La tragedia avvenuta alla stazione di Viareggio spinge a considerazioni importanti e impregnanti sulla sicurezza del trasporto ferroviario italiano in particolare e sulla sicurezza sul lavoro in generale. Appurato che le responsabilità del guasto siano da ascrivere alla ditta americana proprietaria del treno merci deragliato, la Gatx, resta la domanda circa il ruolo delle ferrovie dello Stato nei controlli e che cosa abbiano fatto per impedire che un carro, in simili condizioni, potesse circolare liberamente. Temo che la risposta non possa che riguardare l’intero sistema dei controlli della manutenzione – ferrovie dello Stato comprese. Purtroppo questa risposta sembra anche la più verosimile se si guarda agli investimenti destinati dalle fs alla manutenzione: dal 2005 al 2007 si è passati da 8 miliardi e mezzo di euro a 6,8; mentre nell’ultimo bilancio aziendale si è parlato di 209 milioni di tagli dei costi (meno 7,1%) “in particolare riguardo alla manutenzione e pulizia”. Inoltre, l’agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria nata sotto l’egida del ministero dei trasporti è composta da soli 100 dei 300 ispettori dei quali dovrebbe essere dotata, con conseguente ovvia limitazione dei controlli, sia nella periodicità sia nella campionatura dei carri. Tutto ciò comporta gravi rischi per la sicurezza dei passeggeri nonchè di tutti i lavoratori delle ferrovie e, dopo la mostruosità di Viareggio, anche per le popolazioni. Rischi che devono essere assolutamente eliminati dalla severa applicazione di tutte le norme previste, dalle legislazioni italiana ed europea, così da impedire la circolazione dei treni che non rispondono agli standard previsti dalle normative stesse. E da una più attenta politica economica da parte dell’amministrazione aziendale che deve decisamente privilegiare lo stanziamento di fondi per la sicurezza e la manutenzione.
La tragedia di Viareggio
2 Luglio, 2009Tutti insieme per l’Iran…
27 Giugno, 2009
La situazione in Iran va precipitando sempre di più. Nell’esprimere la mia vicinanza e personale sostegno alle donne e agli studenti che continuano con tenacia a sfidare il regime degli ayatollah, ieri pomeriggio ho partecipato ad un sit-in organizzato dal Partito Democratico davanti al Pantheon. Durante la manifestazione, tinta di verde come il colore scelto dai contestatori di Teheran, sono intervenuti tutti coloro che vivono in prima persona la drammatica vicenda iraniana, a cominciare dagli studenti iraniani residenti in Italia. È stata inoltre indetta una raccolta di firme, da parte delle deputate donne del Partito, in solidarietà con le donne iraniane e la famiglia di Neda, la ragazza uccisa dalla polizia del regime.
In questi giorni, indossiamo tutti qualcosa di verde per simboleggiare il nostro sostegno alla loro lotta. Io l’ho fatto.
Il regime vuole cancellare col sangue la voglia di democrazia
23 Giugno, 2009
Quello che sta accadendo in questi giorni in Iran è un evento di portata storica, che non va affatto sottovalutato. I brogli elettorali che hanno favorito la vittoria del conservatore Ahmadinejad, ormai ammessi dallo stesso ayatollah Khamenei, hanno portato agli occhi di tutto il mondo la nuova questione iraniana: a trent’anni dalla rivoluzione che instaurò il regime degli Ayatollah, finalmente si muove qualcosa. Sono soprattutto i giovani, studenti e studentesse, che spingono per l’innovazione e la democrazia, si battono per l’uguaglianza e la parità tra i sessi, in un paese dove dai tempi di Khomeini la condizione della donna è pessima e indegna di un paese civile, e dove Ahmadinejad ha ripristinato in toto la sharia e la pena capitale anche per reati di lieve entità.
Non è un caso, infatti, che tra i milioni di manifestanti che stanno invadendo Teheran e l’intera regione, una grossa fetta sia rappresentata dalle donne, le quali, velate e non, sfidano la repressione del regime in nome della propria libertà. La stessa repressione che in una settimana ha già mietuto una decina di vittime (ufficiali), tra cui Neda, una ragazza di soli 16 anni, uccisa da un proiettile sparato da un miliziano del regime. In questa battaglia per la democrazia e i diritti civili, sto con la gente, con il popolo iraniano, con gli studenti e le studentesse che, per le strade di Teheran, esprimono e rendono viva la propria speranza di cambiamento.
