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