A ognuno il suo mestiere
23 Maggio, 2009Imbonitore, showman, artista. Ormai non passa giorno che non assistiamo, sempre più increduli e sbigottiti, alle colorite, gravi e preoccupanti esternazioni del presidente del consiglio. Contro la Magistratura “estremisti di sinistra”, riferendosi alla vicenda Mills, relativamente alla sentenza di primo grado che lo ha giudicato colpevole per aver corrotto un teste in processi per falso in bilancio, fondi neri, evasione fiscale; contro il Parlamento Italiano, accusandolo di essere un “organismo pletorico, inutile e controproducente”; contro il Parlamento europeo, denunciando che “ci sono cose più importanti da fare che stare lì per un giorno con le mani dentro la scatoletta del voto e votare cose che nessuno può sapere cosa sono”. Non ultima, l’esibizione all’assemblea della Confindustria, assise nella quale i suoi predecessori hanno sempre parlato di economia, lavoro, crisi, ripresa economica e dove, invece, lui ha semplicemente esibito le sue doti di anchorman. Ha elencato le sue avventure e disavventure, arrivando persino a “ironizzare” sulla “velina Marcegaglia”. Purtroppo, devo dirlo, ricevendo gli applausi di una parte consistente di quel parterre ad alcuni passaggi del suo intervento. E questo, trattandosi di un pezzo non secondario della classe dirigente di questo paese, la cosa non è per nulla consolante. Sembra un personaggio uscito dai format che le sue televisioni proiettano da anni.
Signor Presidente, stiamo ascora aspettando le dieci risposte. Fin quando?
in difesa del pluralismo politico
23 Maggio, 2009
Desidero esprimere tutta la mia vicinanza e solidarietà umana e politica a Marco Pannella, leader storico del Partito Radicale, che ancora una volta ha messo a repentaglio la sua stessa vita, in favore di una battaglia che riguarda la libertà denunciando dell’informazione in Italia sono già seriamente a rischio, grazie al vergognoso conflitto d’interessi di Berlusconi, che è allo stesso tempo primo ministro e presidente/proprietario/controllore di canali televisivi e testate giornalistiche di elevata tiratura: una situazione assurda e impossibile in qualsiasi democrazia degna di questo nome, in cui l’informazione dovrebbe essere indipendente dal potere politico. In Italia, invece, le nomine per il Cda RAI si svolgono a casa dello stesso premier, e per giunta poco prima delle elezioni europee, col chiaro intento di dirigere e pilotare l’opinione pubblica in vista delle votazioni. Come conseguenza di questa anomalia tutta italiana, fra le tante e innumerevoli deformazioni, disinformazioni, omissioni, ecc. assistiamo anche ad una campagna elettorale per le europee nella quale un partito e una lista vengono sistematicamente oscurate. Solidarietà dunque a Marco, a Emma nella speranza di un sussulto democratico, che consenta legittimamente agli elettori di conoscere tutte le opzioni politiche in campo.
Approvato il decreto per gli aiuti alle popolazioni abruzzesi
22 Maggio, 2009
È stato approvato in Senato, con la nostra astenzione, il decreto legge riguardante le misure urgenti da prendere in merito alla situazione in Abruzzo, dopo il sisma che ha lasciato migliaia di persone senza casa. Di fronte alla solita minaccia del governo di procedere a colpi di fiducia, anche su una questione tanto importante che è necessario affrontare con il massimo della trasparenza e collaborazione, il Partito Democratico, che aveva proposto circa 600 emendamenti, per non dar pretesti per l’ennesimo ricorso al voto di fiducia, ne ha mantenuti solo alcuni. Grazie ai nostri emendamenti, infatti, sono stati chiariti alcuni aspetti che altrimenti sarebbero rimasti vaghi e indefiniti: nel testo iniziale, ad esempio, non c’era alcuna garanzia chiara che assicurasse a coloro che hanno l’abitazione distrutta o danneggiata il diritto – sacrosanto – a un’integrale copertura delle spese necessarie alla ricostruzione. Questo equivoco è stato chiarito, ma restano le incertezze sulle coperture finanziarie per l’anno in corso, così come sul sostegno alla ripresa delle attività produttive e alla ricostruzione delle case non di abitazione principale, che rappresentano un numero nient’affatto marginale rispetto al totale delle abitazioni distrutte o lesionate. Inoltre, gli emendamenti del Partito Democratico hanno fatto luce su un altro aspetto non meno importante, rappresentato dalla questione delle verifiche sismiche: se grazie alle nostre proposte è stata inserita nel decreto l’attivazione delle norme antisismiche per tutte le nuove costruzioni, bisogna ancora lottare perché vengano inclusi anche i lavori di adeguamento antisismico tra gli interventi per i quali, in base al “piano casa”, è prevista la detraibilità fiscale del 55 % delle spese. C’è un’altra questione che deve assolutamente essere risolta, ed è l’ambigua posizione del commissario delegato alla gestione dell’emergenza, vale a dire Guido Bertolaso. Al di là del rispetto per il lavoro e la professionalità della Protezione civile e del suo capo dipartimento, è un errore affidare la gestione, come previsto dal decreto legge appena approvato, per un periodo che si estenderà fino ai prossimi anni, a un’istituzione monocratica, com’è appunto la Protezione civile. Sarebbe invece il caso che, passata la prima emergenza, le competenze ordinarie delle istituzioni del territorio (Presidente della regione e sindaci in primis) vengano riattivate, riaffilando alle istituzioni locali la piena sovranità anche nella fase di ricostruzione. In conclusione, ci auguriamo che l’esecutivo non venga meno alle promesse fatte agli abruzzesi, che in questi mesi hanno sopportato con forza e dignità una gravissima situazione, e chiediamo dunque il sostegno da parte del governo a tutti gli alberghi abruzzesi che stanno ospitando gli sfollati, e che dal governo non hanno ricevuto ancora un euro. Speriamo che, almeno in questo caso, Berlusconi non si stia prendendo gioco delle popolazioni colpite dal sisma, e che quindi mantenga tutte le sue promesse.
Presidente stiamo aspettando
20 Maggio, 2009Giuseppe D’Avanzo su “Repubblica” del 14 maggio ha posto dieci domande al Presidente del Consiglio. In un qualsiasi paese avrebbe ricevuto risposta prima ancora di essere formulate. Qui ancora stiamo aspettando.
A proposito dell’essere già fuori dalla crisi……
19 Maggio, 2009
Gli ultimi dati sul PIL italiano del primo trimestre 2009 smentiscono apertamente l’ipocrisia di Tremonti e Berlusconi, che si ostinano a raccontare la favola della crisi che è praticamente passata. Nulla di più falso: un PIL a – 5,9 % indica che la situazione è dunque tuttora assai grave e impone un atteggiamento di serietà, lucidità e responsabilità per essere affrontata al meglio, cose che finora non si sono verificati da parte del governo. Come se non bastasse, l’Ocse ha reso pubblici i dati sui salari nel mondo, e l’Italia è scivolata al 23esimo posto, dopo Grecia e Spagna. E questo perchè i lavoratori italiani sono i più colpiti dal fisco, il che fa sì che il loro potere d’acquisto sia drasticamente minore di quello degli altri lavoratori. A fronte di questi dati, il governo dovrebbe finalmente smetterla di prendere in giro i cittadini, e delineare finalmente una politica in grado di sostenere davvero l’economia, le imprese e il lavoro. Ciò significa sostenere i redditi dei lavoratori, aiutare le imprese ,specie le piccole, in questa situazione così difficile e applicare misure severe per combattere l’evasione fiscale, in modo da assottigliare il debito pubblico, ormai alle stelle.
Si chiama attacco squadrista
17 Maggio, 2009L’aggressione a Rinaldini durante la manifestazione dei lavoratori della fiat che chiedono di essere resi protagonisti delle scelte che l’Azienda sta compiendo e dalle quali dipenderà il loro futuro è semplicemente da annoverare tra gli episodi di squadrismo puro, di cui quella specie di sindacato – lo Slai cobas – non è nuovo.
Un grande abbraccio Gianni e un sostegno pieno all’iniziativa di Fim Fiom Uilm.
Il Pd vota no al ddl sulle politiche energetiche
16 Maggio, 2009
Il disegno di legge di cui vi ho parlato la volta scorsa, relativo alle future politiche energetiche, è stato alla fine approvato dalla maggioranza, nonostante il voto contrario del Partito Democratico. Oltre alle questioni già discusse (tra le quali, in primis, il depotenziamento della “class action”), ve ne sono altre a supporto della nostra contrarietà: basti pensare che, per quanto riguarda le ipotetiche centrali nucleari, la loro realizzazione verrebbe affidata esclusivamente a imprese francesi, che posseggono le licenze e le tecnologie adeguate, con il risultato che le imprese energetiche italiane non risulteranno minimamente coinvolte. Per di più, senza un valido progetto industriale, il ritorno al nucleare rappresenta un rischio economico troppo grande, dal momento che si dovranno spendere almeno 20 miliardi di euro, che andrebbero indirizzati a ben altre attività di ricerca e sperimentazione. Di conseguenza, la scelta di tornare al nucleare rischia di diminuire la dipendenza dell’Italia dal gas, ma non certo dai paesi esteri che, anzi, aumenterà. Inoltre, costruire nuove centrali energetiche in Italia sarebbe un paradosso, dal momento che le nostri centrali elettriche sono utilizzate, in media, per il 50 % delle loro capacità. È dunque inutile continuare nella costruzione di nuove centrali, quando si potrebbero sfruttare al meglio quelle che già ci sono. Come se non bastasse, le centrali nucleari che il governo ha in mente di costruire, sono quelle della cosiddetta “terza generazione”, che gli Stati Uniti non costruiscono più dal 1972. Infatti, la ricerca tecnologica è arrivata a sviluppare una “quarta generazione” di impianti nucleari, che garantisce maggior sicurezza e, soprattutto, assicura il riutilizzo delle scorie per la produzione di energia. Il governo ha invece scelto una tecnologia arretrata ed inquinante.Come vedete, queste osservazioni sono tutt’altro che ideologiche. La contrarietà alla proposta del governo di istituire questo nucleare in questo modo risponde a solidissime ragioni di merito. A queste ovviamente ognuno può aggiungere legittimamente valutazioni ideologiche.
Un’ultima cosa. Sia chiaro che in Sardegna il nucleare non metterà piede. Il PD si batterà con tutte le sue forze e con chiunque abbia a cuore la salvaguardia dell’isola per questo obiettivo. I deputati sardi a questo proposito hanno già presentato alla camera una interrogazione al ministro dello sviluppo economico.
Pubblicato da achillepas
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